"Le anime più pure e più pensose sono quelle che amano i colori" (I. Ruskin)

mercoledì 26 gennaio 2011

Niamh e il cerchio delle fate - leggenda irlandese


Buongiorno, sono lo gnomo che abita nel rosmarino di Vele Ivy e oggi vi racconterò una leggenda irlandese.
E' una vicenda che chiarisce molto bene cosa può accadere se si partecipa ad un cerchio delle fate, argomento di cui vi ho parlato la scorsa volta.

Niamh e il cerchio delle fate

Niamh era una dolce bambina che abitava nella campagna irlandese con i genitori e il fratellino minore, Liam. Da un po' di tempo le capitava una cosa strana: di notte era svegliata dalla musica trascinante di un flauto, accompagnato da tanti altri strumenti che creavano una melodia meravigliosa, mai udita prima.

Una notte, decise di seguire il suono.
Il fratellino Liam la udì mentre si alzava e tentò di fermarla, ricordando le raccomandazioni dei genitori sui pericoli  che si celano nel bosco, ma Niamh voleva assolutamente scoprire da dove provenisse la melodia. Allora il fratellino decise di seguirla.

Si inoltrarono nel bosco, fino ad arrivare in una radura, illuminata da centinaia di candele. Con stupore videro fate e folletti danzare in cerchio, seguendo il ritmo di un flauto d'argento suonato da una bellissima ninfa.
In sottofondo, si poteva udire il suono di violini, banjo a quattro corde, chitarre ed arpe.
Niamh non poté trattenersi: si sciolse dalla stretta del fratello e a passo di danza si unì al cerchio delle fate. Liam la chiamò e chiamò, cercando di convincerla a uscire dal cerchio. Ma ad un certo punto una luce abbagliante avvolse gli esseri fatati e Niamh, finché scomparvero tutti in un pulviscolo di stelle.
Le ricerche della bambina durarono per molto tempo, ma non ottennero risultati. Finché, vent'anni dopo, Liam  tornò nostalgicamente in quel luogo, in cui era ancora visibile il cerchio di erba calpestata. Proprio in quel momento si sentì chiamare: 
"Liam, Liam! Sei tu? Avrò danzato per venti minuti, ormai, è ora di tornare a casa da mamma e papà".
Liam guardò quella bambina in camicia da notte con le lacrime agli occhi: "Niamh, sei proprio tu! Non hai danzato per venti minuti... ma per vent'anni!"

Questa leggenda potete leggerla anche nel libro Leprechaun Tales, retold by Yvonne Carrol, Ed. Gill & Macmillan 2002

sabato 22 gennaio 2011

I cerchi delle fate


Buongiorno, io sono lo gnomo che abita nel rosmarino, la proprietaria di questo blog vi ha parlato di me QUI.


Oggi prenderò la parola per raccontarvi di un fenomeno tipico del mio regno d'appartenenza (il Piccolo Popolo), cioè i cerchi delle fate.
Mi raccomando, statemi a sentire attentamente, perchè vi darò delle indicazioni molto importanti su come comportarvi se vi capitasse di imbattervi in un cerchio! Se non prestate sufficiente attenzione e poi vi capita qualcosa di brutto, non prendevela con me!


Cosa sono i cerchi delle fate

Se, durante una passeggiata in un bosco, vi capita di vedere sull'erba un cerchio di funghi, fiori, pietroline o erba calpestata, potete stare certi che si tratta di un cerchio di fate. I cerchi più conosciuti e antichi sono formati dai funghi bianchi “Marasmius Oreades” e possono avere anche più di 600 anni.


Questi cerchi si formano nei luoghi in cui gli abitanti del Piccolo Popolo si radunano a ballare, nella loro tipica danza a cerchio.
Bene, una volta identificato questo luogo, dovete fare attenzione a non andarci mai di notte e nemmeno pernottare lì vicino! Potreste infatti essere svegliati e attirati dalle trascinanti melodie suonate dalle fate, che per l'occasione assumeranno le fattezze più incantevoli...


... per poi prendervi per mano, introdurvi nel cerchio e coinvolgervi nella loro danza sfrenata.
Una volta giunta l'alba e sciolto il cerchio, a voi sembrertà che sia trascorsa qualche ora e invece è trascorso qualche anno! Il mondo attorno a voi sarà cambiato e anche voi probabilmente sarete ben invecchiati.
Quindi mi raccomando, alla larga dai cerchi delle fate, quando cala la notte!


Grazie per l'attenzione,


Lo gnomo del rosmarino

giovedì 20 gennaio 2011

Il bambino che non era vero - Keith Donohue

Un romanzo cupo, ma anche affascinante, sulla tematica del changeling. Cosa succede quando un bambino viene rapito dalle fate, e sostituito da un folletto? Il bambino che non era vero risponde a questa domanda.

Il mio parere in breve

"Noi rubiamo i bambini e ne prendiamo il posto. Il folletto diventa bambino e il bambino folletto. E non tocca a bambini qualsiasi, ma a quelle rare anime confuse di fronte alla propria giovane vita o particolarmente sensibili alle disperate vicende del mondo".

Il changeling è un tema caro alle leggende di fate: si dice che gli esseri fatati, per dare nuovo vigore alla loro stirpe, ogni tanto scambino un bambino umano con un folletto. Questa vicenda coinvolge nel romanzo il piccolo Henry Day.

