"Questo significa colorare la vita: trovare un lampo di luce anche nella notte più oscura!" (Silvia, una lettrice)

domenica 19 maggio 2013

Fortuna, il buco delle vite - Jolanda Buccella

"Fortuna, il buco delle vite" di Jolanda Buccella ha un titolo originale e un inizio altrettanto particolare.

Fortuna è una donna che si appresta a scontare una condanna a morte in un carcere ruandese. Lungo il corso della storia riviviamo con lei i ricordi di una vita, o meglio di tre vite. Le vicende che ha passato, infatti, possono essere divise in tre fasi principali, diversissime tra loro.

La prima vita inizia a Quattrovie, nel sud Italia. Mi è piaciuto molto il fatto che l'autrice faccia prendere le mosse alla trama raccontando la storia delle nonne di Fortuna, creando così una saga familiare (adoro le saghe familiari alla Allende). In questo modo comprendiamo bene il contesto che rende Fortuna quello che è... ma in realtà non dovrei ancora chiamarla fortuna, ma J. Sì, perché in ognuna delle sue vite la protagonista assume un nuovo nome.
J. nasce con una malformazione alla schiena, il cosiddetto "buco delle vite", che le impedirà per sempre di muoversi come tutte le altre persone. Per fortuna c'è la mitica nonna Umberta che la spinge a camminare, mentre gli altri parenti - a cominciare dalla madre egoista e nevrotica - vorrebbero vederla rassegnata al suo destino di disabile. J. cammina come una papera ma non le importa, perché c'è l'amore della nonna a renderle speciale ogni giornata.
Quando muore Umberta, però, qualcosa muore anche in J. Cade nella spirale dei disturbi alimentari, oscillando tra anoressia e bulimia, nell'indifferenza dei genitori che la lasciano quasi morire. Riesce in qualche modo a riprendersi ma non a dare una direzione soddisfacente alla sua vita. Quando arriva ai trent'anni decide così di lasciare Quattrovie, il paese in cui è stata vittima dell'ostilità della gente (da piccola era considerata una specie di indemoniata per la sua malattia) e raggiungere Roma.

La vita a Roma però è dura per una giovane donna senza esperienza e affetta da un handicap. Una volta finiti i soldi, J. prende il nome di "Piccoletta" e comincia a vivere tra i barboni, subendo abusi e sofferenze di ogni sorta. Tutto cambierà quando incontrerà Nadir, un dolcissimo ruandese che le cambierà la vita. L'inizio della loro relazione non è affatto semplice, visto che Piccoletta diffida di tutti e nel corso degli anni ha sviluppato un carattere intrattabile. Però Nadir riesce a smuovere qualcosa in lei...

La terza vita è quella a fianco di Nadir, con cui si trasferirà in Ruanda nel periodo in cui il regime sta operando un vero e proprio genocidio. Ora prende il nome di Fortuna: una donna che, nonostante le sofferenze patite, cerca di risollevarsi grazie all'amore per il compagno e per i piccoli pazienti dell'ospedale in cui si ritrova a vivere...

Già da questo veloce riassunto avrete capito che si tratta di un libro intenso, che parla di amore ma anche di sofferenza, sensibilizzando i lettori su diverse tematiche come la guerra civile ruandese.
Uno dei messaggi più importanti, secondo me, è il concetto "relativo" di fortuna. Diamo per scontate molte cose, come il fatto di essere sani e di crescere in una famiglia che ci ama, ma non è così e la protagonista di Jolanda Buccella ce lo dimostra. Eppure, nonostante le sofferenze, c'è sempre la speranza di sovvertire le sorti della propria vita, costruendo con fatica la propria fortuna.

I personaggi sono tanti e ben gestiti. Ognuno ha i suoi lati oscuri, a cominciare dalla protagonista: una donna difficile, capace perfino di irritare il lettore per la rabbia repressa che la porta a gesti inconsulti e in qualche occasione crudeli; proprio queste caratteristiche, tuttavia, la rendono umana e realistica. Alla fine si ha la sensazione di averla conosciuta veramente, come se fosse una vecchia amica.
Non è un romanzo per gli amanti delle storie leggere, ma se si amano le storie dense, che fanno riflettere, allora è consigliatissimo!

Non rivelo niente del finale perché è a sorpresa, però posso dire che a me è piaciuto molto.

