"Le anime più pure e più pensose sono quelle che amano i colori" (I. Ruskin)

lunedì 29 aprile 2013

La stella di luna - Ep. 13: Il sorriso di Réaltàn

Episodi precedenti:
1. Il mistero della stella - 2. In partenza per l'Irlanda - 3. Gente di Dublino - 4. Il cerchio delle fate - 5. La festa di mezz'estate - 6. Il segreto di Domhnall - 7. Alla volta di Jarlath - 8. Un arrivo imprevisto - 9. La storia di Réaltàn - 10. Il medaglione - 11. La pergamena - 12. Mr Puck


Episodio 13: Il sorriso di Réaltàn

Mentre stavamo tornando a casa, non potei trattenermi dall’esaminare il medaglione che tenevo tra le mani. Quell’oggetto così pieno di significati nascosti  era magico… osservarlo m’incantava, mi avvinceva a sé, m’ipnotizzava, quasi. 
Era l’oggetto più bello che avessi mai visto: e sembrava davvero una stella lunare, splendida e luminosa.

Trattenendo il respiro e con mani tremanti, mi decisi a scoperchiarlo e fu allora che l’ondata di mille emozioni mi travolse: al suo interno trovai una ciocca di capelli neri, i capelli di Thomas Crawley. Li sfiorai con un dito, incapace di respirare normalmente. Non riuscivo a credere che stavo sfiorando i capelli del disperato pittore folle innamorato di una fata! Presi la ciocca di capelli nel palmo della mia mano e la osservai ancora per lunghissimi minuti, incurante del fatto che stavo camminando senza guardare la strada; poi mostrai quel tesoro a Domhnall.

-“Prima della tua scoperta nessuno della famiglia era mai riuscito a scoprire di chi fossero quei capelli. Non ne conoscevamo né l’origine né la storia. A dire il vero, non sapevamo nemmeno che il medaglione fosse appartenuto a Niamh… tutto quello che sapevamo era che questa collana apparteneva agli O’Brien da generazioni e generazioni, quindi abbiamo sempre ritenuto che i capelli appartenessero a qualche nostro trisavolo” mi spiegò lui.

Appena arrivati a casa, senza perdere tempo andammo direttamente da Réaltàn, che sedeva vicino alla finestra e stava riattaccando un bottone ad una camicetta, quando si accorse del nostro arrivo, alzò la testa dal suo lavoro e ci osservò con curiosità. Mi avvicinai e col cuore pieno di gioia, aprii le mani porgendole il tesoro che vi era custodito. Alla vista del medaglione, il volto di Réaltàn s’illuminò all’istante e si aprì al più delizioso, sincero e genuino sorriso che avessi mai visto.
Foto di Ailera Stone
Si alzò in piedi e facendo cadere la camicetta, prese il medaglione e dopo averlo guardato qualche istante se lo strinse al petto. 
Quando quel primo momento di gioia si fu placato, Domhnall invitò la sorella ad ascoltare attentamente quanto avevamo da dirle, quindi io iniziai a raccontare a Réaltàn ogni cosa. Del dipinto di Thomas Crawley, della mia casuale scoperta al museo di Oxford, della lettera di Waterhouse, di Niamh e Thomas, de La belle dame sans merci… e soprattutto del fatto che lei era la copia esatta di Niamh. 
A quel punto, Domhnall sparì in un’altra stanza per riemergerne pochi minuti dopo con in mano una pagina di quotidiano che mostrò alla sorella: Réaltàn rimase a bocca aperta quando posò lo sguardo sul ritratto di Niamh O’Brien. Era come se si stesse guardando allo specchio. Dapprima sembrò confusa, dibattendosi nel tentativo di fare chiarezza nel mezzo di tutte quelle rivelazioni… poi, dopo qualche istante, senza tradire nessun turbamento, mi abbracciò con tutta la tenerezza del mondo; infine con le lacrime di commozione agli occhi e un nuovo, raggiante sorriso se ne andò portando con sé la collana e la pagina di giornale. Mi voltai verso Domhnall e con lo sguardo gli chiesi cosa sarebbe accaduto.

-“Starà bene, non preoccuparti”
Foto di Ailera Stone
Improvvisamente mi sentii incredibilmente stanca… a causa della notte insonne, della missione di recupero della collana e soprattutto per tutte le emozioni accumulate in poche ore. Mi strofinai il volto con le mani, come per scacciare la stanchezza. Poi guardai Domhnall e notai che anche lui aveva un’aria stanca. Sentendosi osservato, alzò gli occhi verso di me… ci guardavamo in silenzio ed è inspiegabile la sensazione che provai, eppure era così: per la prima volta non c’era ostilità da parte sua nei miei confronti, non era il solito ragazzo tormentato, appariva rilassato come non mai. Quella era la primissima volta che mi sentivo davvero a mio agio con lui, non l’avevo mai sentito così vicino. E la cosa incredibile è che percepivo che anche lui stava pensando la medesima cosa! Mi si avvicinò e mi scostò una ciocca di capelli mettendomela dietro l’orecchio.

