"Le anime più pure e più pensose sono quelle che amano i colori" (I. Ruskin)

lunedì 27 febbraio 2012

Niamh delle fate, una musa preraffaellita - Ep. 4: L'incarico

Episodi precedenti:
1. Il ritratto
2. Guarda dentro
3: Follia

Episodio 4. L'incarico
Waterhouse dopo aver ascoltato le parole di Thomas non poteva che essere sconvolto: evidente com’era che l’uomo aveva totalmente perso il contatto con la realtà, ma si era smarrito in un mondo dai contorni inafferrabili in cui fate e cavalieri erano in balìa di un destino beffardo. Non poté evitare di provare una sincera pena nel constatare il triste stato in cui egli era ridotto senza possibilità di guarigione, il destino si era accanito nel modo più crudele con lui, condannandolo ad un eterno, terribile oblio dell’anima.
La belle dame sans merci, Henry Meynell Rheam
Mentre Waterhouse rifletteva amaramente, Thomas si era acquietato improvvisamente e in silenzio si era fermato a guardare con nostalgia nel vuoto, non un  punto preciso, forse senza nemmeno esserne consapevole, come se fosse una foglia trascinata dal vento che compie i suoi giri in aria e poi cade a terra contro la sua volontà ma unicamente perché non può evitarlo. Thomas Crawley era ormai una foglia al vento rassegnato ad essere trascinato via contro la sua volontà, perché volontà non ne aveva più. Waterhouse rimase per un po’ a fargli compagnia senza osare disturbare la sua contemplazione del nulla con domande inopportune, domande a cui l’altro non avrebbe mai potuto rispondere. Dopo un tempo difficile da calcolare, Waterhouse se ne andò lasciandolo alla sua solitaria follia, più si allontanava da Thomas più il suo cuore era stretto da una morsa malinconica che non gli dava tregua. 
Mentre abbandonava il luogo, si accorse che c’era una donna dinanzi a lui, la quale aveva certamente assistito alla scena e pareva lo stesse aspettando. La donna accennò un lieve sorriso quando lui si fermò facendole un inchino e lo ringraziò per aver tenuto compagnia al fratello, che in un angolo oscuro e smarrito del suo essere aveva certamente apprezzato il gesto. Notando lo stupore di Waterhouse a quelle affermazioni, la donna si presentò come Jane la sorella maggiore di Thomas, colei che aveva accolto in casa lo sfortunato pittore dopo la malattia e se ne prendeva cura insieme al marito; spiegò che permetteva al fratello di vagare da solo per la campagna perché credeva che quell’esercizio in qualche modo fosse un bene per lui, ma che lei non mancava di andare a controllarlo di tanto in tanto e quando aveva visto un accompagnatore al suo fianco, cosa assai insolita visto che dopo la malattia tutti gli amici di Thomas si erano dileguati, aveva pensato di restare in attesa per scoprire l’identità del forestiero. Mentre i due si dirigevano verso la casa della donna, Jane aveva iniziato a raccontare a Waterhouse tutta la storia dal principio.
La belle dame sans merci, Frank Cowper
Jane si era trasferita a Watton-at-Stone dopo il matrimonio, prima di sposarsi infatti aveva lavorato qualche tempo in casa degli O’Brien, una famiglia di origine irlandese, e quando casualmente aveva saputo che il padrone cercava un pittore per ritrarre la figlia lei si era permessa di fare il nome del fratello, un giovane pittore non ancora investito da incarichi ufficiali ma di grande talento, Jane sperava che la sua raccomandazione presso Mr O’Brien potesse favorire la nascente carriera di Thomas.
Dopo che si furono accomodati davanti ad una tazza di tè, Jane riprese a narrare la storia, tornando indietro di cinque anni, al 1865. Thomas Crawley aveva 28 anni e si apprestava a lavorare al suo primo incarico ufficiale, un incarico molto importante ottenuto grazie all’intercessione della sorella: doveva dipingere il ritratto della figlia di una ricchissima famiglia di commercianti di lino di origine irlandese, gli O’Brien. La famiglia era emigrata nel 1847 dall’Ulster a seguito di una terribile epidemia di tifo causata da una carestia che aveva seminato la morte in tutta l’isola irlandese, i ricchi O’Brien avevano dovuto lasciarsi alle spalle tutto il loro avviato commercio e ricominciare da capo in Inghilterra; appena giunti erano riusciti a comprare un terreno per coltivare il lino e le donne della famiglia si occupavano di filarlo, gli inizi furono difficili ma grazie alla costanza e alla grande abilità nel lavorare il tessuto, ben presto riuscirono ad avviare un nuovo fiorente commercio di lino che dette loro fortuna sia in Inghilterra sia in Europa facendo tornare la famiglia all’antica ricchezza. Così Mr O’Brien probabilmente per celebrare il prestigio in società raggiunto dalla sua famiglia aveva deciso di chiamare un pittore per far ritrarre la figlia maggiore, Niamh.

