"Le anime più pure e più pensose sono quelle che amano i colori" (I. Ruskin)

lunedì 26 marzo 2012

Niamh delle fate, una musa preraffaellita - Ep. 8: Insieme

Episodi precedenti:
3: Follia

Episodio 8. Insieme
Waterhouse nel finale della lettera riportava che Thomas era tornato a Watton-at-Stone dopo la malattia e che folle e disperato aveva continuato a vagare per la campagna recitando passi della ballata di Keats, sempre convinto di essere il cavaliere della storia, e che aveva continuato a disegnare il volto dell’amata perduta fino alla sua morte avvenuta nel 1892.
Disegno di Silvia con elaborazione grafica di Vele Ivy

Jane alla morte del fratello aveva inviato lo studio preparatorio del ritratto di Niamh a Waterhouse, spiegandogli che era l’unica opera del fratello che non era andata perduta: purtroppo tutte le altre erano state bruciate da Thomas stesso in un impeto di follia, mentre il ritratto originale era stato dato via da Friedrich von Werther, il marito di Niamh, dopo la morte della moglie e nessuno sapeva dove fosse finito. Provando troppa pena nel conservare quell’unico disegno, visto che lei in qualche modo si riteneva colpevole per lo sfortunato amore, ma non avendo il coraggio di distruggerlo, infine era giunta alla soluzione di spedirlo a Waterhouse, sicuramente la persona più adatta per averne cura e preservare il ricordo del fratello.
Ricevuto il disegno, Waterhouse si sentì sorpreso e commosso dal gesto di Jane, considerando che in tutti quegli anni non aveva mai smesso di essere “ossessionato” dalla triste storia di Niamh e Thomas, a tal punto che decise di utilizzare come base lo schizzo di Thomas per dare volto alla sua Belle Dame Sans Merci con le fattezze di Niamh e il cavaliere con le fattezze di Thomas.
Waterhouse aveva spiegato così la ragione di tale decisione: “Desidero fare in modo che i due innamorati possano essere riuniti e immortalati nel mio dipinto, visto che non hanno potuto vivere il loro amore nella realtà”.
Quando terminai di leggere nel mio spirito regnava un grande sconvolgimento, e non poteva essere diversamente dopo essere venuta a conoscenza di una storia tanto struggente. Per qualche istante, tenendo tra le dita i fogli, cercai di respirare profondamente e di raccogliere le idee che mi si erano affollate nella testa durante la lettura. La consapevolezza di aver scoperto un documento eccezionale, come uno scritto inedito di Waterhouse, era niente in confronto alla straordinaria storia che ne era emersa, una storia probabilmente sconosciuta al resto del mondo. Istantaneamente provai un senso di gelo al pensiero che nessuno conoscesse la storia di Niamh e Thomas, mi sembrò una seconda ingiustizia nei confronti dei due innamorati già così duramente provati da un destino avverso. Ci pensai un po’, poi giunsi alla conclusione che il minimo che potessi fare era quello di far conoscere una storia d’amore rimasta sepolta nell’oblio per oltre un secolo, questo cambiando il mio progetto di tesi: capii che dovevo farla su Thomas e il suo ritratto di Niamh. Mi sembrava tutto così ovvio, il fatto che proprio io avessi scoperto la lettera di Waterhouse era il segno che dovevo essere io a raccontare questa storia.
Presa la mia decisione, tornai ancora una volta a vedere il ritratto di Niamh, mentre la sua  attenzione era puntata sul magico cerchio delle fate che solo lei riusciva a vedere, io le “promisi” che avrei fatto del mio meglio per raccontare la sua storia e renderle giustizia. In seguito, presi il primo aereo diretto in Germania e andai a vedere La Belle Dame Sans Merci, conservata nel Hessisches Landesmuseum; rimasi a lungo ad osservare il quadro, commossa perché mi rendevo conto che quella era la prima volta che lo vedevo in tutta la sua verità, con gli occhi della consapevolezza ero in grado di vedere il messaggio segreto che vi era stato nascosto. Indugiai, fino quasi all’ora di chiusura, dinanzi al quadro e infine liberai la commozione che mi attanagliava trasformandola in un sorriso dal profondo del cuore: perché Niamh e Thomas, lì immortalati, dovunque si trovassero in quel momento… erano insieme ed erano felici.
John William Waterhouse, La belle dame sans merci
Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy
Tutte le immagini di Waterhouse sono state tratte da http://www.jwwaterhouse.com/

Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

venerdì 23 marzo 2012

La magia della Primavera

Cari amici, bentrovati nella mia rubrica I racconti dello Gnomo.

In questa occasione vi insegnerò una magia, la Magia della Primavera, accessibile a tutti: fate, gnomi, folletti e ovviamente anche esseri umani.