-“Grazie. Grazie per quello che hai fatto per mia sorella e per la mia famiglia” disse con serietà, “Era dalla morte di Liam che non vedevo Réaltàn sorridere in quel modo” fece una pausa, poi riprese “Sai, io stesso fatico a crederlo… ma tra tanti, proprio una ficcanaso come te è riuscita ad aiutare tutti noi. Il fatto è che all’inizio non sopportavo la tua esuberanza, il tuo carattere così vulcanico ed eccessivo, ma poi ho capito che è proprio questo ad attrarmi di più in te…” sapevo che non era facile per lui dire quelle parole, sapevo che la sua indole introversa gli rendeva difficile esternare i suoi pensieri e sentimenti, per questo apprezzai ciò che mi aveva detto.

-“Domhnall, chiedevo solamente questo: che tu mi dessi una possibilità, che imparassi ad avere fiducia in me…” mi sentii assurdamente felice in quel momento, senza capirne la ragione.

Lui deviò lo sguardo, sembrava che cercasse parole che tardavano ad arrivare, poi tornò a guardarmi: “Ginevra, io non sono bravo in queste cose… sono un tipo scontroso e dal carattere non sempre facile, lo so…”

-“Spesso e volentieri sei scostante, a tratti sei antipatico e generalmente sei un ragazzo impossibile…” aggiunsi io con un sorriso divertito, lui mi lanciò un’occhiata accigliata, poi la sua espressione si fece incerta.

-“Lasciami finire…” aggiunse.

-“Va bene così, non mi devi ringraziare ulteriormente, non ce n’è bisogno” gli dissi con dolcezza. Forse fu proprio il mio tono dolce o chissà che altro, fatto sta che accadde: lui mi sorrise! Il primo vero sorriso che avessi mai visto sul suo volto! Dapprima incerto e titubante… in seguito vero e sincero. In quell’istante mi resi conto di non aver mai visto un ragazzo più bello di lui. Quella consapevolezza durò poco… perché Domhnall, a quel punto, s’inchinò e mi baciò sulle labbra, con tutta la passione del suo cuore tenebroso, stringendomi forte a sé. Tutto il mondo sparì in un attimo dalla mia vista.
Disegno di Vele Ivy

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy


Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

NON PERDETEVI L'EPISODIO CONCLUSIVO LUNEDI' PROSSIMO! SARA' IL GRAN FINALE DE "LA STELLA DI LUNA"!!

mercoledì 24 aprile 2013

La stella di luna - Ep. 12: Mr Puck

Episodi precedenti:
1. Il mistero della stella - 2. In partenza per l'Irlanda - 3. Gente di Dublino - 4. Il cerchio delle fate - 5. La festa di mezz'estate - 6. Il segreto di Domhnall - 7. Alla volta di Jarlath - 8. Un arrivo imprevisto - 9. La storia di Réaltàn - 10. Il medaglione - 11. La pergamena


Episodio 12: Mr Puck

Il mattino seguente mi alzai prestissimo e mi vestii in fretta, poi uscii dalla mia stanza e scesi le scale senza fare rumore: non volevo essere scoperta da nessuno, dal momento che desideravo tornare a missione compiuta col medaglione per fare una sorpresa a Réaltàn. Avevo già messo la mano sulla maniglia della porta e stavo per aprirla quando sentii un rumore alle mie spalle: mi girai di sottecchi. Era Domhnall.

-“Ginevra, sono le 7, dove diavolo stai andando a quest’ora?” mi chiese con un’espressione tra il perplesso e l’accigliato.

Imprecando silenziosamente tra me e me al pensiero che tra tutta la famiglia proprio lui doveva cogliermi in flagrante, cercai di non mostrarmi colpevole: -“Potrei farti la stessa domanda…”
Foto di Ailera Stone
-“Ecco, non riuscivo a dormire… “ farfugliò, poi riprese “… e comunque in casa mia sarò pur libero di alzarmi all’ora che preferisco!” ad un certo punto notò ciò che avevo in mano e indicandolo continuò a parlare “Quello che cos’è? Che cos’hai in mente, stavolta?” sospirò con esasperazione.

Guardai la pergamena che tenevo in mano, un brivido mi corse lungo la schiena. Non avevo scelta: dovevo confessargli ogni cosa. Facendomi coraggio, mi schiarii la voce e gli illustrai il mio piano per recuperare il medaglione, lui mi ascoltò in silenzio, il volto una maschera enigmatica. Quando terminai di esporgli il piano mi chiese di vedere la pergamena che io gli porsi, la esaminò qualche istante, poi tornò a guardarmi:

-“E tu pensi davvero che funzionerà? Nessuna persona con un minimo di sale in zucca scambierebbe un foglio ingiallito col tè per una antica pergamena!”

-“Evidentemente stai sottovalutando le mie capacità di persuasione!” risposi offesa “Comunque, non intendo discutere delle possibilità di successo del mio piano con te! Sono intenzionata ad andare fino in fondo, o almeno farò il possibile per riportare il medaglione alla sua legittima proprietaria: tua sorella. Perciò, se non ti dispiace, io ora ho da fare…” mi girai e afferrai nuovamente la maniglia della porta, mentre l’aprivo lo sentii sbuffare.

