"Le anime più pure e più pensose sono quelle che amano i colori" (I. Ruskin)

domenica 30 giugno 2013

Ivy Di Colorare selezionata per due antologie!!

Ciao amici di Colorare la vita!

In questo post vi darò due comunicazioni!
La prima è questa: ho scelto il mio pseudonimo ufficiale per pubblicare racconti... Ivy Di Colorare! Come potete notare, il "cognome" è fortemente legato al blog che gestisco ormai da cinque anni! Mentre "Ivy" è il diminutivo del mio primo nome; è un nome proprio anglosassone e significa "edera" e inoltre è anche il nome di un personaggio dei fumetti, Poison Ivy!
Poison Ivy

Che ne dite, vi piace come pseudonimo "Ivy Di Colorare"? A me sembra originale!
Per voi lettori del blog, comunque... sarò sempre Vele!!

Seconda comunicazione: questo pseudonimo mi ha portato bene, perché grazie a due racconti firmati Ivy Di Colorare sono stata scelta per partecipare a due antologie!
La prima è l'antologia "Sono una strega", organizzata dal blog letterario Il giornale del libro.

Le protagoniste del concorso "sono le streghe, in ogni loro forma.
L'intento è quello di costruire un'antologia con racconti inediti e poesie di qualità (che verranno accuratamente editati) sul mondo delle streghe a 360°" (cit dal bando).
E' la prima antologia curata dal Giornale del libro e sono felicissima di farne parte!
Con gli autori selezionati (scrittori, poeti e disegnatori) si è costituita una squadra segreta di streghe e stregoni, capitanata da Viky Lancione, per parlare degli sviluppi dell'opera... non vedo l'ora che esca il frutto del nostro lavoro!

L'altra antologia si intitolerà "Le mele avvelenate" e sarà edita dalla casa editrice "La mela avvelenata"!
Anche in questo caso si tratta del primissimo concorso letterario indetto dall'ente promotore. Non solo il titolo dell'antologia, ma anche la copertina riprende il simbolo chiave di questa casa editrice emergente. Potete vedere la cover in anteprima nella pagina Facebook dell'editore. In essa fa bella mostra di sé la mela che appare nella Home Page del sito ufficiale!

La tematica del concorso era (cito dal bando):
"Cerchiamo racconti infetti, di ambientazione rigorosamente italiana.
Fantasy, sci-fi, horror, Steampunk, cyberpunk, weird, paranormal e tutti i sottogeneri.Non ci sono limiti, potrete tranquillamente uscire dalle regole, rompere gli schemi, e dar vita a qualcosa di nuovo.Oggetto del desiderio, merce di scambio, o arma letale dovrà essere proprio una mela avvelenata"
Ammetto che la pubblicazione in questa antologia costituisce una soddisfazione particolare per me: tempo fa, infatti, avevo già mandato un racconto a questo editore (non per un concorso, ma per una pubblicazione singola). Una delle responsabili mi aveva risposto cortesemente e in tempi brevi, ma purtroppo... non erano interessati alla mia opera :-( Però non mi sono arresa... incuriosita dalla tematica del concorso "Le mele avvelenate", ho deciso di partecipare. Ho scritto un altro racconto, mettendoci la stessa cura stilistica ma molta più passione... e così questa volta sono stata selezionata! Troppo felice!
La morale di questa storia è: mai arrendersi e migliorarsi sempre!
In chiusura del post, voglio ringraziare non solo Il Giornale del libro e La mela avvelenata, ma anche il blog Laboratorio Fantasy! E' stato grazie a questo aggiornatissimo sito letterario che ho scoperto i concorsi, quindi grazie di cuore!

Prossimamente vi parlerò dei due racconti che ho scritto per le antologie... rimanete sintonizzati su queste frequenze! :-)

domenica 16 giugno 2013

KillerQueen, Viola Lodado

KillerQueen è un divertente romanzo edito da Ciesse Edizioni e inviatomi dall'autrice esordiente Viola Lodato, che ringrazio molto!

La caratteristica principale di KillerQueen è l'umorismo: elemento non solo piacevole per il lettore, ma anche insolito da trovare in un libro. E' noto, infatti, quanto sia più facile far piangere il pubblico che farlo ridere... ma Viola Lodato riesce benissimo nel suo intento!

