"Le anime più pure e più pensose sono quelle che amano i colori" (I. Ruskin)

domenica 31 marzo 2013

Buona Pasqua Colorata


Cari amici di Colorare,

ecco a voi un bel prato di margherite e ovetti colorati per augurarvi buona Pasqua e buona Primavera!!

Ci sentiamo domani in prima serata per la nona puntata de La stella di luna, in cui scopriremo finalmente la storia di Réaltàn!

Un abbraccio a tutti voi!

lunedì 25 marzo 2013

La stella di luna- Ep. 8: Un arrivo imprevisto

Episodi precedenti:
1. Il mistero della stella - 2. In partenza per l'Irlanda - 3. Gente di Dublino - 4. Il cerchio delle fate - 5. La festa di mezz'estate - 6. Il segreto di Domhnall - 7. Alla volta di Jarlath

Un arrivo imprevisto


Mentre versavo nel più totale stato di caos mai provato in tutta la mia vita, non mi accorsi subito che nella stanza in cui mi aveva portato la sosia di Niamh erano appena entrate altre due persone: presumibilmente i genitori della ragazza. I due mi lanciarono un’occhiata alquanto perplessa (e come dar loro torto dal momento che si erano ritrovati una sconosciuta in stato confusionale sul divano di casa!), poi la donna si rivolse in gaelico alla ragazza:

-“Réaltàn, che cosa è successo?”

A quel punto Réaltàn con un sorriso incerto, senza aprire bocca, iniziò a mimare dei segni con le mani e nel mio stato di shock mi ci volle più di qualche secondo per realizzare che la fanciulla era muta e stava comunicando attraverso il linguaggio dei segni. Improvvisamente apparve un bicchiere d’acqua davanti al mio annebbiato campo visivo e alzando la testa mi accorsi che era il padre che, con un sorriso gentile, me lo stava porgendo; sorseggiai l’acqua con avidità nella speranza che bastasse a schiarirmi le idee. Prima di riuscire a farfugliare qualche parola di ringraziamento o una qualsiasi spiegazione circa la mia identità, la madre mi fu accanto e sorridendo (pare che l’unico della famiglia a non sorridere mai fosse  Domhnall) mi mise una mano sulla spalla.

-“Come ti senti, cara?” mi chiese in inglese con aria sinceramente preoccupata.

-“Ehm…” mi schiarii la voce a fatica “… bene… sto bene… Io sono un’amica… sì… sono un’amica di Domhnall…”

A quelle parole i tre si scambiarono uno sguardo significativo, poi la donna rivolgendosi alla figlia – sempre usando l’inglese per rispetto nei miei confronti – disse: 

-“Réaltàn, è un’amica di tuo fratello! E’ così insolito vedere una sua amica da queste parti! Dobbiamo trattarla con la massima gentilezza!” sorrise divertita. 

Ero arrivata da non più di due ore e già mi sentivo a casa mia in quel luogo: i signori O’Brien si erano dimostrati da subito amichevoli con me, mostrando un calore  e una simpatia che al giorno d’oggi sono difficili da vedere nei confronti di persone sconosciute; notai fin da subito che si trattava di gente semplice e alla mano, ancora legata a quei valori di solidarietà e amicizia che un tempo erano la norma tra le persone. Eravamo tutti e quattro seduti al tavolo della sala da pranzo, nel clima più familiare possibile, e non appena mi fui ripresa a sufficienza, dopo aver bevuto il tè bollente che Réaltàn mi aveva preparato, i signori O’Brien avevano iniziato a farmi qualche domanda.

-“Quindi vivi proprio a Roma città?” chiese Mr O’Brien.

