"Le anime più pure e più pensose sono quelle che amano i colori" (I. Ruskin)

martedì 29 novembre 2011

Le gocce di sole

Oggi il vostro Gnomo del rosmarino vi racconterà delle Gocce di sole, tre leggendarie gnome dalla spettacolare bellezza. Nacquero dall’unione di una gnoma e un raggio di sole; la maggiore aveva i capelli fiammeggianti come l’oro rosso, la media dorati come l’oro giallo e la minore splendenti come l’oro bianco.

L’eroe Uebomulf (di cui vi ho già parlato QUI), approdato nel bosco del sole, le vide mentre si facevano il bagno in un lago, e per poco non rimase folgorato dalla loro bellezza. Avevano voluttuosi fianchi larghi, adatti a partorire anche più di cinquanta figli, e sensuali mani paffute.
Immagine di Paolo Chiari
Uebomulf rubò le vesti di quella che gli piaceva di più, la maggiore dai capelli rossi (di nome Dirdimil, “Dalle rosse grazie”), ma lei gli intimò di ridarglieli, perché era una gnoma molto timida e pudica. Uebomulf rispose che glieli avrebbe ridati solo se avesse acconsentito a giacere con lui; Dirdimil, che si era innamorata a prima vista del prode, disse subito di sì.
Quella notte fu concepito il primo dei loro cinquantasei figli, Dirdimulf il grande, il cui nome significa “Dalla rossa barba”. Il giorno seguente furono celebrate le nozze tra Uebomulf e la sua bella, che durarono dieci giorni e dieci notti.


Ciao a tutti,


Lo Gnomo del rosmarino

domenica 27 novembre 2011

U uebomulf, il poema degli gnomi

Ciao a tutti dal vostro gnomo, oggi vi parlerò di letteratura gnomesca.


U Uebomulf è il mio poema in lingua gnomica preferito, per farvi un paragone è a pari importanza con la vostra Odissea.
Narra la storia dello gnomo Uebomulf, la cui madre, in gravidanza, si nutrì di una magica marmellata di mirtilli rubata con furbizia gnomica alle fate. Nacque con una stupenda barba color mirtillo, ed effettivamente Uebomulf significa “Dalla barba color mirtillo”.
Uebomulf crebbe con una forza straordinaria, tanto che riusciva a brandire con una sola mano un’ascia di ben 25 centimetri. Fu lui a scacciare dal bosco sacro gli invasori umani, ma questi si vendicarono in modo subdolo offrendogli vino Saltarium, che come tutti sanno induce a saltare per dieci giorni e dieci notti fino a far stramazzare al suolo. Dopodiché lo legarono e lo buttarono giù da una rupe; a quel punto, però, un’aquila dalle piume d’oro venne a salvarlo, portandolo nel bosco del sole, dove incontrò le leggendarie bellezze gnomiche chiamate Gocce di Sole. Questo però è narrato nel secondo libro del U uebomulf, di cui vi parlerò la prossima volta.

lunedì 21 novembre 2011

Blogger, a voi la parola! L'iniziativa di Marsilio Editori

Prima Nuvolette, poi Emanuele: il tam tam di noi blogger mi ha fatto conoscere la nuova iniziativa di Marsilio Editore.
Cosa vuol dire "Blogger, a voi la parola"?
Ebbene, la Marsilio ha deciso di promuovere due romanzi in catalogo sfruttando il passaparola dei blog: i primi 100 blogger che ne faranno richiesta riceveranno uno dei due e-book, impegnandosi a scriverne la recensione.
La Marsilio ci guadagna per la pubblicità gratis, mentre il blogger guadagna un e-book gratuito.
Al di là del guadagno, comunque, quello che mi piace dell'iniziativa è il fatto che l'editoria "tradizionale" si sia accorta della forza dei blog.


Vi riporto qualche info tratta dal sito della Marsilio sui due libri:
La donna in gabbia è il primo romanzo del giallista danese più venduto di sempre, autore di una serie da 5 milioni di copie in uscita in 30 paesi 
- Blacklands è uno dei migliori esordi polizieschi britannici degli ultimi anni, l’unica opera prima capace di vincere il prestigioso Gold Dagger Award dal 1973
Io ho scelto "La donna in gabbia", perché volevo rivivere un po' di Danimarca dopo il viaggio di quest'estate.


