"Le anime più pure e più pensose sono quelle che amano i colori" (I. Ruskin)

giovedì 30 maggio 2013

What Women (don’t) Want

Cari amici, con vero piacere oggi vi parlo di What Women (don’t) Want, un prodotto digitale da non farvi scappare.


Basterebbe anche solo lo scopo per cui è stato creato - informare il pubblico sulla tematica della violenza sulle donne e combatterla - per rendere l'iniziativa degna di lode.
Ma oltre a ciò, si tratta di un ebook davvero pregevole per quanto riguarda grafica, editing e contenuto del libro.
Come potete vedere sopra, già la copertina di Mario Sànchez Nevado (dal titolo Deliberation) è bellissima e trasmette subito una forte emozione. Ma le soprese non sono finite: all'interno troverete tante splendide foto della giovane e promettente Giorgia Pallaro.
Una pagina di What Women (don’t) Want 
Per quanto riguarda i contenuti, il filo conduttore di What Women (don’t) Want è ovviamente la violenza sulle donne, declinata in diverse sfumature che rendono la lettura varia e interessante. Ci sono molte scrittrici, ma anche scrittori; ci sono saggi, racconti e citazioni. Vi riporto una di quelle che mi ha colpita di più.


I saggi sono attuali e accurati, spaziano dal ruolo ricoperto dalla donna nella nostra società, all'immagine televisiva che ne viene fornita, fino ad arrivare ai numeri della violenza: allarmanti.
I racconti sono ambientate soprattutto nella contemporaneità ma anche nel passato, in Italia o all'estero (Inghilterra, Grecia, America...).
Un'altra suggestiva pagina di What Women (don’t) Want 
Molte storie, come purtroppo accade nella realtà, non hanno un lieto fine. Altre invece si chiudono nella luce della speranza, come ad esempio - a dispetto del titolo - "Persecuzione" di Davide Roma, storia che mi ha attirata subito per il suo stile semplice e diretto. La speranza deriva dal fatto che la vittima della persecuzione è riuscita a reagire, sporgendo denuncia e accettando l'aiuto di familiari, forze dell'ordine e psicologi.
Voglio spendere altre due parole per una storia che mi ha affascinata moltissimo: Le fate di Norham Manor di Emanuela Valentini. Come potrete intuire, all'inizio sono stata colpita dal titolo; poi però sono anche stata catturata dalla storia, misteriosa, gotica e sottilmente horror. Mi è piaciuta davvero tanto. E' ambientata nell'Inghiterra ottocentesca e parla di una sedicenne che viene sedotta da un uomo bellissimo ma anche affetto da gravi turbe psichiche... cos'è accaduto davvero nel suo passato? E perché tutte le notti si avventura nel bosco a caccia di fate? Non vi rivelo di più per non rovinarvi la sorpresa. Mi piacerebbe leggere altre opere scritte da quest'autrice!

Ma ecco a voi l'elenco completo di tutti i brani:

Prefazione
Sol y Sombra di Ornella Albanese
Notte nella savana di Francesca Battistella
La bambina di Francesca Bertuzzi
Nessun amore più grande di Elisabetta Bricca
Lui, lei di Catherine Cipolat
Tenetemi stretta di Sabina Colloredo
Tagli, tinta e messa in piega di Laura Costantini e Loredana Falcone
La storia di Fulvia di Daniela Danna
Giorno segreto di Alan D. Altieri
Chi difende Margherita di Maurizio De Giovanni
Segni di Barbara Fiorio
La colpa di Gabriella Genisi
Bye bye baby di Amabile Giusti
Un biglietto sul marciapiedi di Mauro Marcialis
Tutti i particolari in cronaca di Selene Pascarella
Regola 23 di Francesca Petrizzo
Le donne nelle serie tv: eroine, vittime, ribelli di Chiara Poli
Solidarietà femminile di Susanna Raule
Se questa è l'umanità di Leni Remedios
Persecuzione di Davide Roma
Il bicchiere mezzo pieno di Anna Talò
Le fate di Norham Manor di Emanuela Valentini
Il dio aquila di Simona Vinci
Appendice: Per una relazione possibile tra uomini e donne di Monica Pepe

Alla fine del libro ci sono un'appendice sull'iniziativa Zeroviolenzadonne.it e i recapiti della Casa delle donne di Bologna, entrambe sostenute da What Women (don’t) Want.