-“Ok, ti accompagno da Mr Puck…” disse e a quelle parole mi voltai a guardarlo con un sorriso stampato in faccia, “… ma ti avverto, lo faccio solo per gustarmi tutta la scena!”

Dopo aver camminato per quasi mezz’ora, arrivammo davanti alla casa di Mr Puck: l’anziano antiquario viveva in un enorme edificio a due piani dove gli stili architettonici si mischiavano tra loro, creando un effetto alquanto bizzarro; doveva essere tanto ricco quanto stravagante. Giunti davanti alla porta, senza perdere tempo suonai il campanello. 
Ci venne ad aprire quella che doveva essere una domestica, una corpulenta signora di mezza età con un sorriso bonario, che ci condusse nello studio del padrone di casa. La donna ci fece entrare nella stanza dove trovammo Mr Puck, un uomo dai capelli bianchissimi di età compresa tra i 90 e i 120 anni intento a studiare un libro aiutandosi con una lente d’ingrandimento. Quando il vecchietto si accorse di noi, dimostrando uno spirito vivace davvero notevole, si alzò e ci venne incontro.

-“Benvenuti. Come posso esservi utile?” chiese, dopo averci indicato le poltrone di cuoio dove sederci.

-“Ecco, Mr Puck, io mi chiamo Ginevra Baroni e sono….” Iniziai a dire, ma a quelle parole una luce baluginò negli occhi del vecchietto, dopo di che si alzò  nuovamente e venendomi vicino mi prese entrambe le mani.

-“La famosa Ginevra? Ginevra Baroni in casa mia, quale onore! Io sono un suo fervente estimatore, con quale emozione ho seguito la sua scoperta l’anno scorso! Incredibile, Ginevra Baroni in casa mia, incredibile! Una così attenta scopritrice di tesori  e antichi misteri, sotto il mio tetto!” gridò con entusiasmo.

Domhnall ed io ci scambiammo un’occhiata sconcertata: nessuno dei due si sarebbe mai aspettato un’accoglienza così pomposa da parte dell’anziano antiquario! Più l’uomo mi faceva i complimenti più faticavo a trattenere le risate e con la coda dell’occhio mi accorsi che persino Domhnall il Tenebroso tratteneva a stento un sorriso divertito.

Dopo aver bevuto il tè e mangiato i pasticcini che Mr Puck ci aveva offerto e soprattutto dopo essersi riavuto dall’emozione per aver conosciuto nientemeno che la famosa Ginevra Baroni, l’uomo si rimise seduto e mi chiese a cosa doveva l’onore della mia visita.

-“Ehm… ecco, le ho portato qualcosa” gli porsi la pergamena, Mr Puck la prese in mano e aiutandosi con la lente d’ingrandimento iniziò ad esaminarla “Ho trovato questo antico documento durante le mie ricerche e avendo sentito parlare di lei come di un grande esperto… ho ritenuto che fosse lei la persona giusta per avere cura di un simile tesoro…”

-“Yeats! Non posso crederci, non posso crederci!” gridò l’anziano, guardandomi dopo qualche minuto, “Una pergamena autografa del poeta, non posso crederci!” era sempre più confuso ed emozionato, rilesse il testo ancora e ancora e infine sbottò “E lei, signorina Baroni, lo sta dando a me?”

-“Certo, non riuscirei ad immaginarlo in mani più sicure” dissi, cercando di mantenermi seria e professionale.

-“Anche se io non mi ritengo degno di custodire un tesoro scoperto da Ginevra Baroni in persona… tuttavia, sarebbe scortese da parte mia rifiutare un tale onore…” posò sia il foglio sia la lente e mi guardò con improvvisa serietà “Come posso sdebitarmi?”

Feci vagare lo sguardo lungo la stanza: era piena di libri e oggetti antichissimi, una quantità di roba che nemmeno in un museo avrebbe trovato posto; ad un certo punto, la mia attenzione si posò su una vetrina in cui individuai ciò che stavo cercando: il medaglione a forma di stella. Assunsi l’aria più innocente del mondo e parlai.

-“Mi piacerebbe avere quel medaglione… Sì, potrei cederle la pergamena in cambio della collana, che mi pare essere di poco valore…”

Mr Puck si voltò a guardare la collana, poi con aria titubante mi rispose: -“Il fatto è che quel medaglione mi è costato una considerevole somma di denaro e l’ho comprato da meno di due anni…”

-“Oh, avrei così tanto desiderato averlo… “ fingendo delusione, mi alzai e rivolgendomi a Domhnall dissi “E’ meglio se ora andiamo, non credo di riuscire a sopportare la vista di quella bella collana e il pensiero che non sarà mai mia…”

A quel punto, Mr Puck scattò in piedi e mi venne incontro: 

-“Un momento!” detto questo andò verso la vetrina, la aprì e ne estrasse la collana, poi si avvicinò e me la mise delicatamente in mano, -“Non oserei mai fare un torto alla signorina Baroni, la collana è sua e non parliamone più” mi sorrise dolcemente. Lanciai un’occhiata a Domhnall quasi incredula per essere riuscita nel mio intento e anche lui lo era.