-“Esattamente” risposi

“Noi ci siamo stati in viaggio di nozze tanti anni fa…” disse Mrs O’Brien con aria sognante, poi si rivolse di nuovo a me “… E dimmi, quella deliziosa piazzetta con il mercato…” ma non riuscì a finire la frase perché un rumore fortissimo catturò la nostra attenzione: sentimmo una porta sbattere fragorosamente e pesanti passi in avvicinamento. Dopo qualche istante comparve Domhnall sulla porta della cucina. Aveva una terrificante espressione furiosa sul volto! Tutti e quattro lo guardammo con la medesima espressione perplessa… stessa espressione perplessa che ben presto assunse anche lui: dovevamo sembrare insolitamente sereni e tranquilli ai suoi occhi, certamente quel suo caratteraccio non riusciva concepire l’altrui calma interiore.

-“Domhnall, tesoro, arrivi giusto in tempo! Guarda chi ci è venuta a trovare: la tua cara amica Ginevra! Vuoi anche tu una tazza di tè?” gli chiese la madre come se non si fosse minimamente accorta dell’aria attonita di Domhnall il Tenebroso. Ignorando la domanda, lui mi squadrò attentamente e poi, cercando con scarsi risultati di dominare la rabbia che stava di nuovo affiorando sul suo volto, ordinò alla sua famiglia di lasciarci soli. I genitori e la sorella sembravano riluttanti, evidentemente incapaci di capire le azioni del ragazzo, ma dopo un istante si alzarono tutti e tre e se ne andarono; Domhnall li lasciò sfilare e poi si affrettò a chiudere la porta della stanza alle sue spalle. Eravamo da soli e io mi sentivo maledettamente a disagio. Lo sguardo che mi lanciò in seguito mi fece rabbrividire, provai a parlare per spiegargli quello che lui evidentemente voleva sapere, ma non mi diede il tempo di aprire bocca.

-“Che cosa credevi di fare? Ti ho vista mentre rimettevi a posto le chiavi nella mia giacca! Mi ci è voluto un istante per capire quali erano le tue intenzioni, fastidiosa ficcanaso! Ti sono subito corso dietro per fermarti… ma purtroppo sono arrivato tardi: quando il battello era già partito! Per questo, per sventare qualsiasi assurdo piano ti fosse venuto in mente, sono stato costretto a prendere il battello successivo per raggiungerti!” disse tutto questo senza mai fare pause, senza mai respirare, con la più terribile delle espressioni.

-“Ascolta, so che può sembrare che io…” provai a farfugliare ma lui mi zittì con un solo sguardo.

-“Non avresti mai dovuto prenderti la libertà di ficcare il naso in casa mia! Dovrei denunciarti per questo! Chi ti ha dato il diritto d’impicciarti dei miei affari personali? Puoi rubare pezzi da museo e farla franca, ma nessuno ti dà il diritto d’invadere la privacy delle persone!” a quelle parole mi si strinse il cuore, ma lui implacabile continuò a biasimarmi “Il tuo gesto sconsiderato rischia di costare caro alla mia famiglia, soprattutto a mia sorella! Ma tanto a te, la famosa Ginevra Baroni, cosa importa?”

Le sue parole mi avevano fatto male nel profondo, in un modo che mai avrei creduto possibile. Sapevo di non aver agito per recare danno a nessuno… eppure, non potevo evitare di sentirmi mortificata: comprendevo che lui stava solo proteggendo la sua famiglia. Chinai il capo senza nemmeno provare a difendermi, ero troppo abbattuta dal suo disprezzo per poter reagire. Passarono alcuni terribili minuti di silenzio, poi lo sentii sospirare e sbirciando timidamente verso di lui mi accorsi che si era seduto: aveva l’aria di una persona giunta al limite dell’esasperazione e sembrava riflettere su qualcosa. Improvvisamente fissò lo sguardo su di me e schiarendosi la voce disse semplicemente: 

-“Tanto vale, a questo punto, che ti racconti tutta la storia”.

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy

Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

lunedì 18 marzo 2013

La stella di luna. Ep. 7: Alla volta di Jarlath

Episodi precedenti:
1. Il mistero della stella - 2. In partenza per l'Irlanda - 3. Gente di Dublino - 4. Il cerchio delle fate - 5. La festa di mezz'estate - 6. Il segreto di Domhnall


Episodio 7: Alla volta di Jarlath

Mr Domhnall O’Brien.