Cosa bisogna fare per partecipare all'iniziativa?

  • Avere un blog da almeno un anno, aggiornato con almeno un post alla settimana
  • Impegnarsi a scrivere un post sull'iniziativa non appena si riceve il libro; l'indirizzo mail per richiedere la propria copia è questo: m.daraio@guest.marsilioeditori.it
  • Leggere il libro e recensirlo sul proprio blog (non c'è una scadenza).

A me il libro è arrivato in tempi velocissimi.
Ovviamente è da leggere su supporto multimediale. Ecco come potete leggerlo (info sempre tratte da Marsilio editore): 
- sul tuo PC o MAC, installando il software gratuito Adobe Digital Edition (http://www.adobe.com/products/digitaleditions/ - su Ipad o Iphone, installando l’applicazione gratuita Bluefire Reader - sui maggiori e-reader disponibili sul mercato italiano

Per leggere l'articolo dedicato all'iniziativa direttamente sul sito della Marsilio - e sfogliare virtualmente un'anteprima dei due romanzi - cliccate QUI 

sabato 19 novembre 2011

Consigli per aspiranti poeti


  • Premessa: la scrittura nei blog
Tempo fa l’amica blogger Geillis ha scritto un post dedicato alla scrittura nei blog: vi consiglio di leggerlo, perché una scrittura chiara e corretta è fondamentale per trasmettere il nostro pensiero.

Io, Geillis e molti altri blogger crediamo nel blog come mezzo di diffusione delle idee, per questo è molto importante che tali idee siano trasmesse nel modo più efficace.
  • Cosa differenzia la poesia dalla prosa?
Dal post citato è partita una mia riflessione: non più sulla prosa, ma sulla poesia.
Ho riscontrato che molti aspiranti scrittori confondono la prosa con la poesia e viceversa.
Ma cosa differenzia le due forme d’arte?
Il ritmo.
Non a caso, Colorare la vita ha dedicato un’unica rubrica alla poesia e alla musica, perché il comune denominatore è appunto il ritmo (la rubrica si chiama Ritmo: poesia e musica).

L'effetto di una poesia che ci trascina col suo ritmo

Fermo restando che anche nella prosa possono esseri presenti figure retoriche e altri artifici per dare un senso di musicalità, nella poesia il ritmo NON è un’opzione: ci deve essere. E’ questo il suo requisito fondamentale, sia che si tratti di versi classici o versi liberi.

Ecco la mia posizione, espressa nei commenti al post di Geillis:

Nei blog spesso leggo le opere di aspiranti poeti. Vorrei dire a tutti loro: la poesia NON è una serie di parolette un po' ricercate, buttate lì a caso. La poesia non si differenzia dalla prosa solo perché i contenuti sono un po' vaghi e dopo qualche parola si va a capo. La poesia è RITMO. Se non volete scrivere in endecasillabi o usare le rime, usate giochi di parole, allitterazioni o altri mezzi per creare il ritmo, quella cosa bellissima che si trova anche nelle canzoni e che dà senso alle poesie

Una precisazione: il commento non è valido solo per i blog, ma per tutti gli aspiranti poeti, come per esempio quelli pubblicati nelle riviste dedicate agli esordienti. Ho infatti riscontrato che, mentre il livello dei racconti in genere è buono, le poesie spesso non sono nemmeno vere poesie.




  • Qualche esempio
No, non vi preoccupate! Non vi tedierò con esempi delle mie poesie J

Io non sono una poetessa, non ho questo tipo di velleità. Ma ho studiato tanto le poesie e ho fatto anche la tesi sui testi ritmati tramandati nell’oralità, quindi penso di poter dare il mio parere.
E, cosa più importante, sono un’accanita lettrice: una lettrice che si sente depressa quando legge testi non curati e che invece si illumina di immenso quando legge testi scritti con passione e ricerca stilistica.

Allora, cominciamo!