-“Lei mi ha reso felice, Mr Puck!” lo ringraziai con sincerità “Mi raccomando, tenga la pergamena al sicuro e soprattutto non la mostri mai a nessun esperto: se si venisse a scoprire della sua esistenza, in quanto patrimonio dell’umanità, gliela porterebbero via per esporla in un museo”. 

Mi accorsi che Domhnall stava scuotendo la testa con aria sconcertata, ma non m’importava: ero riuscita a riavere la collana e il resto non aveva importanza. Dopo aver salutato Mr Puck, la domestica ci stava accompagnando alla porta, un attimo prima di varcare la soglia ci sentimmo chiamare e girandoci vedemmo l’anziano antiquario venire verso di noi.

-“Aspettate un attimo, mi sono ricordato di una cosa” disse.

Per un attimo pensai che Mr Puck si fosse accorto dell’imbroglio! Guardai Domhnall che si era fatto più pallido del solito e con un’espressione accigliata mi sussurrò all’orecchio: -“Lo sapevo che questa era una follia!”

Mi schiarii la voce e mi preparai al peggio: -“Mr Puck, lasci che le spieghi come mai noi…” ma non mi diede il tempo di terminare la frase.

-“Signorina Baroni, prima di andarsene deve assolutamente farmi un autografo!”

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy


Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

martedì 23 aprile 2013

Storie di draghi: Drilla la splendente

Cari amici,

oggi il vostro Gnomo del rosmarino vi racconterà una storia in onore della Giornata Nazionale del drago.
Tutto il mondo fatato è in festa per questa bella iniziativa!

Chi ricorda il post "Draghi e Gnomi", che ho condiviso con voi l'anno scorso?
Potete leggerlo QUI.
In quell'occasione avevo nominato Drilla la Splendente, primogenita del drago Smulf.


Come mai questa draghetta venne chiamata con l'appellativo "La Splendente"?
Ebbene, tutto cominciò  quando la sua mamma era in dolce attesa: presa da una voglia irresistibile di latte d'unicorno e miele, sbagliò il vasetto e invece del miele usò un cucchiaio di polvere di fata... quando venne alla luce Drilla, tutti rimasero abbagliati perché la piccola brillava di luce fatata!

Diventò una bella draghetta, sensibile ma anche coraggiosa.
Come tutti sanno contribuì alla liberazione del Bosco Sacro;  il suo carattere forte, inoltre, la portò a compiere un'altra celebre impresa, che ora vi racconterò.

Un giorno Drilla e gli altri abitanti del Bosco vennero a sapere che in un villaggio di umani, poco lontano dalla loro città incantata, si stava consumando un pericoloso dramma, originato dall'amore tra il capovillaggio Marius e la strega Brunild. I due erano stati amanti per diversi anni e Brunild aveva fatto prosperare la comunità umana, insegnando la coltivazione della mela Purpurea. Questo frutto ha proprietà medicinali portentose e inoltre produce una marmellata deliziosa. In breve tempo tutta l'economia del villaggio si convertì alla coltivazione della mela Purpurea.

Al culmine della ricchezza, Marius lasciò Brunild per sposare una donna meno affascinante ma imparentata con un potente alleato. La strega decise di abbandonare per sempre il mondo degli umani e ritirarsi nell'isola di Avalon, ma prima si vendicò lanciando un incantesimo sul villaggio: oscurò il sole per tutto il periodo di raccolta delle Purpuree.
Il villaggio si trovò così impossibilitato a raccogliere i frutti dell'unica fonte di sostentamento! Tutto ciò rischiava di creare una terribile carestia.

Al Bosco Sacro, intanto, si stava discutendo dell'accaduto. C'era chi voleva aiutare gli umani e chi invece sosteneva che non era il caso di intromettersi, perché quella era la giusta punizione per la fredda e calcolatrice malvagità di Marius.
Drilla si accorse che tali discussioni non sarebbero mai finite, perciò decise di fare di testa sua. Uscì dal sacro bosco e per tre giorni e tre notti - cioè per tutta la durata della raccolta delle Purpuree, che potevano essere colte solo tre giorni all'anno - volò senza sosta sopra le coltivazioni umane. La sua luce fatata rischiarò il cielo e gli umani poterono completare la raccolta... il villaggio era salvo!

Drilla tornò a casa carica di deliziose mele Purpuree, dono di riconoscenza da parte degli uomini, ma non fu l'unica cosa che guadagnò.  Il drago del Monte Roccioso, infatti, assistette alla sua impresa e si innamorò perdutamente di lei. La chiese in sposa e i due si stabilirono nel Bosco Sacro.

Erano una coppia davvero affiatata e col loro coraggio contribuirono alla riuscita di molte difficili missioni a favore del Bosco.
Drilla diventò una delle draghesse più famose di tutti i tempi.
Lei e il Drago del Monte ci misero un po' di tempo prima di ricevere il dono di un erede (250 anni) e quando finalmente nacque fu organizzata una festa lunga sette giorni e sette notti. Il loro unico figlio, chiamato Smig Il Desiderato, era imponente come il padre e splendente come la madre. Divenne un drago dalla grande saggezza e rettitudine... ma questa è un'altra storia.