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia e Vele Ivy

Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

venerdì 24 febbraio 2012

Millennium - uomini che odiano le donne di David Fincher

Il sottotitolo di questo post potrebbe essere: Adrenalinico fin dai titoli iniziali
E il sotto-sottotitolo: Peccato per quel rallentamento nel finale


Ma procediamo con ordine.

  • La saga di Larsson e i film svedesi

Per chi non lo sapesse, io sono un patita della saga Millennium e come tale ho apprezzato la versione americana (chi non ha letto nemmeno il primo libro indubbiamente si perde qualcosa nella visione del film).

Su Colorare la vita vi ho parlato QUI della saga di Larsson, che ho letto per intero 2 volte :-)

Anche i film svedesi me li sono visti 2 volte, per cercare di rivivere i momenti trascorsi a divorare le pagine di Larsson; ma purtroppo sono stati una delusione. Protagonisti senza mordente (a parte Lisbeth, interpretata da Noomi Rapace), personaggi importanti ridotti a comparse, grigiore generale. Vi dirò: io sono stata a Stoccolma  e mi sono stupita da quanto belli siano gli svedesi, sia maschi che femmine... possibile che per quel film abbiano ingaggiato solo attori così poco affascinanti? E non parlo propriamente di aspetto fisico, ma di carisma e stile. Come dice in questo post la mia amica Pupottina: "erano tutti vestiti da schifo, sia gli attori principali sia i secondari ed anche le comparse. Lì quella che si vestiva meglio, sembra assurdo dirlo, ma era Lisbeth Salander."

  • Il film americano di Fincher 

Alla luce di ciò, potete capire la mia gioia nell'apprendere che stavano girando un nuovo film, americano, che vi ho presentato in anteprima QUI.
Ci voleva - e lo dico da fan - una versione adrenalinica e coinvolgente, mi dispiace per quelli che dicono che si tratta di un film inutile perché per me invece è stato un bel regalo!

Mikael Blomkvist è interpretato da Daniel Craig e sì, lo so che è bello bello bello in modo assurdo, ma io l'ho trovato credibile... quando l'ho visto ho pensato che ci stava proprio bene nei panni del giornalista svedese; ha quello sguardo che fa innamorare di sè tutte le donne (come abbiamo appreso nel libro), ma non sembra un belloccio senza spessore, anzi. E poi mi è piaciuta l'alchimia creatasi con Lisbeth, interpretata da Rooney Mara. Che è stata bravissima l'avrete di sicuro già letto in altre recensioni, quindi non mi dilungherò troppo! :-)
Invece vi dirò che ho anche apprezzato Robin Wright, che interpreta Erica, uno dei miei personaggi preferiti. Anche se non compare molto, ho trovato che si sia trovato il modo di sottolineare bene l'importanza della sua figura per Mikael (al contrario della versione svedese), e Robin è stato molto brava e affascinante nella parte. In ogni modo, anche tutti gli altri attori mi hanno convinta. Degli americani si possono dire tante cose, tranne che non abbiano un'ottima scuola di recitazione!

Altra cosa d'impatto: la colonna sonora, che fin dai titoli iniziali (per cui è stato creato un vero e proprio videoclip) fa esaltare lo spettatore. E con un colpo di genio, l'unica scena in cui c'è una musica rilassante (Enya) è la più raccapricciante del film. Mi è davvero piaciuta come idea.