La protagonista, di origine italiana, si chiama Katia Quartarone (nome di battaglia KillerQueen) ha venticinque anni, vive in Scozia ed è è figlia d'arte. Il padre è un brillante detective, mestiere che Katia decide di intraprendere a sua volta.
Anni prima, durante un incarico, le è capitato un "piccolo" incidente, ovvero ha rischiato di venire uccisa dal suo fidanzato dell'epoca... l'assassino seriale sul quale stava indagando! Lungi dal deprimerla, questa vicenda ha dato una spinta positiva alla sua carriera.

Le caratteristiche di KillerQueen sono il talento innato per l'impiccionaggine, come la chiama lei, e l'ispirazione data dai grandi protagonisti delle serie gialle... e non parlo tanto di Sherlock Holmes o Hercule Poirot, quanto di Detective Conan. Sì, proprio il piccolo protagonista dell'omonimo anime giapponese!

La vicenda inizia quando il ricco Alexander la assume per far luce sulle misteriosi morte avvenute nella villa dell'altolocata Annabelle Chevalier. Qui KillerQueen formerà una piccola squadra con il suddetto Alexander, il naturalista Desmond - per cui prova un'attrazione neanche tanto celata - e lo strampalato scrittore Edmond. Insieme indagheranno sull'assassino che si nasconde nella villa.

Nonostante si tratti del romanzo di un'esordiente, KillerQueen è scritto in maniera davvero accurata (non che gli esordienti di norma scrivano con poca cura, ma mi capita spesso di notare nelle loro opere imperfezioni e leggerezze dal punto di vista "tecnico"). Lo stile è scorrevole, pulito e brillante. Ho letto l'intero libro in una mattinata: le pagine si susseguono con un ottimo ritmo. Come vi ho già detto, si tratta di una storia davvero divertente, che mi ha fatto sghignazzare in parecchi punti! E' sempre bello leggere un'opera che ti fa ridere di cuore!
I personaggi sono adorabili nella loro demenzialità, a cominciare dalla stessa KillerQueen: egocentrica, chiacchierona e impertinente, ma anche simpaticissima!
A voler essere puntigliosi, l'unica pecca riguarda lo sviluppo della trama gialla, risolta in maniera sbrigativa e soprattutto difficilmente ricostruibile dal lettore a partire dagli indizi presenti nella storia. Tuttavia, si tratta più che altro di una parodia di un giallo. Il vero intento del libro è quello di divertire il lettore e ironizzare sui luoghi comuni del genere, quindi direi che l'intrigo poliziesco possa passare in secondo piano.
Concludo facendo i miei complimenti a Viola Lodato per la storia frizzante che ha saputo creare e lo stile brioso. Consiglio questo romanzo a tutti, vi farà trascorrere dei momenti davvero spassosi!

Citazione:
Io non sono uno stereotipo: vi aspettavate forse una persona sottovalutata e denigrata da tutti? Giammai! Io sono sopravvalutata, perché gli stereotipi non mi piacciono, no. Meglio distinguersi.

domenica 9 giugno 2013

1Q84 Haruki Murakami

1Q84 di Haruki Murakami è un libro pubblicato in tre volumi, ma si tratta di un unico romanzo... quindi vi consiglio di procurarveli subito tutti se non volete rimanere interdetti per come si interrompe la prima parte!

Ci sarebbero tantissime cose da dire su questo romanzo e tante ne sono già state dette; io inizierò con un pensiero generale sulla lettura.
Chi legge tanto sa che, imbattendosi in romanzi contemporanei, il fastidio più grosso è la sensazione di "già letto"... situazioni, personaggi, battute e ambientazioni già visti e rivisti, che annoiano per l'essere così stereotipati. Ebbene, finalmente con 1Q84 non ho avuto questa sensazione!!
Non vedevo l'ora che si dipanasse la trama, così misteriosa e originale. Alla fine rimangono molti enigmi insoluti, ma ciò non mi ha dato fastidio, anzi mi ha invitata a riflettere ancora una volta su tutto ciò che ho letto, riprovando il piacere di rivivere gli eventi con i personaggi.