Buona Giornata del Drago a tutti,

Lo Gnomo del Rosmarino

lunedì 15 aprile 2013

La stella di luna - Ep. 11: La pergamena

Episodi precedenti:
1. Il mistero della stella - 2. In partenza per l'Irlanda - 3. Gente di Dublino - 4. Il cerchio delle fate - 5. La festa di mezz'estate - 6. Il segreto di Domhnall - 7. Alla volta di Jarlath - 8. Un arrivo imprevisto - 9. La storia di Réaltàn - 10. Il medaglione


Episodio 11: La pergamena

Quella notte fu agitatissima. Avevo svelato il mistero della “stella di luna”, ma la chiave di tutto, il medaglione, non era più in mano della famiglia O’Brien… dopo tutte le traversie che aveva subito! Dopo essere passato dalle mani di Niamh, attraverso tutte le fanciulle O’Brien, fino alla nonna Diana e alla dolce Réaltàn… ora era in possesso di un antiquario da quattro soldi.
Lanciai un’occhiata alla tazza di tè sul comodino, ero già abbastanza agitata senza bisogno di teina. Cercai di coricarmi sul morbido letto: le lenzuola erano orlate di pizzo, come le tende alle finestre; su un angolo c’erano una brocca ed un catino di porcellana per la toeletta mattutina, e sull’altro c’era uno scrittoio di inizio ‘900 con sopra una pila di fogli immacolati, pennino e calamaio. Era tutto così delizioso e così retrò! In condizioni normali avrei gioito nel trovarmi in quel posto.

Chiusi gli occhi, e subito nella mia mente si materializzò l’immagine del medaglione d’opale, la stella di luna. La stella che apparteneva legittimamente a Réaltàn Diana… sì, questo era il suo nome completo. Una “piccola stella” che portava come secondo nome quello dell’antica dea della luna. Combaciava tutto! La collana doveva ritornare a lei, ad ogni costo!
Mi drizzai seduta, e il mio sguardo vagò nuovamente nella stanza in cerca d’ispirazione. Sul comodino c’era il tè, e sullo scrittorio carta e calamaio. Mi tornò in mente il corso di “fai da te” creativo frequentato con Allegra, e un’idea piuttosto folle e quindi irresistibile si fece strada in me.
Mi sedetti allo scrittoio e intinsi il pennino nel calamaio. Dunque, che genere di cose poteva interessare ad un collezionista di antichità un po’ credulone? Secondo me era il genere di persona fissata con l’esoterismo. Mi tornò in mente un libro letto qualche tempo prima, “Il crepuscolo celtico” di W. B. Yeats, che parlava del Popolo Fatato e delle visioni che il grande poeta aveva avuto a riguardo.
…sono gente come noi ma più di bell’aspetto, e tante, tante volte lei è andata alla finestra per osservarli guidare i loro carri nel cielo, o alla porta per ascoltarli cantare e danzare di fuori.
H. Huges, Midsummer Eve
Mi era veramente rimasto impresso quel libro, intessuto di folklore e misticismo.
La mia fantasia vagò a briglie sciolte, e cominciai ad immedesimarmi nel buon Yeats, descrivendo in prima persona il suo incontro con una bellissima veggente dai capelli dorati e gli occhi blu come il cielo notturno, che gli aveva posato una mano sul cuore permettendogli di vedere immagini della Gente Fatata… un corteo di fate in groppa ad unicorni argentati, guidato dalla Regina delle Fate, che aveva una veste intessuta di rugiada.
Vi risparmio gli altri particolari; ovviamente Yeats non avrebbe mai scritto un testo come quello, ma ormai ero in preda all’ispirazione e niente era in grado di fermarmi!
Quando l’inchiostro si fu asciugato, versai il tè nel catino di porcellana e immersi il foglio lì, per il tempo necessario a farlo assomigliare ad un’antica pergamena. Come tocco finale, bruciai un po’ gli angoli del foglio con un accendino. Infine guardai l’opera: l’aspetto era anticato, la grafia svolazzante mi pareva adatta a uno come Yeats, così come la firma fasulla… era perfetto!! Ad un occhio impressionabile sarebbe sembrato un documento di grande valore.

Cercando di non pensare ad Allegra che mi avrebbe rimproverata di essere diventata anche una falsaria, oltre che una trafugatrice di antichi manoscritti, misi a punto il mio piano. L’indomani sarei andata da quel Mr. Puck e, spacciando quel foglio come l’unica copia esistente al mondo dell’incontro del poeta Yeats con la veggente dagli occhi blu, avrei convinto quel vecchietto a scambiarlo con il medaglione di Niamh, di appurato minor valore rispetto alla pergamena autografa del poeta!