Al contrario, mi ha leggermente delusa il modo sbrigativo in cui Mikael capisce all'improvviso che fine ha fatto Harriet... ma da cosa nasce la sua intuizione? Boh, è un punto un po' nebuloso. E poi, dopo la scoperta, il film ha un rallentamento, che stride un po' con la viva tensione vissuta fino a quel momento.

Nel complesso, comunque, sono stata soddisfattissima! E' stato un modo di rivivere a mille la storia che ho adorato su carta, che bello!

lunedì 20 febbraio 2012

Niamh delle fate, una musa preraffaellita - Ep. 3, Follia

Episodi precedenti:
Episodio 3. Follia
John William Waterhouse

La lettera di Waterhouse – che non mi capacitavo ancora di aver scoperto dopo tanti anni di oblio – iniziava così:
“Chi leggerà per primo questa lettera? Sicuramente qualcuno che non si è fermato all’apparenza, qualcuno che guarda dentro alle cose. E’ la storia di una follia, di un promettente pittore diventato insano per amore. Tutto risale all’epoca della mia giovinezza: era il 1870 e avevo appena 21 anni…”
Non sono sicura di rendere l’elegante inglese ottocentesco di Waterhouse al meglio, con la mia traduzione; inoltre, alcuni punti delle lettera sono rovinati e cancellati. Cercherò di raccontarvi la storia al massimo delle mie possibilità, ricostruendo i punti più oscuri.
Il giovane Waterhouse, dunque, all’epoca della vicenda frequentava il primo anno della Royal Academy. Proprio dagli altri studenti di pittura venne a conoscenza di una strana storia: nel villaggio di Watton-at-Stone, a pochi chilometri da Londra, viveva un pittore diventato folle per amore. Da ormai cinque anni vagava per la campagna inglese convinto di essere il cavaliere di una ballata di Keats, “La belle dame sans merci”, di cui proclamava continuamente i versi. Tale follia aveva stroncato la carriera dell’artista, che niente e nessuno poteva distogliere dalla sua pazzia. La fantasia giovanile di Waterhouse rimase colpita da questa storia, tanto che decise di andare a far visita al pittore, anche se tutti i suoi amici gli sconsigliavano di farlo.
La belle dame sans merci, Frank Dicksee
E avevano ragione: Waterhouse si trovò davanti ad un uomo di trentatré anni che ne dimostrava venti di più, tanto le sofferenze ne avevano scavato il volto, che un tempo doveva essere stato finemente cesellato. I capelli neri ormai erano quasi completamente ricoperti di grigio. Waterhouse lo scorse in cima ad una collina, con in mano una spada di legno. Timidamente lo raggiunse, e Thomas Crawley (sì, proprio di lui si trattava: l’autore dello splendido dipinto che  mi aveva incantata) gli puntò la spada contro, recitando una strofa di Keats:
O what can ail thee, knight-at-arms,
Alone and palely loitering?”
Ovvero:
“Oh cosa ti affligge, cavaliere armato,
Solo e pallido vagando?”
Waterhouse si sentì contento che si fosse rivolto a lui: magari poteva stabilire un legame e aiutarlo a rimettersi in contatto con la realtà.
“Buongiorno sir Crawley, il mio nome è John William Waterhouse, sono venuto a farvi visita”.
Ma Thomas, per nulla interessato, gli diede le spalle e continuò a declamare altri versi, puntando la spada contro un albero:
I met a lady in the meads,
Full beautiful -- a faery's child,         
Her hair was long, her foot was light,
And her eyes were wild.
(‘Incontrai una dama nei prati,
Molto bella – la figlia di una fata
I suoi capelli erano lunghi, il suo passo era leggero,
Ed i suoi occhi erano selvaggi.)
Waterhouse fece il giro fino a trovarsi davanti a Thomas, e con molta sollecitudine lo pregò di spiegargli:
“E’ dunque questa fanciulla che vi ha fatto soffrire, Sir Crawley? E’ a causa sua che vagate senza meta, lontano dal consorzio civile?”
Ma l’insano artista si allontanò di qualche passo, continuando a guardare davanti a sé con occhi spiritati.
Poi declamò, ancora più forte:
I made a garland for her head,
And bracelets too, and fragrant zone;
She look'd at me as she did love,  
And made sweet moan.
I set her on my pacing steed
And nothing else saw all day long,
For sideways would she lean, and sing
A faery's song.”
(‘Feci un ghirlanda per la sua testa,
E braccialetti pure, ed una cintura fragrante;
Lei mi guardò come se mi amasse,
E fece un dolce lamento.
La posi sul mio destriero al passo
E non vidi altro durante tutto il giorno,
Perché si piegava sul fianco, e cantava
Una canzone di fata.)