Come avrete notato, l'originalità parte dal titolo: 1Q84.
Si tratta di una data: 1984, evidente riferimento al romanzo di Orwell, ma al posto del nove c'è una "Q". Questo perchè la lettera "Q" ha la stessa pronuncia del numero nove in giapponese (kyuu) ed è anche l'iniziale di "question mark", cioè "punto interrogativo". Già, perché la protagonista Aomame attraverso uno strano passaggio (una squallida scala in mezzo alla tangenziale) capita in una specie di mondo parallelo, o meglio in una ramificazione del 1984 in cui viveva lei, dove le cose sono leggermente diverse da come le conosce. Ci sono differenze quasi impercettibili e altre macroscopiche che coinvolgono anche la sfera metafisica, ma non voglio addentrarmi nella trama troppo nel dettaglio per non rovinare la sorpresa.

Haruki Murakami!!
Un'altra particolarità del libro è che coinvolge il lettore in modo completo, quasi come se leggessimo in "3D". Ogni personaggio è descritto in tutte le sue particolarità: com'è vestito, come si muove e gesticola, quali espressioni/smorfie fa il suo viso. Inoltre ogni momento del libro ha una colonna sonora, nel senso che l'autore ci descrive spesso la musica che ascoltano i protagonisti (d'altra parte Murakami se ne intende di musica, visto che per anni ha gestito un jazz bar).
Tutto è descritto in modo da farci provare le stesse emozioni dei personaggi, perfino durante i silenzi.
Ecco un esempio di ciò che intendo dire:
Seguì un lungo silenzio. Ci sarebbe stato il tempo di attraversare una stanza lunga e stretta, prendere un dizionario, controllare il significato di una parola, e tornare indietro.
E' uno stile accurato ma anche semplice, che ti cattura; ironico, delizioso. E tutto ciò nonostante sia in traduzione da una lingua diversissima dalla nostra!

In molte recensioni potete trovare i tanti rimandi presenti nel libro: letteratura americana, europea e asiatica; cinema, musica, poesia. Io mi soffermerò in un campo che conosco abbastanza bene e che appartiene alla cultura pop del Giappone: i manga.
Anche solo il fatto di descrivere i personaggi in modo così espressivo mi ha dato l'impressione di vedermeli davanti come se fossero nella pagina di un fumetto; in più non posso non provare tenerezza per il protagonista maschile, Tengo. Come tanti protagonisti di manga, Tengo non è particolarmente bello né brillante, eppure proprio il suo carattere tranquillo e gentile sembra attrarre come calamite donne di ogni aspetto ed età: giovani, mature, esili, prosperose, ingenue o navigate. E lui si trova "suo malgrado" in situazioni intime con loro, senza che abbia mai fatto la prima mossa. Chissà se in Giappone il gioco dei ruoli è proprio così, o se è quello che i giovani giapponesi desiderano?? ;-) Comunque non preoccupatevi: anche Tengo è capace di provare sentimenti forti, però per ritrovare il suo vero amore ci metterà tutto il libro... per poi arrivare a una scena meravigliosa.
Tengo è tenero, mentre la protagonista Aomame a prima vista è fredda e spietata, ma dentro di sé nasconde lo stesso bisogno d'amore di Tengo. Aomame è uno dei personaggi più profondi che abbia mai conosciuto su carta, e non si può fare a meno di sperare fino all'ultimo che tutti gli sforzi la conducano al suo scopo. E' davvero un personaggio riuscitissimo e mi sembra di conoscerla come se fosse una mia amica!

Naturalmente il mondo dei manga non è il solo in cui è evidente la "giapponesità" di Murakami. Io credo che uno dei tanti aspetti interessanti del romanzo sia il fascino dei riferimenti al Sol Levante (per es. alle credenze spirituali, per cui un'anima che ha dei rimpianti continua a vagare nel mondo terreno disturbando tutti finché non trova la pace). Chi conosce un po' la cultura nipponica troverà appaganti questi riferimenti, mentre chi non la conosce ne rimarrà affascinato.

Ci sarebbero tanti altri aspetti da discutere riguardo a questo splendido libro, partendo dai personaggi secondari fino al lato magico e spirituale della vicenda: io vi ho dato qualche traccia, spero di avervi incuriositi o magari di trovare qualche commento di qualcuno che l'ha letto, in modo da confrontare le nostre opinioni.