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy


Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

NOTA IMPORTANTE: IL PROSSIMO EPISODIO SARA' PUBBLICATO MERCOLEDÌ  24 (SEMPRE ALLE 20.00) ANZICHÉ  LUNEDÌ 22

lunedì 8 aprile 2013

La stella di luna - Ep. 10: Il medaglione

Episodi precedenti:
1. Il mistero della stella - 2. In partenza per l'Irlanda - 3. Gente di Dublino - 4. Il cerchio delle fate - 5. La festa di mezz'estate - 6. Il segreto di Domhnall - 7. Alla volta di Jarlath - 8. Un arrivo imprevisto - 9. La storia di Réaltàn


Episodio 10: Il medaglione

Finita la cena, dopo aver aiutato la signora O’Brien e Réaltàn a riordinare in cucina – tra lo sconcerto di Domhnall che non smetteva di lanciarci occhiate incredule, ma d’altro canto non era mica colpa mia se lui era l’unico membro della sua famiglia a cui stavo antipatica! –, guadagnammo tutti il salotto, dove Mr O’Brien stava leggendo un libro, alzò lo sguardo dalla pagina per sorridermi con complicità… mentre accanto a lui il figlio aveva sul volto la solita espressione accigliata – che ragazzo impossibile! 
Il salotto era piccolo ma ordinato, pulito e soprattutto pieno di calore e di “aria di casa”; cercai di osservare l’ambiente con discrezione senza dare l’impressione di essere morbosamente curiosa e non potei evitare di notare la straordinaria quantità di oggetti stipati in quel piccolo spazio, perlopiù cimeli di famiglia: soprammobili di ceramica, vasi, quadri, libri dalle copertine consumate e anche moltissime fotografie sbiadite e ingiallite.

-“Puoi avvicinarti ed esaminarle, se vuoi!” mi disse la signora O’Brien, quando si accorse che mi stavo sporgendo dal bracciolo della poltrona per vedere meglio una serie di fotografie sul tavolino lì vicino.

-“Oh… ma io… non vorrei essere invadente…” risposi imbarazzata.

-“Invadente tu? E quando mai lo sei stata?” mi punzecchiò Domhnall.

Prima di poter ribattere, mi sentii prendere la mano: era Réaltàn che con una espressione piena di tenerezza sul viso m’invitava a mettere da parte qualsiasi riserva, quindi incurante dello sguardo tutto fulmini e saette del fratello, mi alzai. 
Le fotografie ritraevano la famiglia nel corso degli anni: c’erano foto del matrimonio dei signori O’Brien, momenti di vacanze, Réaltàn al mare e a scuola e persino un Domhnall bambino con una camicia a righe e un’espressione imbronciata! Allora era vero che era sempre stato così: già da piccolo aveva un caratteraccio! Esaminando gli altri scatti presenti nella stanza, mi avvicinai ad una serie di fotografie in bianco e nero e seppiate che dovevano ritrarre sicuramente i parenti dei signori O’Brien, c’erano bellissime immagini che illustravano stralci di vita irlandese dagli anni Quaranta agli anni Sessanta e Settanta. 
Ad un certo punto, la mia attenzione si focalizzò su una foto straordinaria: ritraeva una fanciulla dal viso bellissimo e dai folti capelli, indossava un grande cappello e portava al collo una collana dall’aria molto antica e preziosa, una specie di medaglione a forma di stella. Il volto della donna era solare e fresco, con tratti quasi regali e delicatissimi. Mi chiesi chi potesse mai essere.
Disegno di Vele Ivy
-“Quella era mia suocera Diana all’età di 21 anni, poco dopo le nozze con il padre di mio marito” mi spiegò la signora O’Brien prendendo in mano il portafoto per farmelo vedere più da vicino.

-“Era molto bella”

-“Era considerata la più bella ragazza di tutta Jarlath” mi sorrise, poi m’indicò un particolare “Vedi la collana? Quello tra tutti i cimeli di famiglia era il più prezioso, per generazioni e generazioni è passato in eredità alle ragazze O’Brien…”

Notai che a quelle parole Réaltàn era diventata nervosa e dopo pochi istanti si alzò per andare a rifugiarsi in cucina. Non riuscii a capire il perché di quel repentino cambiamento di umore. Guardai la signora O’Brien: anche lei era diventata improvvisamente triste.

-“Réaltàn aveva un rapporto speciale con la nonna, stavano sempre insieme… “ m’indicò una serie di foto che ritraevano la bimba in braccio alla signora col ciondolo, “Quando mia figlia ha compiuto 18 anni mia suocera le ha regalato il medaglione a forma di stella accompagnandolo ad un biglietto che diceva ‘Una stella per la mia piccola stella’ perché devi sapere che questo è il significato del nome Réaltàn, piccola stella.”

-“Per Réaltàn sarà stato come ricevere un tesoro prezioso” dissi.

-“Era così, in effetti. Soprattutto dopo la morte della nonna, avvenuta pochi mesi dopo. Ma purtroppo dopo l’incidente, per far fronte alle ingenti spese mediche che abbiamo dovuto affrontare per la sua riabilitazione, siamo stati costretti a vendere la collana”

-“Che cosa terribile!” esclamai sinceramente dispiaciuta, ricordando che poco prima lo stesso Domhnall me ne aveva accennato.