Qualche giorno fa, il 20 marzo, è stato giorno importante, il giorno dell'Equinozio di Primavera, quindi ormai stiamo vivendo ufficialmente la nuova stagione.
Se volete approfondire ed entrare in atmosfera, potete cominciare a leggere il post Piante, aromi e miti di Primavera, di cui vi fornisco una piccola immagine di anticipazione:


Lo sentite anche voi il profumo dei fiori, la dolce musica delle acque del lago, il ronzio delle libellule?

Ora sedetevi sull'erba con me, e prendete una tazza della tisana primamiel, la tipica tisana che gli gnomi gustano a primavera.

La magia della primavera consiste in questo: gioire della luce mattutina, in cui lunghe pennellate rosate si sostituiscono al buio dell'inverno; scorgere le prime gemme sugli alberi, anche sulle aiuole delle trafficate strade cittadine; sentire la brezza  frizzante, che ci dona quasi una scarica elettrica per la felicità della bella stagione che si avvicina; accorgersi delle giornate che si allungano gradualmente, e ci fanno venire voglia di fare molte più cose, uscire, stare in mezzo alla natura.
Non vi sentite parte di tutto questo, dell'eterno ciclo della natura che si sta risvegliando? Ebbene, questa è la magia della primavera!

Se volete scoprire come gli gnomi festeggiano L'Equinozio di primavera, cliccate QUI.

Buona primavera a tutti!

