"Le anime più pure e più pensose sono quelle che amano i colori" (I. Ruskin)

domenica 9 novembre 2008

Racconto: un avventuroso ritorno a casa

Oggi inizio un filone che spero di continuare: quello dei miei racconti! Spero che il primo vi piaccia :-)
Buona lettura.

Dedicato a tutti i pendolari, in particolare a quelli delle Ferrovie Nord di Milano.
PARTE I: Un treno fermo nelle sue posizioni

Il treno doveva essere partito ormai da un quarto d’ora, ma si ostinava a rimanere fermo e buio, con le porte sigillate. Pioveva, e un esercito di pendolari ombrellati stava aspettando sulla banchina.

La ragazza con l’ombrello rosa arrivò proprio in quel momento. Si guardò un po’ in giro, guadagnò con fatica una posizione in seconda fila per l’accesso all’ultima carrozza, e infine fece una telefonata.
“Ciao, tesoro. La vuoi sapere una cosa buffa? Stasera ho fatto tardi al lavoro, e sono arrivata in stazione convinta di aver perso il treno. Ma invece non è ancora partito! Quindi non l’ho perso!! Che fortuna, eh? Sì, intanto tu fatti la doccia. Mi sa che ne avrò per un bel po’ qui.”

Il treno faceva le finte. Ogni tanto partiva, faceva qualche metro, e poi si fermava. I pendolari partivano all’inseguimento, facevano qualche metro, e poi si fermavano. Un tipo senza ombrello disse: “Se continua così, ce la faremo fino a casa inseguendo a piedi il treno”.

PARTE II: Tutti a bordo!!

Ma il destino aveva in serbo qualcos’altro.
A un certo punto la voce femminile dell’autoparlante, con fare da maitresse consumata, disse: “Il treno per Camnago è stato soppresso. Ripeto: soppresso. I viaggiatori diretti a Cusano possono salire sul treno per Asso, che farà le stazioni intermedie.”
I pendolari di Asso si videro assaliti dall’ondata barbarica dei pendolari di Cusano, muniti di ombrello, infreddoliti, e molto nervosi. Due treni in uno, un’unica massa umana. Il capotreno, dall’alto della sua autorità, li rimproverò: “Se rimanete così, non posso chiudere le porte!” Una voce, dalle profondità del vagone, replicò: “Ci scusi, eh, se siamo così tanti!”

PARTE III: Momenti difficili

Alla stazione di Domodossola, il dramma.
Il treno rimase fermo un quarto d’ora, perché nuovi viaggiatori volevano entrare a tutti i costi. Ma la bocca dell’inferno traboccava di dannati, e per ogni persona che entrava due venivano sbalzati fuori. In tutto questo un ragazzo si sentì male; alcuni ebbero pietà di lui, lo presero tra le braccia, tremante, e cercarono di farlo scendere. Ma non fu così facile, perché se volevi scendere, il treno non te lo permetteva.
Si narra che alla fine, in qualche modo, riuscirono a farlo scendere. Tuttavia non si sa che ne fu di lui.

PARTE IV: Compagni di sventura

Quando dei perfetti sconosciuti sono costretti a rimanere addossati l’uno all’altro per tanto tempo, due sono le possibilità: stringono amicizia, oppure tentano di uccidersi a vicenda.
Così, mentre in fondo alla cabina di sentì urlare “ZOCCOLA!!”, vicino alla porta si conversava amabilmente.
“Il mio ombrello ha fatto una brutta fine” disse il tipo dall’ombrello rotto, brandendo un manico con niente attaccato dietro.
“Il mio invece è intatto, l’ho difeso con tutte le mie forze!” Disse la ragazza dall’ombrello rosa.
“Ma io ti conosco, scendi a Cusano, vero? Ogni tanto ti vedo passare.”
“Sì, e mi sembra di riconoscere altra gente del posto. Così ci possiamo fare largo tutti insieme, quando arriviamo”.
“Secondo me se ci vede un carro bestiame ci ride dietro, e ci tira addosso il foraggio per dileggio” disse il tipo senza ombrello.
“Ieri è successo ancora peggio – disse una biondina di Asso – prima si è incastrata un’ambulanza nel passaggio a livello, poi c’è stato un guasto elettrico”
“Ah, io invece mi sono beccato solo il ritardo per l’ambulanza”.
“Che fortunato!”

Parte V: Il romanticismo di un treno affollato

L’attenzione della ragazza dall’ombrello rosa fu catturata da altri due viaggiatori.
“Finalmente.” Commentò.
I suoi vicini di metro quadrato si voltarono a guardare. C’erano due studenti che parlavano fitto fitto, dopo mesi passati a guardarsi da lontano. Lei, studentessa di medicina dal viso angelico, normalmente era sempre immersa nei libri di anatomia; lui, studente di lettere dai jeans strappati e camicia di flanella, ormai aveva perso le speranze di distrarla dallo studio. Ora, però, lo spazio vitale tra i due consentiva solo di farsi gli occhi dolci, e bandiva la consultazione di pesanti volumi.
Tutti si ostinavano a guardarli, sperando che prendessero coraggio e ci scappasse qualche scena spinta. Ma quei due niente: continuavano a guardarsi negli occhi e parlare, come se fossero da soli nel luogo più romantico del mondo.
Gli altri viaggiatori si stancarono ed iniziarono ad intavolare discussioni surreali:
“Secondo me atterriamo in numero maggiore di quando siamo partiti”.
“Dici che nascerà qualche bambino?”
“Io spero di no! Non tanto per la parte riproduttiva, ma per il fatto che dovremmo rimanere qui minimo nove mesi.”
“Bè, metti che qualcuno nasce settimino, e che qualche donna è già incinta…”