Ma come fare a leggere What Women (don’t) Want?
Semplice: lo trovate gratuitamente su Isuu (http://issuu.com/speechlessmag/docs/what_woman_dont_t_want_2013) o su Speechless Magazine (http://speechlessmagazine.altervista.org/pubblicazioni/).

Infine, voglio inviare i miei ringraziamenti speciali e tanti complimenti al blog che ha ideato l'iniziativa, Diario di Pensieri Persi!! www.diariodipensieripersi.com

domenica 19 maggio 2013

Fortuna, il buco delle vite - Jolanda Buccella

"Fortuna, il buco delle vite" di Jolanda Buccella ha un titolo originale e un inizio altrettanto particolare.

Fortuna è una donna che si appresta a scontare una condanna a morte in un carcere ruandese. Lungo il corso della storia riviviamo con lei i ricordi di una vita, o meglio di tre vite. Le vicende che ha passato, infatti, possono essere divise in tre fasi principali, diversissime tra loro.

La prima vita inizia a Quattrovie, nel sud Italia. Mi è piaciuto molto il fatto che l'autrice faccia prendere le mosse alla trama raccontando la storia delle nonne di Fortuna, creando così una saga familiare (adoro le saghe familiari alla Allende). In questo modo comprendiamo bene il contesto che rende Fortuna quello che è... ma in realtà non dovrei ancora chiamarla fortuna, ma J. Sì, perché in ognuna delle sue vite la protagonista assume un nuovo nome.
J. nasce con una malformazione alla schiena, il cosiddetto "buco delle vite", che le impedirà per sempre di muoversi come tutte le altre persone. Per fortuna c'è la mitica nonna Umberta che la spinge a camminare, mentre gli altri parenti - a cominciare dalla madre egoista e nevrotica - vorrebbero vederla rassegnata al suo destino di disabile. J. cammina come una papera ma non le importa, perché c'è l'amore della nonna a renderle speciale ogni giornata.
Quando muore Umberta, però, qualcosa muore anche in J. Cade nella spirale dei disturbi alimentari, oscillando tra anoressia e bulimia, nell'indifferenza dei genitori che la lasciano quasi morire. Riesce in qualche modo a riprendersi ma non a dare una direzione soddisfacente alla sua vita. Quando arriva ai trent'anni decide così di lasciare Quattrovie, il paese in cui è stata vittima dell'ostilità della gente (da piccola era considerata una specie di indemoniata per la sua malattia) e raggiungere Roma.

La vita a Roma però è dura per una giovane donna senza esperienza e affetta da un handicap. Una volta finiti i soldi, J. prende il nome di "Piccoletta" e comincia a vivere tra i barboni, subendo abusi e sofferenze di ogni sorta. Tutto cambierà quando incontrerà Nadir, un dolcissimo ruandese che le cambierà la vita. L'inizio della loro relazione non è affatto semplice, visto che Piccoletta diffida di tutti e nel corso degli anni ha sviluppato un carattere intrattabile. Però Nadir riesce a smuovere qualcosa in lei...

La terza vita è quella a fianco di Nadir, con cui si trasferirà in Ruanda nel periodo in cui il regime sta operando un vero e proprio genocidio. Ora prende il nome di Fortuna: una donna che, nonostante le sofferenze patite, cerca di risollevarsi grazie all'amore per il compagno e per i piccoli pazienti dell'ospedale in cui si ritrova a vivere...

Già da questo veloce riassunto avrete capito che si tratta di un libro intenso, che parla di amore ma anche di sofferenza, sensibilizzando i lettori su diverse tematiche come la guerra civile ruandese.
Uno dei messaggi più importanti, secondo me, è il concetto "relativo" di fortuna. Diamo per scontate molte cose, come il fatto di essere sani e di crescere in una famiglia che ci ama, ma non è così e la protagonista di Jolanda Buccella ce lo dimostra. Eppure, nonostante le sofferenze, c'è sempre la speranza di sovvertire le sorti della propria vita, costruendo con fatica la propria fortuna.