Lo Gnomo del rosmarino

lunedì 19 marzo 2012

Niamh delle fate, una musa preraffaellita - Ep. 7: La separazione

Episodi precedenti:
3: Follia

Episodio 7. La separazione
Il periodo più felice dell’amore tra Thomas e Niamh culminò in un giorno di sole, mentre stavano facendo una delle loro consuete passeggiate attraverso i campi che circondavano la tenuta degli O’Brien.
Niamh aveva appena visto il quadro quasi ultimato: una fanciulla dal dolce sorriso che guardava qualcosa di meraviglioso che sfuggiva allo spettatore; il tutto era circondato da un’aura soffusa, e sulla coroncina che le circondava il capo una spruzzata d’oro dava l’impressione che una fata fosse passata di là per spargere la sua polvere magica.
Niamh chiese come gli fosse venuta l’idea di ritrarla in quella posa, e di conferire all’opera un’atmosfera tanto magica.
Thomas rispose:
“E’ tutto merito tuo… di quello che sei e di quello che mi hai raccontato”
Edward Hughes, Midsummer Eve
E spiegò che i primi tempi si era sentito inadeguato perché non sapeva che taglio dare al dipinto: voleva che comunicasse allo spettatore qualcosa di profondo, che andasse oltre alla semplice trasposizione di un volto su tela. Niamh, percependo la sua scontentezza, aveva cominciato a cantargli ballate e raccontargli leggende irlandesi, cercando di distrarlo dal suo stato d’animo cupo. Gli rivelò che la sua leggenda preferita raccontava di una sua omonima, cioè la piccola Niamh, l’unica del villaggio ad udire i canti delle fate che di notte danzavano in cerchio. Un giorno – nonostante tutti le dicessero di starne lontana – si unì al cerchio delle fate, e di lei si perse ogni traccia.
Thomas rimase stregato da questa leggenda, tanto che decise di ritrarre la sua musa nelle vesti di una novella Niamh che ascolta il canto delle fate. Solo lei poteva percepire la presenza del Piccolo Popolo, e il suo sorriso era quello di chi è circondata dalla magica atmosfera delle fate. Per questo Thomas stabilì di sottotitolare il ritratto “Niamh delle fate”.
Non aveva quasi parole per esprimere alla fanciulla la sua gratitudine, visto che senza i suoi racconti non avrebbe saputo conferire all’opera lo spirito che la rendeva speciale.
“Quando mi hai raccontato quella leggenda ho avuto un’illuminazione, ed ero così contento che avrei voluto abbracciarti” riuscì a confessarle a occhi bassi.
“E allora perché non lo fai adesso?” Gli domandò lei spontaneamente.
Thomas avvampò, ma il richiamo della sua fata era così irresistibile che vinse ogni timore e la strinse tra le sue braccia, tenendola così per un lasso di tempo che sembrò ad entrambi eterno e brevissimo, contemporaneamente.
Disegno di Silvia
Persi l’uno nell’altra, non si accorsero che da dietro un albero un’esile figura dai selvaggi riccioli rossi li stava spiando.
Il giorno dopo, Thomas cominciò a notare qualcosa di strano in Niamh. Non era più allegra e spensierata come al solito, era silenziosa e gli occhi cerchiati di rosso facevano pensare che avesse pianto di recente. In più, nella stanza dove posava si era presentata anche la sorella Kathleen, dicendo che Niamh non poteva più stare sola con Thomas, perché non si confaceva ad una dama del suo rango. Il pittore cercò più volte di capire il motivo del cambiamento, ma Niamh evidentemente non voleva parlarne davanti alla sorella, e tutto quello che Thomas ottenne fu la promessa di sapere tutto alla fine del dipinto. Il giovane, confuso e preoccupato, si diede da fare per terminare il dipinto velocemente e scoprire così il segreto della sua musa.
L’ultimo giorno arrivò, e Thomas era pronto a fronteggiare la verità. Niamh era restia, anche perché Kathleen non li lasciava un attimo ed era presente perfino in quel momento, ma Thomas fu irremovibile. Alla fine la fanciulla spiegò, con voce tremante:
“Non te l’abbiamo mai detto, ma in realtà il dipinto che hai appena ultimato è destinato ad un nobile austriaco… che i miei genitori vorrebbero diventasse il mio sposo”
Thomas scosse la testa, incredulo:
“Non credo di aver capito”
“Mia sorella è destinata da anni a sposare il conte Friedrich Von Werther – si intromise Kathleen –in modo da ottenere il titolo nobiliare per la nostra famiglia. I Von Verther saranno anche nobili ma non se la passano bene economicamente, devono ancora pagarci l’ultimo carico di lino. Nonostante ciò, sembra che non siano troppo desiderosi di imparentarsi con una famiglia di commercianti irlandesi… papà ha sempre detto che se Friedrich vedesse Niamh non avrebbe più nessun dubbio a sposarla, per questo ha voluto commissionare un suo ritratto da mandare in Austria. Non te l’abbiamo mai detto perché papà è molto orgoglioso e non gli va che dobbiamo fare tutti questi sforzi per imparentarci con una famiglia di stranieri.”
“Non può essere. Niamh, dimmi che non è così” la implorò Thomas.
“Quanto ti ha detto Kathleen è la verità” confermò amaramente la fanciulla.
Dante Gabriel Rossetti, ritratto di Elizabeth Siddal
Thomas si sentì come se gli avessero inferto una pugnalata in pieno petto. Il ritratto che aveva dipinto con tanta passione era destinato a far innamorare della sua donna un altro uomo, e tutto questo gli era stato nascosto fin dall’inizio. Si sentì tradito da tutti, ma in particolare da Niamh.
Senza dire una parola, si girò e uscì dalla stanza. Il suo cavallo era già stato sellato e condotto nel giardino: ora che aveva portato a termine il suo lavoro, gli O’Brien evidentemente non vedevano l’ora che se ne andasse. Ed in effetti è quanto fece, galoppando a velocità folle fino a Londra, senza voltarsi nemmeno una volta.
Invano Niamh tentò di svincolarsi dalla sorella e sellare un cavallo per inseguirlo: le fu proibito. Voleva spiegargli tutto, voleva rivelargli che la sera dopo il loro abbraccio Kathleen – che li aveva sorpresi – aveva riferito tutto ai genitori. E’ per questo che le avevano impedito di stare da sola con lui, ed è per questo che appariva sempre pallida e stanca: tutte le notti li implorava di non mandare il ritratto in Austria, perché amava Thomas e non voleva sposare un altro uomo.
A Londra, il giovane pittore cominciò a frequentare le bettole dei quartieri più miseri, nel tentativo di dimenticare l’amore tradito stordendosi con l’alcol. E’ proprio in questo periodo che cominciarono a farsi strada nella sua mente i versi di Keats, che aveva imparato anni fa, poiché si convinse che Niamh non era la dolce fata che aveva sempre creduto, bensì una dama senza pietà che l’aveva stregato e poi abbandonato.
Tali deliri divennero per lui la realtà di tutti i giorni, senza aver più bisogno dell’alcol a supportarli, quando seppe poco tempo dopo la triste fine di Niamh. Passato un mese dalle nozze con Friedrich Von Werther, fu trovata morta per cause sconosciute, con le lettere di Thomas tra le mani.
John Everett Millais, Study for Ophelia

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy


Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

sabato 17 marzo 2012

Che animale è Venezia? Premiazione del Giveaway Veneziano

Cari amici di Colorare la vita, eccoci qui in questa fantastica serata di gala per assistere alle premiazioni del Giveaway Veneziano!

Ogni cosa è pronta, siete tutti comodi in platea? Sì? Allora procediamo!


Si alzi il sipario a svelare chi presenterà questa fantastica premiazione... è lui, lo Gnomo del rosmarino! Per l'occasione, è elegantissimo nel suo smoking nuovo fiammante.