Leggete un po’ la differenza fra questi due incipit:

Uno:

La nebbia sale verso gli irti colli
Quando fuori pioviggina
E sotto il vento di maestrale
Il mare spumeggia e urla


Due:

La nebbia agl’irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar

Forse il primo incipit ad alcuni può essere sembrato poesia; almeno, finché non si è letto il secondo. Leggendo i versi autentici di “San Martino” di Carducci, infatti, ci si rende conto di cosa sia la vera poesia.
L’immagine dei sue incipit è la medesima, un’immagine indubbiamente “poetica” – nel senso comune del termine – e per di più espressa andando a capo dopo un po’ di parole.
E allora, dov’è la differenza?
Tutti in coro: nel ritmo!
Carducci scrive in settenari: tattàrataratàra/ tattàrataratàra ecc.
Inoltre applica altri effetti di ritmo, per esempio l’attiterazione della “r” per rendere il rotolare delle onde arrabbiate del mare.
E’ bellissimo, ti trascina, sembra un canto! Questa è la magia della poesia.

Apollo, dio della musica e della poesia
Un aspirante poeta deve conoscere e padroneggiare queste tecniche.
Così come un disegnatore deve studiare l’arte classica, e saper riprodurre l’anatomia umana, prima di trovare un suo stile e dedicarsi all’arte astratta e informale.
Bisogna conoscere le regole, per poterle infrangere.
Se no, si rischia di scrivere semplicemente cose a caso.

Una volta appresa la tecnica dei versi e delle rime, facciamo un passettino avanti nel tempo e vediamo un altro esempio su come si possono produrre effetti di ritmo.

Ecco un brano di Sanguineti:

Ti esploro, mia carne, mio oro, corpo mio, che ti spio, mia cruda carta nuda,
che ti segno, che ti sogno, con i miei seri, severi semi neri, con i miei teoremi,
i miei emblemi, che ti batto e ti sbatto, e ti ribatto, denso e duro, tra le tue fratte,
con il mio oscuro, puro latte, con le mie lente vacche, tritamente, che ti accendo

Per leggere la poesia intera, cliccate QUI.

Lo sentite il ritmo incalzante? La sensazione di pienezza e fervore reso dalle allitterazioni e dai giochi di parole? Questo è ritmo, questa è poesia. Partendo da questa idea di scrittura, sono sicura che gli aspiranti poeti possano riservaci molte belle sorprese J

sabato 12 novembre 2011

La storia di un uccellino caduto dal nido: Tweety

    Oggi Colorare la vita vi propone un video che racconta una vicenda davvero speciale, nella sua semplicità: si tratta della storia vera della piccola Tweety, un uccellino caduto dal nido e raccolto da un bimbo, che lo porta alla sua famiglia
     All'inizio la piccolina è implume, sembra un vermiciattolo, pare impossibile che possa sopravvivere al di fuori del nido. Invece con mille cure riesce a crescere, la vediamo mettere le prime piume fino a diventare un bel passerotto. Seguiamo i suoi primi passi in casa e poi le zampettate nel giardino, fino a quando impara a volare! 
    Tweety è molto affettuosa con tutta la famiglia: le piace appollaiarsi sulle spalle e sulle teste dei suoi amici umani. Ma verrà anche il momento di spiccare il volo e iniziare la vita con i suoi simili...
    La prima volta che ho visto questo video mi sono messa a piangere come una fontana, e anche ora ogni volta che lo riguardo mi vengono le lacrime agli occhi. Ovviamente non sono lacrime di tristezza, ma di commozione: è emozionante vedere come l'uomo a volte riesca a entrare in simbiosi con gli animali e perfino a salvarne la vita. 
    E' decisamente un video che colora la vita!

Tweety on PhotoPeach

lunedì 7 novembre 2011

Fiaba: la bambola fantasma

La storia della bambola fantasma parte da un triste solstizio d'inverno, in cui la strega Nalù si trovò a festeggiare da sola. Desiderava avere qualche compagna con cui parlare, ma nessun'altra strega voleva frequentarla perché era la meno brava al corso di magia e tutte la escludevano.

Così ebbe l'idea di creare tante bambole che potessero muoversi e parlare come delle persone vere.
Le plasmò con un fango speciale - proveniente da un bosco fatato - e ne fece di tutti i tipi, divertendosi a cucire vestitini, cappelli e accessori su misura.

Il problema era che non provavano sentimenti: erano sempre distaccate, sembravano degli automi. La sua magia era imperfetta e questa ne era l'ennesima prova. E pensare che le aveva create proprio per avere affetto e compagnia...