Se non lo avete ancora letto, ecco dove potete acquistarlo:

VERSIONE CARTACEA
1Q84, trilogia cartacea completa
1Q84, libro 1 e 2 in versione cartacea
1Q84, libro 3 in versione cartacea

VERSIONE EBOOK
1Q84, libro 1 e 2 in versione ebook
1Q84, libro 3 in versione ebook

giovedì 6 giugno 2013

Il kebab turco

C'è differenza tra il kebab turco e quello arabo; non so entrare nello specifico della ricetta, ma il mio palato vi può assicurare che è così.
E ancora di più: c'è differenza tra il kebab di Hidir e tutti gli altri kebab del mondo.
Chi è Hidir? Un ragazzo turco che io e Paolino abbiamo conosciuto diversi anni fa. Io frequentavo l'università a Padova, Paolino viveva in un bilocale a Milano città, in Bovisa. La zona era centrale, anche se decisamente poco bella dal punto di vista paesaggistico; eppure ho un bellissimo ricordo di quel nostro nido che condividevamo nei fine settimana in cui andavo a trovarlo.
A Bovisa c'erano tantissimi stranieri e parecchie rosticcerie. Hidir aveva un negozio di kebab turco, appunto: quel kebab delizioso accompagnato da riso e salsine buonissime, che non potrò mai dimenticare.
Per anni abbiamo ordinato il suo kebab, e lui ce lo portava sempre puntuale e con un sorriso simpatico e gentile.
Finché un giorno, dopo la mia laurea, quando è venuto a portarci il kebab gli abbiamo annunciato che quella era l'ultima ordinazione. Avevamo appena trovato casa in provincia e ci saremo trasferiti il giorno dopo.
Hidir si dimostrò dispiaciuto e ci chiese se avessimo bisogno d'aiuto nel trasloco, poi ci disse di aspettarlo quella sera, perché voleva salutarci per bene. Dopo il suo giro di consegne ci venne a trovare con una bottiglia di spumante! Parlammo tutti e tre insieme per ore, raccontandoci le nostre vite come se ci conoscessimo da sempre.
Hidir aveva vissuto in Germania ma non si era trovato molto bene. In Italia, invece, l'atteggiamento delle persone gli ricordava di più la cordialità turca. Lui era di Istanbul e quindi gli chiedemmo perché avesse lasciato quella bellissima città... la spiegazione era semplice. Hidir era ateo e non poteva sopportare la crescente islamizzazione imposta dal governo. Quando cominciò a vedere sempre più donne col velo e costrette a camminare due passi dietro l'uomo, fuggì dalla capitale turca.

Quest'anno io e Paolino volevamo andare a fare un giro nel paese di Hidir. Avevamo programmato il tour dei nostri sogni: Istanbul, Pamukkale, Efeso, il Mar Egeo... i tesori di questa terra sono innumerevoli. Però i moti degli ultimi giorni ci hanno spinti a rinviare il viaggio.

In Turchia stanno combattendo tanti giovani e alcuni purtroppo sono morti. Giovani che hanno lo stesso desiderio di Hidir: uno stato laico e libero. Io spero con tutto il cuore che questo sogno si avvererà.

W la libertà e W la Turchia.

domenica 2 giugno 2013

La leggenda della gazza ladra

Buongiorno a tutti dallo Gnomo del rosmarino. Oggi risponderò ad una domanda che forse vi siete posti anche voi: perché le gazze ladre rubano gli oggetti luccicanti?
Noi gnomi abbiamo una leggenda che lo spiega.


Tutto nacque da un dono che la gnoma Mildives, figlia del grande eroe Uebomulf  fece appunto ad una gazza, che al tempo non si chiamava ancora ladra.
Mildives era insuperabile nei lavori a maglia, nel cucire e nel tessere, infatti il suo nome significa "La bella tessitrice". 
Per questo fu rapita dalla fata Aurina, che la imprigionò nella sua torre d'argento perché le fabbricasse ogni giorno una parrucca nuova con fili di seta d'oro (non so se lo sapete, ma i capelli di Aurina erano stati trasformati in fili di paglia abbrustolita dopo un litigio con la strega Smalacchia).
Un giorno però una gazza ebbe pietà della povera Mildives, così la invitò a salire sulla sua groppa e la riportò a casa, dove poté riabbracciare i genitori e i suoi cinquantacinque fratelli.
La gnoma, per ringraziare il generoso volatile, gli regalò un nido tessuto con fili d'oro e pietre preziose. Da quel giorno le gazze rubano tutti gli oggetti luccicanti che vedono, nella speranza di costruirsi un nido splendente come quello che Mildives donò alla loro antenata.


Ciao a tutti,


Lo gnomo del rosmarino