"Buonasera amici del Piccolo Popolo, grazie per essere qui con noi.
Tra pochissimo scoprirete il nome del vincitore, siete pronti? Ricordo che il premio in palio è una copia dell'ebook La verità del serpente, gentilmente fornito dalla Marsilio Editori.
I partecipanti al concorso sono 12, di cui 4 fuori concorso e i rimanenti 8 in lizza per l'estrazione finale.
Tutti i partecipanti hanno dovuto mettere alla prova la loro fantasia rispondendo a questa domanda:

A voi, che animale fa venire in mente Venezia?


Vele ha dato inizio alle danze con questa risposta:

Venezia la vedo come una farfalla: meravigliosa, elegante nei suoi colori variopinti, ma anche fragile per il suo essere in balia delle maree, come una moderna Atlantide. Nella mia mente, inoltre, tale immagine è suscitata da un ricordo a me caro. Durante il mio primo Carnevale a Venezia, infatti, una truccatrice di Piazza San Marco mi dipinse una bellissima farfalla sul viso.


E ora passiamo alle risposte dei 4 concorrenti fuori concorso.

Luigi ha pensato ad un animale mitologico, la Fenice:
Io non ho dubbi nell'indicare la Fenice, perchè quando sembra che stia per affondare risorge sempre dalle sue ceneri!!!


Cri-Val ha optato per il Re della foresta:
Per me Venezia è un leone, ma non per le statue di marmo che la simboleggiano o per motivi storici. 
Se il leone è il re degli animali, allora Venezia è la regina delle città! 
E' fantastica e la amo tanto, perché nonostante i secoli di vita che ha alle spalle è sempre rimasta se stessa!!



Rita Baccaro ha pensato ad un animale marino, la Balena:
una bella balena, che è il più grande mammifero vivente e Venezia è la città più bella. Poi la balena vive in acqua ma ha anche bisogno di respirare!!


Pippicalzelunghe, che abita vicino a Venezia, riprende l'idea del Leone:
Facilissimo è il leone.Fortunatamente abito vicino a Venezia, quando vado a visitarla è sempre un'emozione...


Grazie a questi quattro amici, che pur non essendo in corsa per la vincita, hanno colorato il nostro concorso con le loro bellissime metafore.

Ma ora entriamo nel cuore della competizione. Ecco gli animali scelti dai lettori in concorso.

1. CHIOCCIOLA DI MARE:
Il labirinto dei canali mi fa pensare che Venezia sia una chiocciola anzi, vista la propensione marinaresca – storica e attuale, più precisamente una chiocciola di mare.
By Strillo

2. SIRENA:
io Venezia la associo... ad una sirena! Lo so che non è esattamente un animale (beh, per metà sì!), però mi fa pensare a questa creatura mitologica: bella, misteriosa e ammaliante!
By Silvia

3. PICCIONE:
il piccione: sono stata a Venezia per la prima e unica volta un sacco di anni fa, e se c'è una cosa che ricordo distintamente sono i piccioni di piazza San Marco! ;)
By Phoebes

4. STELLA MARINA:
L'animale che meglio rappresenta Venezia? Molto difficile molti animali vanno bene ma per cambiare io direi che è un'animale marino.
Una bellissima Stella Marina

By Arwen

5. GATTO SIAMESE:
Venezia l'associo ad un gatto siamese, dall'aspetto orientale, elegante e seducente. Con una personalità estrema ed imprevedibile, ma dotato di forte intelligenza e sensibilità.
By Ele

6. POLIPO:
potrebbe essere un polipo ... da piazza san marco le strade sono come i tentacoli che si snodano in maniera tortuosa.
By Pupottina

7. L'ARABA FENICE:
a me ricorda l'Araba Fenice, l'uccello mitologico che risorge dalle sue ceneri. Venezia è una città in balia degli eventi naturali eppure riesce sempre a tirare su la testa, fiera e coraggiosa.
By Turista di mestiere

8. FENICOTTERO ROSA:
così d'istinto mi viene in mente un bel fenicottero rosa. Lo trovo elegante e unico, proprio come Venezia. :-)
By Nicky

Animali mitologici, magici, metà donna e metà pesce, volatili, felini, animali marini... è incredibile come una stessa città possa ispirare suggestioni diverse. Grazie a tutti per la vostra fantasia, di cuore.

Ma ecco che è arrivato il momento della premiazione... tratteniamo il respiro e procediamo all'estrazione.
Rullo di tamburi...
Attiviamo l'estrazione su Random.org...

L'animale vincente è...

Il numero 1: la CHIOCCIOLA DI MARE!!