La strega Nalù non nera abbastanza abile per infondere sentimenti nelle sue bambole. Ma proprio in quel momento giunse alla scuola di magia la potentissima strega Nerine, esperta nell'arte di creare bambole animate.


Nerine ebbe pietà dell'allieva e donò un cuore a ciascuna bambola.

Nalù ormai non era più sola, aveva la compagnia delle mille bambole create, ognuna con la sua personalità e i suoi sentimenti.

Una bambola, in particolare, trovò l'amore... si innamorò perdutamente di uno scheletro: era un non-morto condannato a fare la guardia al cimitero fino alla fine dei tempi.

Dalla loro unione nacque una bambina, che chiamarono Etherea.
Etherea crebbe e mantenne sempre un carattere molto giocoso. Le piaceva fare pupazzi di neve, volare coi pipistrelli, fare i dispetti ai morti che volevano riposare in pace nelle loro tombe...

Man mano che passavano gli anni, però, notò che in lei c'era qualcosa di strano. Mentre le altre bambole si logoravano col tempo, e pian piano morivano proprio come accade agli esseri umani, lei rimaneva sempre uguale. Lo smalto che la ricopriva era intatto, le braccia ben avvitate, gli occhi lucenti, i capelli folti come alla nascita.
Un giorno, si accorse si essere rimasta  l'unica bambola in vita, di quelle create da Nalù.

E ancora adesso rimane in una specie di non-vita, o non-morte, nel cimitero che ospita anche suo padre, colui che le ha donato l'anima fantasma.
Ma nelle notti di Halloween esce dal cimitero, per trovare qualcuno con cui giocare... forse un giorno potrete incontrarla anche voi. Se la trattate bene ne sarà molto felice e vi regalerà una delle rose nere che crescono nel cimitero, oppure un dolcetto stregato. Dicono che porti lunga vita.


Fonti delle immagini:
2) Il Museo della Bambola di Rocca Borromeo
5) e 6) Little Monica

venerdì 4 novembre 2011

Elephant parade - elefanti a Milano!

Vi ricordate l'Elephant Parade di Copenhagen?
Per chi se la fosse persa, rimando a questo post.
Come vi avevo accennato, ora è il turno di Milano!

Foto tratta da www.elephantparade.com

Vi propongo quindi le foto dell'Elephant parade in due luoghi a me cari della città. Il primo è il magico Castello Sforzesco:


Guardate quest'elefantino: è semplice semplice, ma non è lo stesso bellissimo con quella torretta sullo sfondo?
L'elefantino di seguito è invece molto originale: non mi era mai capitato di vedere elefanti "in impennata" a Copenhagen.

Ricordo che lo scopo dell'Elephant Parade è sensibilizzare il pubblico sulla specie dell'elefante asiatico, che rischia l'estinzione.


Alla fine dell'esibizione gli elefanti saranno venduti all'asta in una serata di gala, e gran parte del contributo sarà devoluto per la salvaguardia dell'elefante asiatico.


Ma ora spostiamoci in un altro punto focale della città: piazzale Cadorna. Sullo sfondo di questo elefantino potete vedere la celebre opera "Ago, filo e nodo", che omaggia il mondo della moda milanese.


Piazzale Cadorna è un punto nevralgico della città. E' presente la stazione dei treni (rete regionale), del passante ferroviario e della metro rossa e verde. Inoltre da qui si prende anche il treno per Malpensa.


La mattina, all'ora di punta, c'è una vera e propria fiumana di gente... tra cui non può mai mancare la vostra Vele, pendolare incallita!
L'elefantino di seguito, col la mappa di Milano, è il mio preferito. Si chiama Eleghino, elefante meneghino (artista: Matteo Cugnasca) Mi ricorda la mappa sgualcita, ormai piena di scotch, che  non mollavo mai un secondo appena approdata nella metropoli.
Però la mappa di Eleghino è molto più carina di quella che ho io :-)


Infine, non poteva mancare un elefantino tricolore.


Gli elefanti saranno a Milano fino al 22 novembre, poi sarà il turno di Singapore!

Gli elefanti sono in tutto 80, purtroppo ho potuto vederne solo una piccola parte perché non ho il tempo che avevo "da turista" a Copenhagen. Se volete vedere una mappa completa degli elefantini, cliccate QUI!