All'inizio della lettura ho provato un senso di disagio: era dura da digerire l'ingiustizia del bambino privato dei genitori e fatto piombare tra mostriciattoli selvatici, per non parlare delle vicende del bambino impostore che ingannava i veri genitori.
Questa atmosfera un po' cupa cambia a mano a mano che si procede con la lettura, molto gradualmente, quando i protagonisti nonostante tutto riescono a trovare l'amore. E a me, paradossalmente, è sembrato descritto a tinte più vivide ed emozionanti l'amore tra "Aniday" (il nome storpiato del bambino rubato) e la folletta Speck: un amore che non può essere concretizzato perché i protagonisti non possono diventare adulti, eppure coinvolgente e struggente, per quanto accennato. Al confronto, l'amore più "normale" dell'Henry Day rimasto nel mondo reale sembra molto più stereotipato.
Interessante anche la parte in cui si offrono le vere motivazioni della leggenda del changeling (i bambini deformi o con handicap erano considerati "portati dai folletti" e ciò, purtroppo, questo va volte comportava il loro abbandono), che quasi in un gioco di specchi sono presentate come bugie di un impostore.

Tiololo originale: The stolen child
Traduzione: Elisabetta Humouda

Per leggerlo clicca di seguito: Il bambino che non era vero 

domenica 16 gennaio 2011

La loggia dei mercanti a Milano ed Ecate

Oggi vi racconto una storia che parla di mercati medievali, spezie e antiche divinità.
Durante il periodo natalizio, ho fatto qualche giretto in centro a Milano per lasciare all'Unicef le mie pigotte e anche per comprare dei regali di Natale.
Ma secondo voi Colorare la vita vi parlerà delle vie "fashion" e convenzionali dello shopping milanese? Ovviamente no! Vi porta nella Milano medievale...


 ... e precisamente nella Loggia dei Mercanti, che si trova sotto i portici in via Dante e conduce in Piazza dei Mercanti, di cui potete vedere nell'immagine sopra (foto tratta da questa pagina). E' il luogo in cui anticamente avvenivano i commerci, e dove ancora adesso è possibile trovare alcune delle bancarelle più tipiche e sfiziose della città, soprattutto in campo alimentare.
Grazie al mio Paolino, che ha occhio per queste cose, abbiamo scoperto un banchetto di spezie, che mi ha portata a sua volta sulle tracce di un'antica divinità.

Il banchetto esponeva profumatissime spezie: noi abbiamo preso curry indiano e peperoncino affumicato e in omaggio abbiamo anche ricevuto una grossa radice di zenzero.
Tornata a casa, ho cercato il sito internet di chi commercializza queste specialità, cioè la società Enodia.


Il nome deriva dall'appellativo di una dea di origine pre-indoeuropea, Ecate Enodia, la dea dal triplice aspetto - giovane, adulta e vecchia - la cui effice veniva posta a protezione degli incroci. Ha la capacità di muoversi in tre mondi, cioè quello dei vivi, dei morti e degli dei, portando con sè le sue torce sacre. E' anche associata alle fasi lunari. Il suo animale sacro è il cane, di cui lei stessa può prendere le sembianze.

E' una dea ancestrale e misteriosa, ed è forse per questo che spesso viene presa a simbolo della stregoneria.

venerdì 7 gennaio 2011

La scoperta della neve in casa di Colorare la vita

Ehi! Ma quest'anno non vi ho ancora raccontato come sono andate le nevicate invernali da me...  così ne approfitto anche per presentarvi dei nuovi personaggi di Colorare la vita!

Lo gnomo che abita nel mio rosmarino si è trovato la casetta sepolta...


... la mia gattina ha scoperto la neve per la prima volta nella sua vita, visto che è nata la scorsa primavera!


Ma il più furbo è il nostro gattone (lui lo conoscete già, vero?): è diventato un pezzo unico con la cestina, da quando l'abbiamo posizionata sotto il termosifone!

domenica 2 gennaio 2011

Cose da fare a Milano: il museo del Novecento


Colorare la vita vi porta alla scoperta di una novità molto recente (inaugurata il 6 dicembre 2010) di Milano: il museo del Novecento.
Questo museo è stato creato perchè anche Milano, al pari di altre grandi città europee, avesse un luogo che raccogliesse le opere del Novecento; inoltre, in questo modo è stato riscoperto il palazzo dell'Arengario, situato proprio accanto al Duomo e a Palazzo Reale (altro polo culturale, di cui vi avevo parlato QUI).

Arengario
Il museo merita di essere visto anche se non si è fanatici dell'arte del Novecento: l'architettura stessa del luogo, infatti, è spettacolare. Si entra per una grande scala a chiocciola, tutta illuminata, che in futuro partirà direttamente dalla fermata della metropolitana Duomo!

 

Il palazzo ha grandi vetrate, che danno sulla città, fino ad arrivare alla stanza più spettacolare, in cui si trova il Neon costruito da Lucio Fontana per la IX Triennale del 1951. Da qui c'è una vista mozzafiato su Piazza Duomo!


La prima opera è "Il quarto stato", quadro monumentale di Pelizza da Volpedo.


Poi si prosegue in una stanza dove è possibile ammirare Picasso, Braque, Matisse e anche un bellissimo Kandinskij.

Ovviamente grande spazio è stato dato agli autori italiani. Devo dire che io non ho mai approfondito molto il futurismo, ma sono davvero stata colpita dai grandi e colorati quadri di Boccioni, che danno un senso di forte dinamismo.
In quest'opera, intitolata "Elasticità", riuscite a distinguere il bel cavallo rosso e il suo cavaliere? ;-)


Inoltre ci sono Balla, Carrà, Morandi, Martini, Fontana, Manzoni, Modigliani, De Chirico, Vedova, Dottori, Sironi... e poi altri che non ricordo!
Nella sala qua sotto potete vedere "La convalescente" di Martini.
 

Una visita a questo museo è veramente da provare... tra l'altro, fino al 28 febbraio l'ingresso è gratuito!