-“Mia figlia ha sofferto molto, preferiva stare male piuttosto che separarsi dal dono ricevuto dalla nonna, ma non potevamo fare altrimenti. E’ stata una decisione dolorosa ma inevitabile: con la vendita della collana abbiamo ricavato molti soldi e abbiamo potuto curare Réaltàn al meglio. Abbiamo ceduto il medaglione ad un eccentrico antiquario della zona, Mr Puck, un vecchietto molto ricco ma anche credulone e spesso vittima di raggiri visto che tende a credere alla rarità e antichità di qualsiasi oggetto gli venga sottoposto” finì di raccontare, mentre riponeva la cornice portafoto al suo posto.

Prima di ritirarmi nella stanza che mi avevano messo a disposizione per la notte, Réaltàn uscì dalla cucina con in mano una tazza di tè che mi porse, la presi e notai che sembrava aver assunto un’espressione più serena; con un lieve sorriso di commiato si sbrigò a salire le scale. Attenta a non versare il tè, entrai in camera mia e poggiai la tazza sul comodino mentre accendevo la luce. Mi sedetti sul letto e iniziai a pensare alla foto di Diana: il fatto è che da quando l’avevo vista una strana sensazione si era fatta largo in me, c’era qualcosa che mi sfuggiva… ma che era lì a portata di mano, me lo sentivo. 
Ripensai al medaglione a forma di stella, che doveva quasi sicuramente essere di opale a giudicare dalla luminosità che pareva emanare in foto. Uno strano ticchettio nella testa non mi dava tregua… cosa intendeva suggerirmi? Un medaglione a forma di stella fatto di opale… l’opale viene chiamato anche pietra di luna… Infine, la lampadina mi si accese e scattai in piedi incredula!

“Ti lascio un pezzo di cielo: nella stella di luna è racchiusa una parte di me”
“E’ qui con me, la posso toccare. La tua stella lunare brilla sul mio cuore!”

Ecco qual era il mistero dei biglietti di Niamh e Thomas: non si riferivano ad una leggenda, ma ad un oggetto, ad una collana, a quella collana! Non stavo più nella pelle all’idea di aver finalmente risolto l’enigma! 
Mi sedetti di nuovo e con calma iniziai a riflettere: se la collana apparteneva a Niamh, l’aveva lasciata ad una sorella o ad un fratello prima di partire per l’Austria? Oppure l’aveva portata con sé a Vienna e in seguito era stata Kathleen a recuperarla insieme al ritratto? La mia testa si stava riempiendo di mille ipotesi… non ultimo il pensiero che trattandosi di un medaglione forse al suo interno era nascosta una ciocca di capelli di Thomas o qualcosa del genere visto che nel biglietto lui si riferiva a “Una parte di me”. 
Mi sentivo così euforica… ma pian piano l’entusiasmo iniziò a scemare quando mi ricordai che la collana era stata venduta ad un antiquario, evento che aveva profondamente addolorato Réaltàn. 

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy


Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

lunedì 1 aprile 2013

La stella di luna - Ep. 9: La storia di Réaltàn

Episodi precedenti:
1. Il mistero della stella - 2. In partenza per l'Irlanda - 3. Gente di Dublino - 4. Il cerchio delle fate - 5. La festa di mezz'estate - 6. Il segreto di Domhnall - 7. Alla volta di Jarlath - 8. Un arrivo imprevisto


Episodio 9: La storia di Réaltàn

Réaltàn non è sempre stata così – cominciò Domhnall – una volta non aveva quel sorriso triste, era sempre allegra e piena di vita, e cantava tutto il giorno. Era la luce di questa casa.
Foto di Ailera Stone
Cantava?” chiesi io, stupita.

“Sì, lei non è nata muta, aveva anzi una bellissima voce. Tutto cambiò due anni fa, a causa di un terribile trauma.”

“Ah… – feci io, esitante – quindi è per questo che anche tu sei così, ehm… taciturno?”

Lui perse un attimo il tono triste che aveva assunto all’inizio del racconto e mi fulminò con lo sguardo:

“Io sono sempre stato così, se proprio vuoi saperlo. Perché, c’è qualche problema?”

“Be’, no! Ehm, però scusa se te lo dico, ma al di là del fatto che sei di poche parole, ho notato che non sorridi quasi mai… e questo è strano, anche per una persona introversa.”

Lui sbuffò: “Comunque ora non stavamo parlando di me, ma di mia sorella. La vuoi sentire la sua storia, o no?”

“Va bene, non ti interrompo più”

Domhnall si calmò un poco e riprese.

“Quello che accadde due anni fa fu un terribile incidente che coinvolse Réaltàn e il suo fidanzato, Liam. Di lì a poco avrebbero dovuto sposarsi, ma non accadde mai perché Liam morì. Mia sorella sopravvisse, ma da quando uscì dal coma non parlò mai più.

“Divenne muta a causa dell’incidente?”