Bravissimo Strillo, e complimenti per l'originalità della metafora!
Domani Vele ti lascerà un messaggio sul blog per avvertirti.
Caro Strillo, a questo punto non resta che scrivere una mail a colorarelavitamail@yahoo.it, per ricevere tutte le indicazione sui dati da mandare: Vele li inoltrerà alla Marsilio per farti attivare il link da cui scaricare l'ebook de La verità del serpente.

Grazie a tutti per aver creato questa tavolozza colorata con le vostre fantasiose metafore veneziane.
Alla prossima!"

lunedì 12 marzo 2012

Niamh delle fate, una musa preraffaellita - Ep. 6: L'incanto

Episodi precedenti:
3: Follia

Episodio 6. L'incanto
Psyche Entering Cupids Garden, John William Waterhouse
Thomas venne invitato a stabilirsi alla tenuta per poter lavorare meglio al suo quadro, vivere in un luogo tanto maestoso lo metteva quasi a disagio ma si ripeteva che se desiderava intraprendere una seria carriera di pittore non poteva sentirsi in imbarazzo come uno sciocco trovandosi in ambienti ricchi. Per fortuna poteva contare su una modella paziente e dotata di spirito, capace di rimanere ore e ore ferma nella stessa posizione senza mai muoversi o emettere un lamento; inoltre, Niamh sembrava emanare luminosità, fiducia e serenità perché Thomas, che come ogni artista spesso aveva momenti di crisi e di dubbio, quando si trovava insieme a lei si sentiva perfettamente rilassato e in grado di lavorare al meglio al suo quadro, il giovane amava pensare che la sua modella avesse qualche misteriosa dote magica. Entrare in sintonia con lei era stato semplice e spontaneo, la fanciulla aveva il dono di mettere le persone a proprio agio, era di indole gentile e non lesinava mai sorrisi d’incoraggiamento, talvolta Thomas si scopriva a guardarla di nascosto con occhi affascinati, la osservava per carpirne l’anima e la trovava assolutamente perfetta nel suo abito azzurro e con i splendidi lunghissimi capelli rossi sciolti sulle spalle, inoltre la coroncina di fiori che indossava sul capo le dava un incredibile aspetto regale, era la personificazione della Regina delle fate. 
Durante le lunghe ore passate nello studio, mentre lui dipingeva, Niamh lo intratteneva cantando canzoni tradizionali irlandesi con la sua voce incantevole che pareva far passare il tempo molto più in fretta, altre volte gli raccontava storie e leggende irlandesi che lo affascinavano e lo facevano sognare ad occhi aperti. Nei momenti di pausa, la fanciulla si avvicinava alla tela per constatare i progressi e si dimostrava particolarmente interessata alla pittura facendo molte domande a Thomas sul suo lavoro, alle quali lui rispondeva con estremo piacere. 
Capitava di frequente che i due passeggiassero in giardino, giacché Niamh amava la natura e adorava essere immersa nel verde, in tali occasioni si raccontavano reciprocamente il loro passato: Niamh rievocava gli anni dell’infanzia trascorsi nel suo villaggio in Irlanda, di cui conservava parecchi ricordi avendo vissuto laggiù fino ai 7 anni; gli raccontava di come le tradizioni e la cultura d’origine fossero rimaste impresse in lei, raccontava delle persone che aveva conosciuto, della natura del luogo e i suoi occhi brillavano come non mai in quei momenti.
Howt, Irlanda. Foto di Vele Ivy