I personaggi sono tanti e ben gestiti. Ognuno ha i suoi lati oscuri, a cominciare dalla protagonista: una donna difficile, capace perfino di irritare il lettore per la rabbia repressa che la porta a gesti inconsulti e in qualche occasione crudeli; proprio queste caratteristiche, tuttavia, la rendono umana e realistica. Alla fine si ha la sensazione di averla conosciuta veramente, come se fosse una vecchia amica.
Non è un romanzo per gli amanti delle storie leggere, ma se si amano le storie dense, che fanno riflettere, allora è consigliatissimo!

Non rivelo niente del finale perché è a sorpresa, però posso dire che a me è piaciuto molto.

Ultimo punto: lo stile.
Jolanda Buccella ha buone potenzialità e lo dimostra scrivendo un'opera che, per quando lunga, non annoia mai il lettore.
Il problema sta nell'impiego della punteggiatura. L'autrice usa frasi "a singhiozzo", caratterizzate da un utilizzo delle virgole copioso e a tratti eccessivo, che rischia di far incespicare la lettura. Spessissimo ho notato l'abitudine di separare soggetto e predicato con la virgola. Sebbene sia un errore ci potrebbe anche stare, per carità: qualche scrittore autorevole ha utilizzato questo espediente ritmico come licenza poetica. Se ricorre in tutte le pagine, però, diventa pesante. Il consiglio che mi sento di dare a questa scrittrice esordiente è quindi quello di dosare meglio la punteggiatura! ;-)

Nel complesso, comunque, posso dirmi soddisfatta della lettura e sono contenta che si tratti di un romanzo d'esordio: Jolanda è sulla buona strada e sono sicura che ci regalerà altre storie, migliorandosi sempre di più!
In bocca al lupo a questa scrittrice e grazie di cuore per l'invio del romanzo!
Sarei molto curiosa di leggere qualche altra sua opera :-)

Per acquistare il libro, cliccate sui link di seguito:

Fortuna - versione ebook
Fortuna - versione cartacea

domenica 12 maggio 2013

Enelsin Artigton e la Petra Regia - Annarita Pizzo

Dopo l'anteprima che vi avevo dato qui, è giunto il momento di recensire Enelsin Artigton e la Petra Regia di Annarita Pizzo.

Il titolo riprende il nome di Enelsin, mago votato al male, che ha sviluppato un potere incontrollato soprattutto grazie a una metà del cristallo Petra Regia, conficcata nel suo cuore.
Petra Regia è anche il nome di un bellissimo uccello dalle penne d'oro e gli occhi azzurri (la Lumerpa), incaricato di proteggere Adrian, colui il quale detiene l'altra metà del cristallo. Adrian, insieme ad altri personaggi, dovrà impedire a Enelsin di impadronirsi del pezzo mancante di cristallo.

Enelsin Artigton e la Petra Regia è un libro molto fantasioso, ricco di personaggi e invenzioni ben riuscite. L'unica pecca è che, secondo me, ci mette molto a "ingranare". I primi capitoli sono infatti ricchi di descrizioni, così ricchi da frenare la scorrevolezza della lettura. Tutti, ma proprio tutti i personaggi sono raffigurati minuziosamente: abbigliamento, tratti del viso, corporatura, occhi, capelli... perfino quelli che compaiono per due righe e poi non fanno più ritorno, come un bigliettaio della stazione, per esempio. Inoltre si sente molto l'influsso di Harry Potter, con la presentazione di ogni sorta di strumento/pozione/complemento d'arredo contenente magia.
Intendiamoci: io sono una sostenitrice del "realismo" nel genere fantasy, anche se questa espressione può sembrare un controsenso; ma trovo che un autore debba rendere accurato e plausibile il suo mondo, se no si rischia l'effetto di una storia campata in aria. E poi amo i romanzi con tanti personaggi ben descritti. Ma un autore deve anche fare attenzione a dosare questi elementi... il troppo stona sempre, ogni elemento del libro deve essere maneggiato con cautela :-) Perciò questo è il consiglio che, da lettrice fantasy, mi sento di dare ad Annarita: dosare meglio le descrizioni. Spero che le faccia piacere, visto che un parere sincero è la cosa di più utile, dal mio punto di vista, per un esordiente.