“Probabilmente a causa del dolore. I medici sostengono che non abbia subito lesioni che le impediscano di parlare, il suo mutismo è dovuto allo shock che non ha ancora superato. Per stare vicino alla mia famiglia io sono tornato dall’America e ho trovato un lavoro temporaneo qui. Sono stati tempi difficili, a Réaltàn servivano specialisti in grado di seguirne la riabilitazione, non certo numerosi in un’isola così sperduta, abbiamo dovuto chiamarli da fuori. Per poterli pagare abbiamo anche venduto un gioiello di famiglia, a cui mia sorella teneva molto perché apparteneva a nostra nonna Diana.

“Diana?” chiesi io, improvvisamente colpita da quel nome.
Albert-Ernest Carrier-Belleuse, Diana Goddess of the Hunt

“Sì, come la dea appartenente alla mitologia delle tue parti. Tra l’altro, Diana è anche il secondo nome di Réaltàn. Comunque, in mezzo a tutto questo io persi il mio lavoro e dovetti recarmi a Dublino; appena arrivato, però, vidi la locandina di un giornale: raffigurava mia sorella, in un ritratto preraffaellita!

“Il ritratto di Niamh O’Brien…”

“Sì. Io e la mia famiglia siamo discendenti di Niamh O’Brien, probabilmente di uno dei suoi fratelli”

Ebbi un sussulto; in quell’attimo realizzai che stavo parlando con un discendente della musa che aveva ispirato non solo Thomas Crawley, ma anche il grande pittore Waterhouse. Ma Dohmnall non avvertì il mio turbamento, e proseguì:

“Quella storia ha fatto molto scalpore. Capisci bene che il mio primo pensiero è andato a Réaltàn: non solo avrebbe sofferto ulteriormente scoprendo che anche una sua antenata aveva perso il suo amato, ma se i media l’avessero scoperta la loro attenzione si sarebbe concentrata su di lei in maniera morbosa. Mi immagino i titoli: La maledizione delle sfortunate donne O’Brien colpisce ancora! La paura che fosse coinvolta in questa storia mi fece prendere la decisione di cambiare cognome, anche se il rischio era basso perché è molto diffuso in Irlanda. Ma sentivo di dover fare qualsiasi cosa pur di proteggerla… così, quando grazie ad Agata trovai lavoro in biblioteca, spiegai la situazione al mio principale. Fu molto comprensivo e accettò di presentarmi a tutti come McCarthy. Lui è l’unica persona a cui ho dovuto rivelare il mio segreto, nemmeno Agata – che era al corrente della mia identità perché ci conosciamo da tempo – sa il motivo che mi ha spinto a prendere questa decisione. Sono stato molto vago con lei”.

“Ma non è stato difficile tenere nascosta una cosa simile a Réaltàn? Tutti i giornali e i programmi televisivi ne parlavano…”

“Per fortuna in questa isola quasi nessuno ha la tv, e non ci sono nemmeno edicole. Qui è motivo di orgoglio nazionale rimanere come ai tempi andati. Solo qualche stravagante si fa arrivare qualche rivista dall’esterno, ma siamo stati attenti a chiedere a tutti di tacere con mia sorella, e per fortuna la gente di Jarlath è gente discreta. Abbiamo mantenuto un profilo basso e ci siamo riusciti, prima che arrivassi tu.” Concluse, riprendendo un tono ostile.

“Ehm… ma quindi Réaltàn cosa sa delle sue origini?
J. W. Waterhouse, My sweet rose
“Quello che sapevamo tutti noi prima della tua scoperta, cioè che la famiglia O’Brien ha vissuto in Inghilterra nell’Ottocento dopo essere emigrata laggiù a seguito di una epidemia, e che poi uno di loro era tornato in Irlanda ai primi del Novecento.

Tutte quelle rivelazioni mi lasciarono incredula. Avvertivo il senso di colpa, ma sentivo anche che dovevo fare qualcosa, qualsiasi cosa per aiutare Réaltàn, perché mi sentivo in debito sia con lei che con Niamh. Eppure sarebbe stato difficile agire se Domhnall mi avesse sempre remato contro… io non mi ero comportata in modo esattamente ortodosso, però anche lui mi aveva provocata fin da subito, invece di cercare di gestire la situazione in maniera razionale.

Ero così scossa che non potei trattenermi e sbottai:

“Ma Domhnall, accidenti! Perché, invece di osteggiarmi, non mi hai raccontato tutto fin dall’inizio? Avrei capito… e non avrei mai dato fastidio alla tua famiglia!”

“E perché mai avrei dovuto fidarmi di te? Sei una persona che non è capace di farsi i fatti propri, che ha perfino trafugato un manoscritto da Oxford per ottenere i suoi scopi. Avrei dovuto raccontare proprio a te la nostra storia? Per dare in pasto mia sorella alla stampa?”

“Avresti almeno potuto cercare di conoscermi per capire se potevi fidarti di me. Una persona normale fa così.”

Normale! Senti chi parla! Ti sembra normale rubarmi le chiavi, arrivare fin qui e piazzarti in mezzo alla mia famiglia come se conoscessi i miei genitori e mia sorella da sempre?”

Nel bel mezzo della nostra lite, la mamma di Domhnall bussò educatamente alla porta:
“Domhnall e Ginevra cara, è pronta la cena!”

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy


Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!