Thomas, dal canto suo, le raccontava della passione per la pittura che aveva sentito in lui fin dall’infanzia, raccontò a Niamh quando verso i 10 anni aveva conosciuto un importante paesaggista che si era recato nei dintorni del suo villaggio per trarre l’ispirazione per un nuovo lavoro; le spiegò che i suoi genitori e la sorella avevano lavorato duramente per consentirgli di studiare pittura e che lui si sentiva in dovere di onorare i loro sacrifici diventando un pittore rispettato e apprezzato. Niamh comprendeva appieno la speranza di affermarsi che animava il giovane e lo ammirava per la sua determinazione e la sua forza di volontà, lo ammirava sempre di più. 
Giorno dopo giorno, sempre più vicini a causa delle lunghe sedute in studio e delle frequenti escursioni e soprattutto sempre più vicini di spirito e di anima, Niamh e Thomas si scoprirono innamorati, un amore delicatissimo sbocciato in maniera spontanea quasi senza che i due se ne accorgessero. L’estrema gioia nel ritrovarsi insieme, nel conversare, nello scambiarsi pensieri non poteva che tradire un sincero, puro sentimento che stava nascendo nei loro cuori. 
Quando la consapevolezza fu totale per entrambi non ci fu nemmeno bisogno di parlarne apertamente, perché le loro due anime erano in grado di comunicare senza parole e di comprendersi come nessun altro poteva fare. La loro era una complicità di sguardi, di sorrisi, di anime affini che si erano ritrovate come per incanto nello stesso luogo e nello stesso tempo. Un segreto magico come il regno delle fate che animava i racconti di Niamh, il loro segreto. Quando l’amore conquistò i loro cuori, i due iniziarono a scriversi di nascosto messaggi in versi, codice scelto da entrambi, in cui parlare del loro sentimento. Non potevano credere che esistesse tanta gioia al mondo quanta ne riuscivano a contenere nelle loro anime, si sentivano immersi in uno stato di grazia perfetto e incantevole in cui niente poteva essere sbagliato o fuori posto; si sentivano privilegiati a poter amare così tanto, a potersi guardare negli occhi con tale immensa perfezione. Si auguravano che tanta grazia potesse investire tutto il mondo e si cullavano nel loro piccolo regno, un regno in cui solo loro avevano il permesso di entrare. Tale incanto era il loro più grande segreto, un segreto inaccessibile agli altri. 
Quello fu il periodo più felice per i due innamorati, Niamh era più luminosa che mai, cosa che nessuno mancò di notare, e Thomas dava il massimo nella sua arte: il quadro infatti era straordinariamente bello, sembrava addirittura “vivo” ed era pieno d’amore per la sua musa… di cui era innegabilmente una segreta dichiarazione d’amore.

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy
Tutte le immagini di Waterhouse che compaiono negli episodi sono state tratte da http://www.jwwaterhouse.com/

Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

giovedì 8 marzo 2012

Visitare L'ultima cena di Leonardo da Vinci

  • Dove si trova l'Ultima Cena di Leonardo da Vinci?


L'Ultima cena di Leonardo da Vinci si trova nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, una chiesa di Milano vicinissima alla stazione di Cadorna, in zona centrale, raggiungibile comodamente dai mezzi pubblici. A Cadorna arrivano la metropolitana verde e rossa oppure le ferrovie Trenord.


Santa Maria delle Grazie è stata fatta costruire nel 1463 dal duca di Milano Francesco Sforza. Assieme all'Ultima Cena, la chiesa è stata proclamata patrimonio dell'umanità dall'Unesco.


  • Come fare a prenotare una visita?

Per prima cosa, organizzatevi con largo anticipo, almeno 1-2 mesi prima, visto che tutte le visite sono sempre al completo! Io sono andata il 24 dicembre e ho dovuto prenotare a metà settembre.
Potete prenotare telefonicamente oppure on line. Per farlo, cliccate QUI
I visitatori sono divisi in gruppi e si può ammirare l'opera per un quarto d'ora.

  • Approfondimento: le emozioni provate davanti all'Ultima Cena

Vedere dal vivo l'Ultima cena mi ha suscitato emozioni che non avrei davvero immaginato: le illustrazioni che si trovano sui libri, o su internet, non rendono davvero la bellezza dell'opera.




Innanzi tutto è molto grande. Quando ci si trova davanti al dipinto, si ha la sensazione che la stanza dove stanno mangiando i personaggi sia vera, che ci si possa entrare; questo effetto è dovuto in gran parte alle mirabili linee prospettiche, che hanno come punto di fuga il volto di Cristo.
Immagine presa da qui


In secondo luogo, i colori. Lo sfumato leonardesco ha qualcosa di magico: sembra quasi di essere avvolti dalla bellezza di quei colori così delicati e soffusi. L'ultimo restauro, che ha recuperato i colori originali togliendo le coperture posteriori, ha veramente restituito al dipinto l'atmosfera leonardesca.
Oltre a ciò,pur trattandosi di una scena ambientata in un luogo chiuso, Leonardo ha trovato il modo di mostrarci anche un meraviglioso paesaggio attraverso tre finestre (il numero tre è ricorrente nell'opera) poste alle spalle dei personaggi.
Parlando della forza narrativa dell'Ultima cena, una cosa che mi ha colpita tantissimo è la solitudine di Cristo. Mi spiego meglio. Gli apostoli sono divisi in gruppi, a tre a tre, formando dei triangoli. Cristo, invece, è l'unico che forma un triangolo da solo (del resto, è uno e trino). Mi ha colpita perché ormai si capisce che è in "un'altra dimensione", staccato dal mondo degli uomini, ma è anche solo, come chiunque sia diverso dagli altri. Mentre tutti gli apostoli stanno parlando concitatamente tra di loro - visto che hanno appena sentito la famosa frase "Qualcuno di voi mi tradirà" - Cristo mantiene un atteggiamento sereno, quasi rassegnato, come se ormai non partecipasse più delle emozioni così umane manifestate dagli apostoli. E' incredibile come Leonardo riesca a trasmettere questi concetti con la sua pittura.