PARTE VI: Fine dell'avventura

Ma come tutte le più belle cose, anche quel viaggio finì.
Il treno ce l’aveva messa tutta per non farli arrivare: aveva fatto svenire delle persone, aveva rifiutato di farli scendere nelle stazioni più frequentate, aveva rallentato… ma niente. Alla fine la ragazza dall’ombrello rosa e i suoi nuovi amici riuscirono a tornare a casa, con qualcosa di interessante da raccontare ai propri cari.

Tratto da una storia vera

15 commenti:

Geillis ha detto...

hai ricreato molto bene l'atmosfera fredda e uggiosa della stazione, mi piace!!

Auryn ha detto...

a parte il velo di rabbia latente (sono una pendolare anch'io): racconto dolcissimo!
e per nulla irreale: io all'università mi ero anche creata "la compagnia del treno", con cui due-tre volte l'anno si andava anche a fare "la pizzata del treno" :-)

Francesca ha detto...

Bellissimo, un po' benniano e meraviglioso!!!
Peccato che chi viaggia sappia benissimo che, a parte la poesia con cui l'hai raccontato, di inventato c'è ben poco!!!

Lukino's pictures ha detto...

il treno come le porte dell'inferno,non potevi dare un aggettivo più azzeccato, anche l'unica gigantesca massa umana mi ha reso molto l'idea di quante persone ci possono (o POTREBBERO) stare su un treno.

Vele/Ivy ha detto...

@Geillis: grazie! In effetti la pioggia era proprio la "candelina sulla torta" per quella giornata!

@Auryn: Bè, diciamo che la compagnia è il lato positivo che è bene trovare in tutte le cose :-) Tra l'altro sono fatti vicini alle esperienze di ogni pendolare perchè si basano su un'avventura reale!

@Francesca: ma grazieee!!! Diciamo che Benni è la mia fonte di ispirazione... non pretenderei mai di assomigliarli, però è un punto di riferimento per me! ;-)

@Lukino: Merci anche a te, sono contenta che le mie metafore ti siano piaciute. Quella dell'inferno mi è venuta naturale, pensando ai treni...

Squilibrato ha detto...

Francesca ha detto che è un po' benniano. Adoro Benni. Ultimamente leggo solo lui. Sono d'accordo, tragicomico.

Però, che avventura!

Alfa ha detto...

Bel racconto, spero di leggerne altri!

aiutami a sciogliere un mistero, però: che giro ha fatto il treno delle Nord diretto ad Asso per passare da Domodossola?!?

Veggie ha detto...

Wow, bel racconto!
E non vale mica solo per i treni milanesi... posso assicurare che anche per i treni toscani vale la stessa cosa... ^_^

Vele/Ivy ha detto...

@Squili: barvo bravo, anch'io adoro Benni! Se vuoi puoi leggere le mie recensioni ai suoi libri, nella sezione "Un libro per amico" :-)

@Alfa: Bene, allora sarò felice di scriverne altri!
Domodossola non è la città, è un quartiere di Milano che si chiama così (Domodossola-Fiera).

@Veggie: Grazie e benvenuta!!! Purtroppo penso che siano problemi che affliggono i pendolari di tutt'Italia, infatti il racconto è dedicato a loro!

max ha detto...

Ciao, sono pendolare di trenino anche io, il tuo racconto davvero esilarante ...e vero!!!!!!complimenti.
ciao max

Vele/Ivy ha detto...

Grazie Max, anche i tuoi post sono divertentissimi!

Stella ha detto...

Il tuo racconto mi è piaciuto molto, mi sono ritrovata spesso anch'io in queste situazioni come pendolare tra Padova e Terme-euganee (tratta Padova-Bologna)con treni talmente affollati da stare sempre in piedi.

Spero ne scriverai altri :)

Vele/Ivy ha detto...

@Stella: eh, anch'io conosco quella tratta (ho vagabondato parecchio prima di stabilizzarmi in Lombardia)!! L'unica è farsi una risata per stemperare la rabbia!! :-) Ciao!

FRA in wonderland! ha detto...

in effetti il tuo racconto è troppo romantico per assomigliare alla realtà! io odio trenitalia...e NON sono pendolare! pensa tu...

comunque complimenti! di benni ho letto solo Teatro e Teatro/2 quindi non riesco a cogliere la somiglianza con i racconti.
un bacio!

Vele/Ivy ha detto...

E' curioso come le ragazze abbiano notato quasi tutte l'aspetto romantico, mentre i ragazzi quello comico...!