Non potevo ancora crederci… il misterioso Domhnall McCarthy nascondeva un mistero incredibile: il suo vero cognome era quello di Niamh, la musa irlandese di cui avevo scoperto la storia l’anno prima!
Cercai di respirare ad un ritmo meno accelerato e razionalizzare. Dopo tutto, O’Brien era un cognome piuttosto diffuso in quello Stato, no…?
No? Certo che sì. Eppure, ero sicura lo stesso che non si trattasse di una coincidenza. L’atteggiamento di Domhnall mi era sembrato ambiguo, quasi inquietante, fin da subito; e inoltre, che ragione c’era di tenere nascosto il suo vero cognome? C’era qualcosa sotto, qualcosa di importante, lo sentivo! E io dovevo scoprire cosa, per rispetto nei confronti di Niamh. Sentivo un filo rosso che legava il mio destino a quello della sfortunata fanciulla vissuta tanti anni prima, sentivo che dovevo renderle giustizia fino in fondo.


Mi annotai l’indirizzo della famiglia O’Brien, che era nella lettera, poi la rimisi a posto. Dopodiché chiusi l’appartamento, arrivai in biblioteca qualche minuto prima che finisse il turno di Domhnall, e rinfilai la chiave nella sua giacca. E poi via, a prendere il primo battello per l’isola di Jarlath: l’isola di cui era originario il ragazzo. Per fortuna non dovetti aspettare molto. Ci misi un’ora e mezza per arrivare all’isola, e per tutto il tempo quel cognome non fece che martellarmi in testa, facendomi quasi impazzire. Sbarcai con un’espressione da folle, penso, almeno da giudicare dalla faccia del signore a cui chiesi tutta agitata se sapeva dove abitasse la famiglia O’Brien.

“Certo che sì, quest’isola è abitata da poche famiglie ormai, e ci conosciamo tutti! Ma è successo qualcosa di grave? Non se lo meritano proprio, visto la disgrazia che hanno già vissuto…”

Io gli assicurai di no, lo ringraziai e seguii le sue indicazioni. Nella mia mente, accanto al cognome che mi ripetevo ossessivamente, echeggiava la parola “disgrazia”. Sembrava che quel cognome fosse legato a qualcosa di negativo, come una maledizione, come il destino della povera Niamh! In mezzo a questo turbine di pensieri, il mio cervello registrò distrattamente che mi stavo avventurando lungo un piccolissimo villaggio circondato da pendii verdi che cadevano a strapiombo nel mare blu scuro. Tutti gli edifici erano in pietra, non c’erano cartelloni pubblicitari, segnaletica o qualsiasi altro segno della civiltà moderna. I viottoli erano stretti e ad un certo punto il paesino diventava inaccessibile per le macchine. Dopo circa un chilometro di cammino mi trovai davanti alla casa indicatami dal signore che avevo incontrato al momento dello sbarco, e il campanello mi confermò che mi trovavo presso la famiglia giusta.


Suonai, col dito tremante. Non so cosa mi aspettassi di trovare, ma di certo quello che vidi fu uno degli shock più grandi della mia vita.
Davanti ai miei occhi, era venuta ad aprirmi… Niamh O’Brien!
Davvero, non scherzo. Era una ragazza identica alla fanciulla ritratta dal pittore preraffaellita Thomas Crawley. Stessi tratti del viso delicati, stessi lunghi capelli rossi e accesi come il tramonto, stessa carnagione lattea, stessi occhi verdi. Solo che non aveva la coroncina, e nemmeno il romantico vestito azzurro, ma era vestita come una ragazza dei nostri giorni: jeans e camicetta. Ma la sua bellezza fragile, e tuttavia luminosa, era la medesima del ritratto. Mi sorrideva cortesemente, senza dire niente, e con un’espressione di attesa.
Foto di Ailera Stone
Io ero senza parole, le lacrime agli occhi… le orecchie mi rombavano, e all’improvviso dei piccoli quadratini neri mi offuscarono la vista. Ebbi un giramento di testa che mi fece barcollare, così la fanciulla mi prese delicatamente sottobraccio e mi portò dentro casa, dove mi fece adagiare sul divano della sala da pranzo. 