Racconto a puntate scritto e ideato da Silvia e Vele Ivy

Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

giovedì 16 febbraio 2012

Giveaway Veneziano - La verità del serpente!

Cari amici,
oggi con piacere lancio il primo Giveaway di Colorare la Vita, in collaborazione con Marsilio Editori!
In palio c'è un ebook de La verità del serpente, libro al centro del gruppo di lettura creato sempre da Marsilio, che vede tra i commentatori la presenza dell'autore stesso!
Perciò il vincitore del premio, a seguito della lettura, potrà approfondire la conoscenza del libro leggendo il dibattito di noi lettori e le considerazioni dello scrittore sul Blog della Marsilio!
REGOLE PER PARTECIPARE: 
1) Importante: diventare fan della pagina Facebook della Marsilio Editori.
(Già che ci siete, potete anche diventare anche fan della neonata pagina Facebook di Colorare la vita ma questa non è una condizione necessaria)
2) Mettere il logo sul vostro blog, linkandolo all'indirizzo del post che state leggendo. Il logo è questo:
Oppure, se preferite, potete usare quest'altro banner prelevando il codice corrispondente:
Create your own banner at mybannermaker.com!
Copy this code to your website to display this banner!
3) Scrivere un commento a questo post rispondendo alla seguente domanda: secondo voi qual è l'animale che rappresenta meglio Venezia? Io vi dò uno spunto, che potete leggere alla fine di questo articolo!
SCADENZE ED ESTRAZIONE:
Il giveaway scade il 15 marzo a mezzogiorno; Iil vincitore sarà proclamato il 17 marzo e avrà 10 giorni di tempo per scrivere alla mail colorarelavitamail@yahoo.it, e ricevere l'ebook. Se non mi scriverà in questo lasso di tempo, verrà premiato il secondo estratto.
L'estrazione sarà del tutto casuale e verrà presieduta dalla Gnomo del Rosmarino :-)
Ma perchè paragonare Venezia ad un animale?
Perchè La verità del serpente è ambientato proprio a Venezia, "Venezia, così ammaliante, così crudele, essa stessa un minaccioso, elusivo serpente", come leggiamo QUI.
Io invece Venezia la vedo come una farfalla: meravigliosa, elegante nei suoi colori variopinti, ma anche fragile per il suo essere in balia delle maree, come una moderna Atlantide. Nella mia mente, inoltre, tale immagine è suscitata da un ricordo a me caro. Durante il mio primo Carnevale a Venezia, infatti, una truccatrice di Piazza San Marco mi dipinse una bellissima farfalla sul viso.
A voi, che animale fa venire in mente Venezia?
Se non ci siete mai stati o non la conoscete bene, vi aiuto a prendere ispirazione con queste due immagini:
Canaletto, Canalgrande
Immagine di Victoria Frances
E ora dite la vostra!! ;-)