lunedì 5 marzo 2012

Niamh delle fate, una musa preraffaellita - Ep. 5: L'incontro

Episodi precedenti:
1. Il ritratto
2. Guarda dentro
3: Follia
4. L'incarico

Episodio 5. L'incontro
Castello di Howt, Irlanda. Immagine di Vele Ivy
Era un Thomas ricco di giovanili speranze, quello che si recò per la prima volta nella tenuta degli O’ Brien, ricchissima famiglia irlandese che gli aveva commissionato un ritratto. Il suo primo incarico ufficiale! Il giovane non stava più nella pelle, era emozionato ma anche sicuro di dare il meglio, perché il ritratto era il genere che amava di più e gli veniva meglio. Come dimostrazione del suo lavoro, aveva portato con sé lo studio preparatorio del dipinto di cui andava più orgoglioso: il ritratto che aveva fatto alla sorella Jane in occasione delle sue nozze. L’espressione che aveva colto sul volto della sorella rendeva appieno l’orgoglio e la piena felicità di Jane, che dopo tanti sacrifici era riuscita ad ottenere quello che più sognava, cioè un marito serio e affidabile e una casetta tutta per sé.
La dimora degli O’ Brien era grande e sfarzosa, ma l’elemento che colpiva più, a colpo d’occhio, erano i campi di lino che circondavano la tenuta, creando delle meravigliose macchie di azzurro. Un po’ intimorito, si presentò all’uscio e si fece annunciare… subito fu accolto dal capo famiglia insieme alla moglie e tre dei loro sette figli, che gli diedero il benvenuto parlando tutti insieme ad alta voce. Lo condussero ad una lunghissima tavolata e gli offrirono una pinta di birra. Elogiarono molto il ritratto di Jane, ma non si accontentarono di parlare di pittura: vollero sapere tutto della vita del giovane, e a loro volta gli raccontarono le vicissitudini che avevano passato in Irlanda, prima di giungere a Watton-at-Stone e avviare il fiorente mercato della tessitura del lino.
Thomas da una parte era contento dell’accoglienza ma anche frastornato, visto che la sua indole introversa e riflessiva non era adatta a relazionarsi con gente tanto vulcanica. Nel contempo, il suo occhio da pittore studiava i tratti della famiglia: il capofamiglia e i figli avevano un aspetto molto simile tra loro ed era possibile che queste caratteristiche fossero le medesime che avrebbe dovuto ritrarre nella figlia maggiore, Niamh. Avevano tutti i capelli rossi, in diverse gradazioni, erano di statura alta e la loro carnagione era molto chiara.
Come se avesse colto il filo dei suoi pensieri, Mister O’Brien gli chiese, improvvisamente:
“Sarai curioso di vedere la nostra Niamh, vero? Kathleen, conduci il pittore da tua sorella.”
“Va bene, padre. Niamh sarà di sicuro nei campi dietro casa a raccogliere fiori e intrecciare ghirlande.”
E così lo precedette saltellando, facendogli strada. Thomas faceva fatica a starle dietro: gli sembrava di inseguire un folletto. Anche il suo aspetto contribuiva a farla sembrare uno spiritello del Piccolo Popolo: la struttura esile contrastava con la gran massa di capelli ricci, rosso carota; aveva zigomi pronunciati cosparsi di lentiggini e grandi occhi azzurri. Non aveva nessun timore nello stare da sola con un uomo, e Thomas rifletté che probabilmente in quella famiglia le donne avevano più libertà di quanto fosse abituato a vedere lui, forse perché avevano avuto un ruolo importantissimo nell’attività che aveva reso ricco il clan, cioè la tessitura del lino. Ormai la famiglia O’Brien non svolgeva più il duro lavoro manuale, visto che erano a capo di un’attività avviatissima, ma i primi tempi erano stati operativi come ora lo erano i loro lavoranti.
Kathleen, intanto, parlava senza sosta:
“Niamh ha già venticinque anni e non è ancora sposata. Io spero proprio di non arrivare alla sua età ancora nubile! Voglio trovare un marito quanto prima, però deve essere bello e affascinante, e ovviamente ricco, e… oh, eccola qua.”
My sweet rose, immagine di  John William Waterhouse
E detto questo, si fermarono entrambi davanti ad una visione meravigliosa. Niamh stava stringendo delicatamente una rosa tra le mani, per sentirne il profumo. Thomas scorse in lei qualcosa che non c’era negli altri membri della famiglia, cioè una grazia naturale che rendeva elegante ogni suo movimento. Se Kathleen sembrava un folletto, Niamh era una fata. Era alta e flessuosa, i lunghissimi capelli avevano una tinta rosso scuro che ricordava il tramonto, e i suoi occhi erano verdi come i prati d’Irlanda. Come lo scorse, lo guardò dritto negli occhi, ma con dolcezza, senza la sfrontatezza dei suoi parenti. Thomas provò una strana sensazione, come se da quel primo sguardo fosse nata un’intesa che non aveva mai provato con nessun altro.