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy

Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

domenica 17 marzo 2013

Concorso letterario "Il mondo in fiaba"


Cari amici di Colorare,

voglio parlarvi de "Il mondo in fiaba", un concorso letterario che mi piace per tre motivi:

1) E' dedicato al mondo della fiaba, che come sapete apprezzo e supporto da tempo, perché è una delle mie passioni
2) E' gratuito e non comporta tasse d'iscrizione
3) Cosa più importante, i proventi del libro che sarà pubblicato alla fine del concorso saranno interamente devoluti al progetto "Adottiamo una scuola" (Sud Sudan).

Il concorso è organizzato dall'Associazione Bondeko.
La finalità delle fiabe è quella di "arricchire l'immaginario personale e collettivo di nuovi personaggi, fantasie e informazioni e di sostenere lo scambio culturale come forma di integrazione sociale".
Si può partecipare scrivendo da una e tre fiabe, inedite o rielaborate dalle tradizione popolare. Potete trovare il regolamento completo e il modulo d'iscrizione in questa pagina.
La scadenza per l'invio è il 30 giugno 2013.

Io parteciperò, e voi? ;-)

lunedì 11 marzo 2013

La stella di luna - Ep. 6: Il segreto di Domhnall

Episodi precedenti:
1. Il mistero della stella - 2. In partenza per l'Irlanda - 3. Gente di Dublino - 4. Il cerchio delle fate - 5. La festa di mezz'estate


Episodio 6: Il segreto di Domhnall

Il Trinity College, foto di Vele Ivy
Il giorno dopo la festa, mi trovavo in biblioteca ad analizzare la leggenda irlandese: rileggevo in continuazione quelle righe alla ricerca della chiave dell’enigma, ma invece di trovare uno spiraglio accadeva l’opposto, perché ad ogni rilettura la mia confusione aumentava maggiormente. Inoltre, la mia mente non era mai stata meno lucida di quel frangente. Sì, perché la frustrazione nel constatare di non essere in grado di venire a capo del mistero dei bigliettini si aggiungeva alla frustrazione per i fatti accaduti la sera precedente… con il risultato che concentrarmi a dovere era praticamente impossibile. 
Mentre cercavo di raccapezzarmi in quel caos di pensieri, con le mani tra i capelli e un’espressione indubbiamente stralunata sul viso, mi accorsi che Agata si era avvicinata e si era seduta di soppiatto accanto a me. Notai che aveva una strana espressione sul viso, tra l’amareggiato e il cospiratorio (oltre ai segni della sbornia della sera precedente), di tanto in tanto lanciava occhiatine verso Domhnall intento a parlare con un paio di studenti. Provai a dirle qualcosa, ma lei scuotendo il capo mi fece segno di tacere, dopo qualche istante finalmente si decise a parlare, io ero sulle spine senza nemmeno comprenderne la ragione.

“Ginevra, tu devi sapere che non ci si può fidare di Domhnall. Lui è un bugiardo e ti ha mentito persino sul suo cognome” mi disse Agata senza giri di parole, sembrava  imbarazzata o vicina ad uno stato simile alla vergogna di sé. 