lunedì 13 febbraio 2012

Niamh delle fate, una musa preraffaellita - Ep. 2: Guarda dentro

Episodi precedenti:
Episodio 2. Guarda dentro
Disegno di Silvia
Dal giorno in cui avevo visto il ritratto di Niamh non avevo fatto altro che pensare a Thomas Crawley: in qualche modo mi turbava l’idea di non averne mai sentito parlare prima d’ora, era una sensazione inspiegabile… ma l’idea che non fosse riuscito ad imprimere il suo nome in maniera indelebile nella storia dell’arte e del movimento Preraffaellita mi turbava parecchio, possibile che non un accademico né un addetto ai lavori né un breve trafiletto su un libro si fossero mai interessati a questa figura della pittura inglese dell’Ottocento? 
Per sopperire a tale evidente lacuna, cercai di carpire qualche informazione da sola facendo un po’ di ricerche in internet, consultando testi in biblioteca, facendo domande in giro e addirittura provando a chiedere al collezionista del ritratto… ma le mie ricerche avevano dato risultati sconfortanti nella migliore delle ipotesi e anzi disastrosi ad essere sinceri: sembrava che a questo mondo non ci fosse nessuna traccia reale che testimoniasse l’esistenza di un pittore chiamato Thomas Crawley. Nessuno aveva mai sentito parlare di lui e a nessuno interessava venire a capo della faccenda. Non esistevano altre sue opere, nemmeno uno schizzo preparatorio, niente di niente. L’unico indizio a dimostrazione della sua esistenza era il ritratto di Niamh, unica traccia, unica certezza, talmente reale da farmi scacciare dalla mente il dubbio che effettivamente un Thomas Crawley pittore non sia mai esistito, perché benché la sua natura fosse avvolta nella nebbia dell’oblio il dipinto esisteva, era lì per restare aggrappato alla realtà e testimoniare che sì effettivamente un pittore l’aveva dipinto e che una donna aveva posato per quel ritratto.
La belle dame sans merci, Chiara Moriconi
Nonostante l’intrigo avesse totalmente assorbito la mia attenzione, improvvisamente mi ricordai che mi trovavo in Inghilterra per compiere le mie ricerche per la tesi e che non potevo perdere tutto il mio tempo sulle tracce di un fantasma, così anche se a malincuore ma consapevole di essere alquanto indietro col mio lavoro, decisi di accantonare quella storia. 
Il giorno dopo presi il primo autobus disponibile per recarmi ad Oxford, la mia meta era l’Ashmolean Museum & Art of Archaeology dove sono conservati degli schizzi preparatori di Waterhouse, materiale di inestimabile valore per ogni appassionato e grande fonte di ricerche per qualsiasi studioso; la fortuna mi aveva particolarmente assistito perché in quel periodo la sala in cui solitamente erano visibili i quaderni era in ristrutturazione e quindi il fatto che non fossero esposti dava la possibilità agli studiosi autorizzati di analizzarli. 
Mentre tastavo con i polpastrelli la lettera scritta dal mio professore che tenevo in tasca che mi autorizzava ad avvicinarmi a quei preziosi quaderni mi sentivo fortunata, onorata e investita da grandi responsabilità! Dopo aver esibito la preziosa missiva ed essere stata condotta nella stanza in cui erano momentaneamente sistemati i quaderni, quasi in apnea e con un nodo in gola per l’emozione afferrai con la massima cautela il quaderno un tempo maneggiato da Waterhouse e lo aprii. 
Lo shock fu istantaneo e mi colpì improvvisamente lasciandomi senza parole: nella prima copertina interna c’era uno schizzo che ritraeva una donna identica a Niamh, semigirata e rivolta a qualcosa dietro di lei; una scritta in italiano recava la dicitura “Guarda dentro”. La cosa strana non era tanto la lingua in cui era scritta la frase (il movimento preraffaellita nacque dal pittore di origini italiane Dante Gabriel Rossetti – appassionato di Dante Alighieri – che spesso inseriva frasi italiane nelle sue opere), quanto il senso stesso delle parole.
Bocca baciata, Dante Gabriel Rossetti