A parte questa piccola premessa, vale la pena proseguire con la lettura perché diventa sempre più avvincente. Io ho cominciato ad appassionarmi davvero col capitolo otto, intitolato Enelsin Artigton. Qui scopriamo l'infanzia del Perfidus, che come tutti ha avuto una mamma amatissima. E viene svelato il motivo che l'ha portato a essere malvagio. Non è semplice brama di potere, ma un sentimento molto più realistico... però non voglio svelarvi troppo per non rovinare la lettura.
In questo capitolo ho apprezzato anche la descrizione di Antilia, la Lumerpa che proteggeva il custode in carica quando Enelsin era diciottenne. Le Lumerpe sono dei volatili che concludono la loro vita quando termina la missione del custode. Depongono un uovo, da cui nascerà la loro discendente, e poi scompaiono. Ho trovato questa figura bella e commovente.

Inoltre mi è piaciuto il lato "femminile" del romanzo, soprattutto con la descrizione dei personaggi di Giada e Virginia, che hanno anch'esse un legame stretto con la Petra Regia. Giada ha subito una grave perdita da giovanissima e ha dovuto vivere lontano dalla famiglia per tanti anni, eppure non si è fatta scoraggiare dalle avversità, diventando una donna dolce e forte nello stesso momento, disposta a tutto per proteggere la figlia Virginia. E per descrivere Virginia, uso le parole della madre:
Aveva sempre pensato che fosse un essere poco radicato nella materia, che viveva quasi in un mondo soprasensibile e quella ne era la conferma definitiva unita alla certezza che in lei scorresse il sangue degli Artigton, una delle famiglie di maghi più potenti che fosse mai esistita.
Il romanzo ha un finale definito, ma anche uno spiraglio che lascia aperta la strada a un seguito... quindi rimaniamo in attesa del secondo volume!
Come ultima cosa, ringrazio l'autrice Annarita Pizzo per avermi fatto scoprire il mondo di Enelsin Artigton e la Petra Regia.

mercoledì 8 maggio 2013

L'ombra del sole - Eva fairwald

Oggi vi parlerò de "L'ombra del sole", romanzo gentilmente inviatomi da un'autrice al suo debutto, Eva Fairward.
Devo davvero ringraziarla perché si tratta di una delle scoperte più interessanti che io abbia fatto da quando ho cominciato a ricevere romanzi esordienti!!


La simpatica protagonista è Dora, una ragazza con gli occhi azzurri, i riccioli biondi e... gli occhiali! E già da qui ho cominciato ad apprezzare l'originalità del libro, che si vede anche da questi piccoli dettagli (è davvero raro che una protagonista carina e non secchiona porti gli occhiali; tra l'altro è anche una caratteristica che contraddistingue Serena, del mio fumetto Il marchio dorato!).

Dora abita in un paesino italiano di nome Fiorate, ha diciassette anni, è integrata nel suo gruppo di amici ma sente che quella vita non fa per lei, perché non succedono mai novità di rilievo.

Tutto cambia quando incontra Connor, un ragazzo di origini irlandesi che ha il compito di proteggerla e rivelarle la sua vera natura. Dora in realtà proviene da un mondo parallelo al nostro, in cui vivono creature fantastiche; la sua missione è quella di imparare a modellare la polvere di stelle per sconfiggere l'Impero del Sole...

Il mondo fantasy dove viene catapultata Dora è molto originale: la magia convive con computer, internet e cellulari. Non ci sono solo i soliti vampiri ma anche creature più interessanti (non perché non mi piacciano i vampiri, ma perché ultimamente se ne sta abusando) come gli Angeli Decaduti.

Tutti i personaggi sono ben delineati. Mi è piaciuto il fatto che anche i "buoni", schierati contro l'Impero del Sole, abbiano molte ombre e si comportino spesso in modo ambiguo (come ad esempio Antonio Dalbrando o Emma De Ferraris).