La osservai con un’espressione poco intelligente, senza capire l’entità delle sue rivelazioni. Che cosa mai poteva significare tutto questo? In che senso Domhnall mi aveva mentito? E soprattutto a quale scopo? Dopo aver riflettuto qualche momento, guardai Agata ma la ragazza aveva distolto lo sguardo: giocherellava nervosamente con la pagina del mio libro. Allora mi voltai verso l’enigmatico ragazzo oggetto di quella conversazione: era intento a sistemare alcuni libri, senza poter neanche solo lontanamente immaginare di essere al centro dei miei pensieri.
Biblioteca del Trinity College
Incerta sul da farsi alla luce di quelle notizie, infine mi alzai e percorrendo il breve tratto che ci separava, mi avvicinai a lui; notai che Domhnall si era accorto della mia presenza ma che palesemente mi stava ignorando, così senza fretta restai ad attendere in silenzio che finisse di sistemare i volumi sullo scaffale. Quando la cosa (indubbiamente secondo il suo punto di vista) si stava facendo ridicola o addirittura imbarazzante, si voltò verso di me e sbottò: 

-“Ti serve qualcosa?”

-“Io… ecco, io… ho bisogno di avere spiegazioni da te su una questione molto importante” risposi sentendomi in soggezione più del necessario.

Domhnall scosse la testa con espressione esasperata e senza perdere il suo solito glaciale contegno, mi rispose: 

-“Ascoltami bene, io sto lavorando e non posso perdere tempo ad intrattenermi in amabili conversazioni con te, quindi ti prego di scusarmi” e si voltò senza aggiungere nient’altro.

Ferita, più da tutto l’insieme dei suoi atteggiamenti nei miei confronti che non da quell’ultima frase sgarbata, me ne tornai al mio posto.  Notai a malapena che Agata se n’era andata senza nemmeno dire una parola. Provando a fingere risolutezza inforcai il mio libro con l’intenzione di immergermi nel mistero… volevo concentrarmi con tutte le mie forze, ma era difficile: ero troppo esausta e delusa per farlo. Inoltre, quanto mi aveva raccontato Agata continuava a ronzarmi nella testa, un ronzio impossibile da scacciare… Così quando mi accorsi che Domhnall si era allontanato in un’altra sala e in quel momento ero da sola fu un lampo, un impulso partito chissà da quali meandri del mio istinto: mi alzai e andai verso la giacca del ragazzo, frugai dentro alle tasche fino a trovare le chiavi del suo alloggio, poi senza guardarmi indietro recuperai le mie cose e uscii dalla biblioteca.

Mentre camminavo velocemente per le strade di Dublino non riuscivo a credere a ciò che avevo appena fatto! Di nuovo una cosa illegale! Le raccomandazioni di Allegra mi risuonavano nella memoria! Eppure, non potevo evitare di agire in quel modo: dovevo scoprire il segreto di Domhnall, a tutti i costi. Allungai il passo, consapevole che il suo turno di lavoro alla biblioteca sarebbe terminato dopo due ore, dandomi così il tempo di tornare indietro e rimettere le chiavi al loro posto prima che lui potesse accorgersene. Entrai in casa sua quasi in punta di piedi e in apnea, la casa era in penombra; l’ambiente era ordinato e tranquillo, pieno di libri e appunti. Un luogo che rifletteva pienamente la sobrietà della persona che vi abitava. A pensarci bene, in nessun altro posto se non lì avrei potuto comprendere meglio chi era davvero. 
Mi soffermai a lungo a curiosare in giro… una strana emozione nel petto… poi mi avvicinai alla scrivania notando alcune lettere accanto al computer. Le presi in mano con curiosità vedendo che provenivano da Harvard, poi ne rigirai una per leggere l’indirizzo del destinatario… e lo shock mi colpì in un istante: Mr Domhnall O’Brien… c’era scritto Mr Domhnall O’Brien
A tentoni trovai la sedia e mi sedetti nel vano, impossibile tentativo di riordinare le idee, ma il cuore martellante minacciava di spaccarmi il petto: quel cognome, quel cognome… non poteva essere solo una coincidenza! 

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy

Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

sabato 9 marzo 2013

Giornata Nazionale del Drago, 23 APRILE

La Giornata Nazionale del Drago è nata da un commento fatto al blog di Alfa (Il lago dei misteri).
Con orgoglio posso rivelarvi che il commento era mio, quindi ho una piccola parte un questo progetto che sta coinvolgendo blogger, associazioni e altri appassionati di narrativa fantastica!