Che cosa mai doveva guardare dentro? Non individuai nel disegno niente in cui guardare dentro, eppure qualcosa mi diceva che un senso quella dicitura doveva averlo senz’altro.
Più passavano i minuti più non riuscivo a credere a quello che i miei occhi stavano guardando, com’era possibile che la stessa donna ritratta da Thomas Crawley si trovasse tra gli schizzi di Waterhouse? Addirittura ritratta in una postura quasi identica a quella del quadro! Poteva trattarsi di una coincidenza? Se lo era, doveva essere una coincidenza straordinaria. Ancora basita e confusa, non mi resi conto che qualcun altro si trovava nella stanza finché lo sconosciuto in questione, sicuramente uno studioso inglese, non mi si avvicinò e con un sorriso bonario stampato sulla faccia, indicando il ritratto di Niamh, prese a spiegarmi l’arcano: Waterhouse aveva commesso un banale errore di trascrizione nel senso che avrebbe dovuto scrivere “Guarda dietro” per indicare il disegno, visto che la donna stava guardando dietro di sé, e non dentro; prima di tornarsene alle sue ricerche l’inglese si complimentò con me per aver notato l’errore al primo sguardo, anche se non c’era da stupirsi visto che essendo io italiana non potevo non fare caso al lapsus di Waterhouse. Quella delucidazione invece di chiarire in parte il mistero non aveva fatto altro che aumentare le mie perplessità dal momento che faticavo a dare credito alla storia dell’errore di Waterhouse! Non poteva trattarsi di una spiegazione tanto banale, anche perché un errore di italiano comunque non spiegava affatto com’era possibile che un ritratto di Niamh si trovasse tra gli schizzi di Waterhouse.
Quella sera in albergo non riuscii a smettere di pensare a quanto accaduto quel giorno, il ritratto di Niamh riempiva i miei pensieri e quel “Guarda dentro” mi sembrava quasi una sciarada da risolvere, perché ero convinta che un qualche enigma si celasse dietro a tutta quella storia. Ormai mi sentivo così coinvolta nella faccenda che durante la notte sognai Niamh, la bella fanciulla dai capelli rossi e il sorriso ridente, un’immagine eterea come un sogno che pareva volesse dirmi qualcosa, indicarmi un percorso da seguire… L’indomani i contorni del sogno si erano fatti indefinibili ma non abbastanza per impedirmi di portare a termine ciò che mi ero prefissata. Uscii di buon’ora e tornai al museo, la fortuna era dalla mia parte perché non c’era ancora nessuno e approfittando dell’assenza di occhi indiscreti presi un taglierino e con cautela iniziai a scollare il disegno di Niamh dal quaderno… fino a scoprire che lì sotto erano nascosti quattro sottili fogli riempiti dalla calligrafia di Waterhouse! Non potei trattenermi da un istante di autocelebrazione per aver colto in pieno il suggerimento a guardare dentro, dopodiché infilai velocemente i preziosi fogli in borsa e con la colla che mi ero opportunamente portata per la mia spedizione di quella mattina, rincollai il disegno riponendo il tutto con la massima nonchalance. A quel punto, emozionata, senza parole e con la testa piena di domande tornai in fretta e furia in albergo e con mani tremanti iniziai a leggere il contenuto dei fogli: una lettera scritta da Waterhouse nel 1893.

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia e Vele Ivy

Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

lunedì 6 febbraio 2012

Niamh delle fate, una musa preraffaellita - Ep. 1: Il ritratto

Episodio 1. Il ritratto

La fanciulla era lì, sorridente, voltata verso qualcosa di inafferrabile; sembrava quasi in ascolto di una melodia che poteva sentire solo lei. Tutto era luminoso attorno a lei, ma la cosa che risplendeva di più era la sua chioma rossa, circondata da una coroncina di fiori azzurri e oro.