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy
Tutte le immagini di Waterhouse che compaiono negli episodi sono state tratte da http://www.jwwaterhouse.com/

Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

venerdì 2 marzo 2012

A pochi passi da te, Roberto Pellico

Cari lettori,

oggi vi parlerò con molto piacere di un giovane scrittore emergente, Roberto Pellico. E' stato così gentile da mandarmi il suo ebook chiedendomi una recensione, e sono stata davvero felice dello scambio! :-)

A pochi passi da te parla della tematica dell'amore gay attraverso dieci racconti. Per farvi entrare nello spirito del libro, vi riporto una citazione dalla premessa:

Avrei potuto camuffare la realtà e spacciare questi racconti per pura immaginazione. O peggio ancora, avrei potuto adattarli, come mi aveva suggerito un editore, e renderli più ordinari.Ho preferito avere fiducia nei lettori anziché nelle statistiche... e poi, come avrei spiegato a quelle persone a cui avevo chiesto autenticità che c'era l'esigenza direndere le loro vite adatte a un pubblico di riferimento più convenzionale?

Io sono d'accordo con Roberto Pellico e condivido appieno la sua scelta, anche perché l'elemento che cattura il lettore è proprio l'autenticità dei racconti. Ogni storia è raccontata in modo diretto, senza fronzoli; l'unico racconto narrato - volutamente - sopra le righe è Non siamo di pietra, in cui la voce narrante è una prostituta sarcastica e disincantata, ma anche battagliera! E' un racconto che mi ha divertita e che nell'insieme si inserisce benissimo.

Gli altri racconti li dividerei in due filoni: quelli che raccontano l'amore in generale, con tematiche che possono essere condivise indipendentemente dalla propria sessualità, e quelli che si soffermano sulle peculiarità dell'amore gay, che deve essere sempre "giustificato" agli occhi altrui.

Al primo filone appartengono storie come Guarda fuori, che parla d'amore e degli sbagli che si commettono, nonostante si trovi la persona giusta; Il libro, che narra dell'innamoramento e di come si riesce a prendere il coraggio per il primo approccio; Verso un tramonto di luce, ovvero la pienezza di un amore che dura da 10 anni, fatto di piccoli momenti vissuti insieme; Cieli senza farfalle, che affronta la crisi della coppia.

Nel secondo gruppo troviamo i racconti che ci aiutano a metterci nei panni di chi non può vivere l'amore in modo completamente sereno, a causa della propria sessualità.
Ad esempio, Quell'abbraccio così è uno stralcio di vita, l'addio al bambino del proprio compagno, cresciuto come un figlio, al momento della separazione della coppia.
E poi succede davvero, più discorsivo e "teorico", affronta un tema affine: cosa significa essere una famiglia senza un bambino
Imprevisti è l'unico che affronta l'omosessualità femminile. E' uno sguardo molto intelligente e coinvolgente sui rapporti madre-figlio, in cui viene fatta luce sui sentimenti e le ragioni di entrambi. Il "lutto" che prova un figlio alla separazione dei genitori è ancora più difficile da superare quando si scopre che la propria mamma si è innamorata di una... donna?
A pochi passi da te, che  dà il titolo alla raccolta, è la storia di Sandra e della conquista della sua femminilità.
L'ultimo racconto (Mentre te ne vai) è il più triste, parla della morte dell'amato e del dover nascondere la propria "scomoda" presenza perfino al funerale, per non far parlare male parenti e amici.

Sono stata davvero contenta di leggere questo libro, per due ragioni: una è per il coinvolgimento emotivo che hanno saputo trasmettermi le storie, permettendomi di avvicinarmi a tematiche su cui non avevo ancora riflettuto un maniera approfondita. E' stato davvero un arricchimento, e poi secondo me è veramente importante mettersi nei panni degli altri, imparando a vedere il mondo con occhi diversi.
Due - ma questa ragione è strettamente collegata alla prima - è per lo stile. Lo stile di Pellico ha saputo portarmi "dentro" alle storie, facendomi emozionare e commuovere. Io credo che questo giovane autore (classe 1983) possa dare dei punti a molti altri scrittori più blasonati. Il suo stile è diretto, arriva dritto al centro delle cose: frasi brevi, a tratti incisive, a tratti delicate. Non una parola più né una in meno.
Un'ottima raccolta di racconti che consiglio davvero a tutti!

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