Perché una Giornata Nazionale dei Draghi?
Per dirla con le parole di Alfa:
Perché il drago rappresenta...
... la potenza della fantasia narrativa, delle saghe e delle leggende ed è sano e opportuno coltivare queste virtù
... la forza selvaggia e primordiale della natura.

Per saperne di più vi rimando al Manifesto ufficiale della giornata!
Se volete essere dei nostri è semplice aderire: basta scrivere un post sul vostro blog o su Facebook, da pubblicare il 23 aprile, che è la data stabilita per la Giornata.
Il 23 aprile è il giorno di San Giorgio, che senza il Drago non sarebbe mai diventato così famoso, ed è anche la giornata dei libri! E' risaputo, infatti, come sia più facile incontrare questi potenti animali tra le pagine stampate piuttosto che nella realtà (per fortuna?).

Vi rimando alle modalità di adesione QUI.

Potete anche prelevare il logo qui sopra, opera della bravissima Ele, per pubblicizzare la giornata.

Aderite numerosi, W I DRAGHI!!!

lunedì 4 marzo 2013

La stella di luna - Ep. 5: La festa di mezz'estate

Episodi precedenti:
1. Il mistero della stella - 2. In partenza per l'Irlanda - 3. Gente di Dublino - 4. Il cerchio delle fate


Episodio 5: la festa di mezz’estate

Oggetto: Una strana serata…

Carissima Allegra,

eccomi a raccontarti la mia ultima avventura irlandese, questa volta ambientata in un castello colmo di fate e folletti!
No, non sono impazzita! Devi sapere che ieri sera sono andata con i miei nuovi amici ad una festa di mezz’estate a tema fantasy, tenuta appunto in un vecchio castello nel mezzo della campagna irlandese. Ora la tua prima domanda sarà: e tu come ti sei vestita? Da fata dei fiori! Ci ha pensato Carolyn, da vera dublinese DOC, a portare me ed Agata in un negozietto di abitini vintage a basso costo.
Foto di Vele Ivy
Loro due si sono prese dei vestiti color pastello, mentre a me hanno consigliato di prenderne uno rosso acceso, dicendomi che sta bene con i miei capelli castani scuri e gli occhi neri. Oltre a ciò, io ho creato delle coroncine di fiori per me e le mie amiche, e per la mia ho usato dei boccioli di rose rosse! Mi è tornato utile quel corso di “fai da te creativo” che abbiamo frequentato qualche anno fa, ti ricordi?
Una volta pronte siamo andate da Gregg che ci aspettava vestito da Leprechaun, il tipico folletto irlandese che qui è spesso rappresentato da artisti di strada/locandine/pupazzi etc. I capelli rossi ce li ha già ed in abbondanza, sono bastati una barbetta posticcia e un gran cappello verde a fare il resto. Agata ha subito chiesto dove fosse Domhnall, ma Gregg ha detto che ci potevamo avviare senza di lui perché era indeciso se venire o meno, eventualmente ci avrebbe raggiunti… io ho pensato che era logico che non venisse: non mi sembra proprio un tipo da feste.

Comunque il posto era meraviglioso, e faceva un certo effetto vedere tutta quella gente vestita da ninfe, gnomi e abitanti vari del Piccolo Popolo! C’era musica celtica suonata dal vivo, ovviamente, e un enorme prato contornato da candele faceva da pista da ballo. 
Foto di Ailera Stone
Subito mi si è avvicinato un tipo biondo chiedendomi se fossi italiana (è incredibile come nei paesi anglosassoni distinguano senza esitazione noi sud-europei). Ci siamo messi a ballare, e sarebbe stato anche piacevole, se non fosse che tra un ballo e l’altro il mio cavaliere si scolava ogni volta due pinte di Guinness! E di balli ne abbiamo fatti cinque! Quando gli ho detto che volevo tornare dai miei amici ha cominciato a diventare molesto, mi ha abbracciata dicendo che non poteva lasciarmi andare finché non gli avessi dato un bacio. Io non sapevo davvero cosa fare, ero sconcertata, e lui continuava a sbraitare! Improvvisamente ho visto una mano posarsi sulla spalla del ragazzo, e ho sentito qualcuno che diceva: 

“Ehi amico, ora è arrivato il mio turno.” 