I dialoghi tra Dora e Connor - ragazzo baldanzoso e impulsivo - sono brillanti e la storia tra i due è appassionante.
Dora fa troppo ridere quando sogna a occhi aperti, immaginandosi al centro di una scena da cartone animato, oppure addirittura come la protagonista di uno show televisivo.

Il personaggio più complesso secondo me è Daemon, Angelo Decaduto che sogna come ogni angelo di tornare allo stato di grazia assoluta che possedeva prima della caduta... ma per raggiungere questo obiettivo, rischia di ricadere nell'abisso che l'ha fatto diventare un rinnegato.

L'ombra del sole è un libro ben scritto, scorrevole e dinamico, se lo inizi ti viene voglia di leggere subito le pagine successive. Comincia in medias res e ti conduce con vivacità nel mondo di Dora&co.


Se volete vedere il booktrailer, realizzato dall'autrice stessa, cliccate QUI.
Potete visitare anche la pagina Facebook e il blog dell'autrice.

L'ebook è acquistabile su Amazon, qui: L'ombra del sole
Il prequiel invece è questo: L'ombra dell'angelo

lunedì 6 maggio 2013

La stella di luna - Ep. 14: L'eredità di Niamh e Thomas

Episodi precedenti:
1. Il mistero della stella - 2. In partenza per l'Irlanda - 3. Gente di Dublino - 4. Il cerchio delle fate - 5. La festa di mezz'estate - 6. Il segreto di Domhnall - 7. Alla volta di Jarlath - 8. Un arrivo imprevisto - 9. La storia di Réaltàn - 10. Il medaglione - 11. La pergamena - 12. Mr Puck - 13. Il sorriso di Réaltàn

Episodio 14: L’eredità di Niamh e Thomas

Il mattino seguente mi svegliai ancora in casa O’Brien: Domhnall aveva approfittato della visita imprevista per passare tutto il fine settimana con la sua famiglia, e i suoi genitori avevano insistito perché rimanessi anch’io.

Ciò che mi svegliò fu una voce bellissima, limpida e dolce… una voce angelica! Ancora nelle nebbie del sonno riconobbi la melodia della canzone che stava intonando… era molto famosa nella capitale, l’avevo sentita tante volte dagli artisti itineranti lungo le strade di dublinesi…
Un artista delle strade dublinesi. Foto di Vele Ivy
So how can you tell me you're lonely
And say for you that the sun don't shine?
Let me take you by the hand
And lead you through the streets of London
I'll show you something to make you change your mind

…era Street of London! Una canzone dalla melodia struggente e il testo duro, ma cantato da quella limpida voce il ritornello sembrava cambiare il suo significato, diventando portatore di speranza:

Come puoi dirmi che sei solo
E dire che per te il sole non splende?
Lascia che ti conduca per mano
Attraverso le strade di Londra
Ti mostrerò qualcosa che ti farà cambiare idea

Mi lavai e vestii di fretta, perché ero troppo curiosa di sapere da dove provenisse quella voce: non era la radio, qualcuno in carne ed ossa stava cantando in casa O’Brien!

Quando scesi, vidi Domhnall fermo impalato davanti alla porta della cucina, con un’espressione stranissima sul volto: aveva gli occhi sgranati e sembrava che trattenesse il respiro. Mi preoccupai nel vederlo così, invece che con la sua solita faccia tra l’impassibile e l’accigliato, perciò gli misi una mano sulla spalla per scuoterlo:

“Ehi, McCarthy! – avevo deciso di chiamarlo così per prenderlo un po’ in giro – cosa succede?”

Lui si riscosse un attimo vedendomi, tentò di parlare ma non gli uscirono le parole di bocca, così mi mise una mano sulla schiena e mi spinse delicatamente davanti a sé, in modo da farmi vedere la scena che stava guardando lui.
Allora capii lo stato d’animo di Domhnall: in cucina c’era Réaltàn intenta a preparare una torta, e nel mentre cantava Street of London! Cantava! Non solo aveva ripreso la voce, ma anche la passione per il canto…
In quel momento lei si voltò e ci sorrise:

“Che fate lì immobili? Perché non mi aiutate con questa torta?”

