"Le anime più pure e più pensose sono quelle che amano i colori" (I. Ruskin)

sabato 29 novembre 2014

I deliziosi delitti di Little Town - Gaia Conventi

Nella giungla di internet mi è fortuitamente capitato di imbattermi in un libro - come dice il titolo stesso - delizioso: I deliziosi delitti di Little Town di Gaia Conventi. L'ho scoperto grazie al sito eBook Gratis: il titolo mi ha incuriosita,le prime righe mi hanno convinta, così sono andata avanti nella lettura... e tutto il resto del libro ha dato conferma alla mia intuizione!



Si tratta di una serie di racconti collegati tra loro: nelle storie si avvicendano personaggi ricorrenti, cioè gli abitanti di Little Town, un piccolo paesino di confessione battista. Dietro alla facciata perbenista, ogni abitante ha il suo scheletro nell'armadio: una vena di psicopatia che sembra non risparmiare proprio nessuno! Nonostante questo, Gaia Conventi ha un modo di narrare così lieve e accattivante che ti rende simpatici perfino gli artefici dei più efferati delitti. Ti sembra di essere lì, a Little Town, un momento a condividere marmellata di mirtilli e il momento dopo a temere per la tua incolumità.

Molti racconti hanno un finale a sorpresa, spiazzante, che mi ha fatto rileggere l'intera storia per trovare il bandolo del delitto.

Oltre a ciò, ci sono numerosi riferimenti letterari, storici e musicali che rendono ancora più piacevole la lettura.
Insomma, una lettura originale e gradevolissima, una vera sorpresa!
Cliccate di seguito per scaricare gratuitamente l'ebook de I deliziosi delitti di Little Town.

Sito dell'autrice: http://gaialodovica.wordpress.com/

domenica 23 novembre 2014

Battuta di caccia - Jussi Adler Olsen

Battuta di caccia: un libro ricco di ritmo e suspense, che racconta la depravazione di un branco di giovani ricchi e viziati.

Diverso tempo fa Marsilio Editori mi ha inviato un romanzo da recensire (ringrazio vivamente il loro ufficio stampa!) e quindi eccomi a parlare di "Battuta di caccia" del danese Jussi Adler Olsen.
Si tratta del secondo libro dedicato alla Sezione Q: cliccate di seguito per leggere la recensione del primo, "La donna in gabbia".

Ritroviamo la coppia di "sbirri" Carl e Assad, personaggi riuscitissimi e divertenti come nel precedente romanzo. Al duo si aggiunge l'assistente Rose, irresistibile nei suoi atteggiamenti buffi e a tratti demenziali (irresistibile per il lettore ma non per Carl, visto che non si potrebbe definire esattamente una bellezza seducente).

Il libro si sviluppa col ritmo e la suspense già apprezzati ne "La donna in gabbia". Se possibile, però, la tematica principale è ancora più angosciante. Davvero, non pensavo ci fosse qualcosa che si rivelasse più terribile su carta di vivere le emozioni provate da Marete, una donna lasciata sola e torturata per anni in una gabbia; eppure, l'autore è riuscito a fare "di meglio". E proprio questo crogiolarsi nella depravazione mi ha messa a disagio... quasi come se l'autore più che a denunciare fosse interessato a indugiare nella crudeltà del genere umano.

Questa volta ci troviamo di fronte a un branco di giovani ricchi e viziati, che decide di svagarsi seviziando e uccidendo vittime innocenti. Ed ecco un altro paio di punti che mi hanno lasciata a dir poco perplessa:
1) Il legame troppo superficiale tra gli omicidi e la visione di "Arancia Meccanica". Troppo facile e scontato spiegare in questo modo tali azioni e demonizzare così un film che tra parentesi è un capolavoro.
2) La simpatia (o almeno, questa è la sensazione da me avvertita) che l'autore a volte sembra provare per Kimmie, l'unica ragazza del gruppo. Ha vissuto delle vicende terribili, sono d'accordo, ma questo non basta a giustificare i crimini assurdi di cui si è macchiata.

Detto ciò, non so bene che parere darvi su questo libro. Tecnicamente è scritto benissimo, originale e brillante. Però il mio giudizio è influenzato dai punti elencati sopra.
Mi piacerebbe sentire il parere di qualche altro lettore di "Battuta di caccia" per confrontarmi! ;-)

sabato 15 novembre 2014

Curiosità nipponiche: la scelta dei nomi

Quando ho chiesto alla mia corrispondente Keyko come si scrivesse il mio nome in Giapponese, lei mi ha spiegato che non c'è un solo modo per farlo.
Nella lingua nipponica, infatti, la stessa sillaba può essere scritta con caratteri (kanji) differenti e acquisire così significati diversi.

Ecco come Keyko mi ha spiegato la scelta dei nomi in Giappone (se la sintassi vi sembra un po' strana, considerate che è una giapponese che scrive in una lingua totalmente diversa dalla sua!):

"Rispetto al nome della persona, e' il desiderio dei genitori che dà significato, piuttosto.
Certamente, penso che anche i tuoi genitori avessero un bellissimo desiderio.
Allora, se scrivi il tuo nome in giapponese, puoi scrivere col "kanji"  coerente al desiderio di tuoi genitori."

Bello, vero?!?
In Occidente ormai il significato di quasi tutti i nomi è andato perso, ma a me piace pensare che possa rispecchiare il desiderio dei genitori nei confronti del loro bambino, proprio come in Giappone.
Keyko, infatti, ha dato alla sua bambina un nome molto bello: 穏生: Noha, che significa "vivere serenamente".

Io, in accordo con questo pensiero, ho chiamato la mia bimba "Irene": è  un nome che deriva dall'antico greco e significa "Pace" :-)