Disegno di Silvia con elaborazione grafica di Vele Ivy

In pieno stile preraffaellita, aveva la carnagione chiarissima, capelli lunghi e folti, e i tratti del viso delicati. Ma c’era di più: la fanciulla ritratta assomigliava in modo impressionante alla dama di un dipinto del mio pittore preferito, John William Waterhouse. Per la precisione, si tratta de “La belle dame sans merci”, ispirata ad una ballata di Keats. L’atmosfera, però, in Waterhouse è completamente diversa. La dama è vestita di viola scuro, e usa i suoi lunghi capelli per avvinghiare il cavaliere che sta soggiogando nella morsa del suo amore stregato. Tutt’intorno a loro c’è un foresta buia e intricata.
Vi immaginerete, perciò, quanto fossi emozionata alla vista di quel ritratto: era come vedere la protagonista di Waterhouse vivere una nuova vita, innocente e luminosa. La mano dell’artista che l’aveva dipinta, inoltre, ai miei occhi dimostrava un palese amore nei confronti della sua modella. E tutto ciò in un’anonima mostra di artisti minori, che si svolgeva nella dimora londinese di un collezionista privato, eccezionalmente aperta al pubblico. Ero approdata lì per gli studi della tesi, che verteva sul rapporto tra la pittura preraffaellita e il contesto storico-sociale dell’Inghilterra ottocentesca. Ero partita da Roma due giorni prima e già l’atmosfera londinese – adatta alla mia indole malinconica e sognatrice – mi aveva rapita.
Strada di Londra, foto di Silvia
E ora che avevo scoperto quel ritratto, mi sentivo al settimo cielo: mi sembrava quasi di poter allungare una mano per prendere quella della fanciulla, tanto sembrava piena di vita. Mi sarei presentata: “Io sono Ginevra, e tu chi sei, e verso cosa stai rivolgendo il tuo sguardo”?
Ma ovviamente il modo migliore per conoscere il suo nome era guardare la targhetta che catalogava il dipinto. Come per molti ritratti, aveva un doppio titolo: “Ritratto di Niamh O’Brien – Niamh delle fate”.
Niamh, un nome irlandese! Ero ancora di più al settimo cielo, considerato che l’Irlanda, insieme alla pittura preraffaellita e l’ottocento inglese, è una delle mie più grandi passioni. Niamh significa lucentezza, e guardando il dipinto mi sembrava che non ci potesse essere nome più appropriato.
Il pittore invece era un certo Thomas Crawley. Scossi la testa, incredula. Com’era possibile che non avessi mai sentito parlare di questo artista? La qualità del ritratto era eccelsa, e il legame con “La belle dame sans merci” innegabile. Guardai la data del dipinto: 1865! Dunque prima del quadro di Waterhouse, del 1893. Cosa c’era dietro tutto questo? Possibile che l’anonimo Thomas Crawley potesse essere stato l’ispiratore del quadro di Waterhouse? Promisi a me stessa di indagare e fare luce su questa storia.

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia e Vele Ivy

Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

giovedì 2 febbraio 2012

Niamh delle fate, un racconto preraffaellita

Uno degli aspetti più belli del gestire un blog è che possono nascere bellissime collaborazioni con altri blogger, è il caso del progetto a cui sto lavorando da un paio di mesi con Silvia del blog Vorrei essere un personaggio austeniano!
Logo elaborato da Vele con immagine di Waterhouse

Insieme abbiamo ideato e scritto un racconto, un romanzo a puntate da pubblicare nei nostri blog in otto settimane, un episodio ogni lunedì sera
Il racconto, un’intensa e struggente storia d’amore, trae ispirazione da alcune delle nostre più grandi passioni: l’arte preraffaellita, la letteratura, l’Ottocento, l’Inghilterra, l’Irlanda ecc. Passioni alle quali abbiamo cercato di dare un’armonia, amalgamando tanti elementi fino ad ottenere qualcosa di emozionante, parole, sensazioni, colori… in grado di far staccare dalla pagina i personaggi e farli diventare quasi reali, creature fatte di carne e sangue capaci di arrivare al cuore del lettore.

Ci siamo impegnate al massimo per dare vita e anima a questi nostri personaggi, nati come sussurri di un mondo lontano ma percettibile, e questi personaggi alla fine hanno preso vita davvero diventando esseri a noi familiari che con le loro gioie e dolori ci hanno accompagnato ogni giorno e ci hanno lasciato un segno indelebile nel cuore. Ora i nostri personaggi sono pronti a mostrarsi a tutti e ad emozionare chiunque sia disposto a farlo!

Pertanto, da lunedì sera inizierà la pubblicazione del nostro romanzo a puntate dal titolo “Niamh delle fate, una musa Preraffaellita”, v’invito tutti a seguire la vicenda di Niamh e di Thomas!

Calendario degli episodi:
Lunedì 6 febbraio: Il ritratto, pubblicato QUI
Lunedì 13 febbraio: Guarda dentro, pubblicato QUI
Lunedì 20 febbraio: Follia, pubblicato QUI
Lunedì 27 febbraio: L’incarico, pubblicato QUI
Lunedì 5 marzo: L’incontro, pubblicato QUI
Lunedì 12 marzo: L’incanto, pubblicato QUI
Lunedì 19 marzo: La separazione, pubblicato QUI
Lunedì 26 marzo: Insieme, pubblicato QUI

Vi aspettiamo numerosi... i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che raccoglierà tutta la storia!