Noi facemmo come aveva detto, ubbidienti, aiutandola a preparare il dolce e poi a rigovernare.

Mentre aspettavamo che la torta cuocesse in forno, ci riunimmo attorno al tavolo della cucina.
Réaltàn improvvisamente mi chiese:

“Ginevra, che ne pensi della cultura giapponese?”

Domhnall aggrottò le sopracciglia di fronte a quella domanda inaspettata, ma io istintivamente risposi:

“Mi piace un sacco… adoro Sailor Moon!”

Lei si mise a ridere di cuore:

“Sì, anche a me piace! E in generale sono sempre stata un’appassionata delle tradizioni nipponiche. Una cosa che mi ha sempre affascinata è la credenza degli Tsukumogami, oggetti che dopo un lungo periodo d’uso acquisiscono un’anima. Che so, l’orsacchiotto di un bambino, o una panchina che ha ospitato generazioni di passanti.”

“Affascinante!”

“Sì. Io ho sempre pensato che il medaglione di mia nonna, la Stella di luna, fosse uno Tsukumogami – con una mano sfiorò l’opale scintillante che portava al collo – ora so che è permeato dell’amore di Thomas e delle speranze di Niamh; fino a poco fa non conoscevo la loro storia, ma avvertivo la sua energia ed è per questo che mi è costato tanto separarmene. Quest’oggetto è l’unica cosa che rimaneva a Niamh del suo amato, quando fu costretta a trasferirsi in Austria; però un oggetto, per quanto caro, non è come avere accanto una persona in carne ed ossa. Perdere una persona amata è terribile, e infatti io avevo deciso di smettere di parlare perché non potevo accettare di essere sopravvissuta a Liam, di essere viva mentre lui era morto.”

Io sentii subito le mie guance accalorarsi per l’agitazione: non volevo che Réaltàn, in preda alla tristezza, perdesse di nuovo il sorriso e la voce.

“Réaltàn, ascoltami…!” iniziai, ma lei mi bloccò con un sorriso:

“No Ginevra, lasciami finire… dovete sentire tutto quello che ho da dirvi”

“Lei interrompe sempre” si affrettò a puntualizzare il fratello, con un tono che mi fece sorridere, perché sembrava una persona che mi conosce ormai da una vita.

Réaltàn riprese:

“Niamh soffrì tantissimo e ciò la portò alla morte: Niamh era sola. Era stata separata dall’amato e dalla famiglia e portata in una terra straniera, costretta a vivere assieme ad una persona che non amava. Ho riflettuto molto, e mi sono resa conto di essere molto diversa da lei… io ho perduto Liam, ma ho ancora delle persone che mi amano con tutto il cuore: i miei genitori e tu, Domhnall, che hai perfino rinunciato alla carriera per starmi vicino. E ora anche tu Ginevra, che senza timore sei andata a recuperare il mio medaglione. Il fatto che sia tornato a me dopo tutte le traversie che ha passato mi fa pensare che sia un segno del destino… l’amore di Thomas e Niamh è di nuovo con me, così come il vostro. Sono stata un’egoista a non provare a riprendermi, facendo soffrire tutti. Questa consapevolezza mi ha fatto tornare la voglia di parlare e cantare. Ho capito che devo vivere e fare tesoro della vita ogni giorno: provando ad essere felice per me stessa e per Niamh.”
My Sweet Rose, J. W. Waterhouse
Sentendo quelle parole provai una sensazione di liberazione: percepii che la maledizione delle donne O’Brien era spezzata. Avrei voluto stringere la mano di Domhnall, ma dopo un impercettibile movimento delle dita mi bloccai; non sapevo ancora a che punto fosse la confidenza tra noi due e soprattutto non sapevo se lui avesse apprezzato un simile gesto. Proprio in quell’attimo, però, sentii che mi afferrava la mano per poi stringerla saldamente, come se avesse intuito i miei pensieri.
In quel momento seppi che Niamh e Thomas da qualche parte erano felici per tutti noi… perché quella era la loro eredità!

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy


Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!