Ma il biondo non ci pensava lontanamente a mollare la presa. Allora l’altra persona l’ha preso per la spalla e l’ha allontanato da me, facendolo cadere per terra (ubriaco com’era ci è voluto poco a fargli perdere l’equilibrio). A questo punto sono rimasta esterrefatta dallo scoprire che… il mio salvatore era Domhnall, vestito da elfo tolkeniano! Il biondo si è rialzato e tutto arrabbiato ha chiesto a Domhnall cosa volesse da me, e lui guardandomi ha detto che era un mio amico e che io potevo confermarlo. Io però non l’ho fatto, perché ero così sconvolta che continuavo a guardare prima l’uno e poi l’altro senza riuscire a dire niente. Allora Domhnall, col suo tipico carattere paziente, si è girato dicendomi: 

“Se vuoi rimanere con quell’ubriacone fai pure” e ha fatto per allontanarsi. Io ho pensato al male minore, così l’ho raggiunto e praticamente mi sono buttata tra le sue braccia per ballare! E’ stata una serata strana…
Ginevra disegnata da Vele Ivy
…per di più, il mio nuovo cavaliere non era per niente loquace come l’altro, anzi, anche in quel frangente evitava il mio sguardo e non mi parlava. Allora mi sono fatta coraggio e per rompere il ghiaccio ho detto: “Go raibh maith agat”, cioè “Grazie” in gaelico. 
Lui senza fare una piega ha risposto “You’re welcome” in inglese, e a questo punto ho deciso di fargli il seguente discorso, in gaelico:

“Sai, non sono una semplice turista che sa solo una parola in gaelico. Io questa lingua la parlo e la capisco piuttosto bene perché l’ho studiata all’università. Ed è buffo, perché tutti mi dicevano che era una perdita di tempo, invece è utilissimo conoscerla!”

Con una certa soddisfazione ho notato che a questo punto Domhnall si è visto costretto a guardarmi, e anche spalancando gli occhi. Di sicuro stava pensando che avevo capito la frase detta ad Agata durante la gita ad Howt. È stato solo un attimo di turbamento, dopo di che mi ha chiesto, un po’ strafottente: 

“E che altro sai fare, oltre parlare gaelico, rubare antichi manoscritti e scoprire cerchi di fate?” 

E io, prontamente: 

“Bè, per esempio sono appena riuscita a tirare fuori una battuta di spirito dal tenebroso Domhnall McCarthy!”

Devo averlo preso alla sprovvista perché a quel punto, che tu ci creda o no, l’ho visto ridere! E ti garantisco che ha tutto un altro aspetto quando ride sinceramente, sembra quasi carino. Allora ne ho approfittato per chiedergli il perché di quella frase ad Howt, e in generale il perché dell’antipatia nei miei confronti. Lui ha cominciato una spiegazione un po’ vaga, qualcosa come: 

“Il problema è un altro, non è che tu non mi piaccia… ma ci sono altre cose che impediscono…” 

Che impediscono cosa? Non lo so, perché proprio in quell’attimo è arrivata Agata molto agitata, dicendo che aveva bevuto troppo e si sentiva male: aveva cercato Carolyn e Gregg ma loro si erano appartati, e ora le dispiaceva interrompere noi… Domhnall ha subito detto che non stava interrompendo niente (e ti pareva) e riprendendo il suo solito contegno ha deciso che bisognava tornare a casa immediatamente. L’ha aiutata a raggiungere la macchina e insieme siamo tornati a casa di Agata, e io mi sono fermata a dormire da lei per aiutarla nel caso si fosse sentita di nuovo male.
E qui finisce la mia strana serata di mezz’estate!

Un abbraccio e alla prossima,

Ginny

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy

Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!