Ultimo punto: lo stile.
Jolanda Buccella ha buone potenzialità e lo dimostra scrivendo un'opera che, per quando lunga, non annoia mai il lettore.
Il problema sta nell'impiego della punteggiatura. L'autrice usa frasi "a singhiozzo", caratterizzate da un utilizzo delle virgole copioso e a tratti eccessivo, che rischia di far incespicare la lettura. Spessissimo ho notato l'abitudine di separare soggetto e predicato con la virgola. Sebbene sia un errore ci potrebbe anche stare, per carità: qualche scrittore autorevole ha utilizzato questo espediente ritmico come licenza poetica. Se ricorre in tutte le pagine, però, diventa pesante. Il consiglio che mi sento di dare a questa scrittrice esordiente è quindi quello di dosare meglio la punteggiatura! ;-)

Nel complesso, comunque, posso dirmi soddisfatta della lettura e sono contenta che si tratti di un romanzo d'esordio: Jolanda è sulla buona strada e sono sicura che ci regalerà altre storie, migliorandosi sempre di più!
In bocca al lupo a questa scrittrice e grazie di cuore per l'invio del romanzo!
Sarei molto curiosa di leggere qualche altra sua opera :-)

domenica 12 maggio 2013

Enelsin Artigton e la Petra Regia - Annarita Pizzo

Dopo l'anteprima che vi avevo dato qui, è giunto il momento di recensire Enelsin Artigton e la Petra Regia di Annarita Pizzo.

Il titolo riprende il nome di Enelsin, mago votato al male, che ha sviluppato un potere incontrollato soprattutto grazie a una metà del cristallo Petra Regia, conficcata nel suo cuore.
Petra Regia è anche il nome di un bellissimo uccello dalle penne d'oro e gli occhi azzurri (la Lumerpa), incaricato di proteggere Adrian, colui il quale detiene l'altra metà del cristallo. Adrian, insieme ad altri personaggi, dovrà impedire a Enelsin di impadronirsi del pezzo mancante di cristallo.

Enelsin Artigton e la Petra Regia è un libro molto fantasioso, ricco di personaggi e invenzioni ben riuscite. L'unica pecca è che, secondo me, ci mette molto a "ingranare". I primi capitoli sono infatti ricchi di descrizioni, così ricchi da frenare la scorrevolezza della lettura. Tutti, ma proprio tutti i personaggi sono raffigurati minuziosamente: abbigliamento, tratti del viso, corporatura, occhi, capelli... perfino quelli che compaiono per due righe e poi non fanno più ritorno, come un bigliettaio della stazione, per esempio. Inoltre si sente molto l'influsso di Harry Potter, con la presentazione di ogni sorta di strumento/pozione/complemento d'arredo contenente magia.
Intendiamoci: io sono una sostenitrice del "realismo" nel genere fantasy, anche se questa espressione può sembrare un controsenso; ma trovo che un autore debba rendere accurato e plausibile il suo mondo, se no si rischia l'effetto di una storia campata in aria. E poi amo i romanzi con tanti personaggi ben descritti. Ma un autore deve anche fare attenzione a dosare questi elementi... il troppo stona sempre, ogni elemento del libro deve essere maneggiato con cautela :-) Perciò questo è il consiglio che, da lettrice fantasy, mi sento di dare ad Annarita: dosare meglio le descrizioni. Spero che le faccia piacere, visto che un parere sincero è la cosa di più utile, dal mio punto di vista, per un esordiente.

A parte questa piccola premessa, vale la pena proseguire con la lettura perché diventa sempre più avvincente. Io ho cominciato ad appassionarmi davvero col capitolo otto, intitolato Enelsin Artigton. Qui scopriamo l'infanzia del Perfidus, che come tutti ha avuto una mamma amatissima. E viene svelato il motivo che l'ha portato a essere malvagio. Non è semplice brama di potere, ma un sentimento molto più realistico... però non voglio svelarvi troppo per non rovinare la lettura.
In questo capitolo ho apprezzato anche la descrizione di Antilia, la Lumerpa che proteggeva il custode in carica quando Enelsin era diciottenne. Le Lumerpe sono dei volatili che concludono la loro vita quando termina la missione del custode. Depongono un uovo, da cui nascerà la loro discendente, e poi scompaiono. Ho trovato questa figura bella e commovente.

Inoltre mi è piaciuto il lato "femminile" del romanzo, soprattutto con la descrizione dei personaggi di Giada e Virginia, che hanno anch'esse un legame stretto con la Petra Regia. Giada ha subito una grave perdita da giovanissima e ha dovuto vivere lontano dalla famiglia per tanti anni, eppure non si è fatta scoraggiare dalle avversità, diventando una donna dolce e forte nello stesso momento, disposta a tutto per proteggere la figlia Virginia. E per descrivere Virginia, uso le parole della madre:
Aveva sempre pensato che fosse un essere poco radicato nella materia, che viveva quasi in un mondo soprasensibile e quella ne era la conferma definitiva unita alla certezza che in lei scorresse il sangue degli Artigton, una delle famiglie di maghi più potenti che fosse mai esistita.
Il romanzo ha un finale definito, ma anche uno spiraglio che lascia aperta la strada a un seguito... quindi rimaniamo in attesa del secondo volume!
Come ultima cosa, ringrazio l'autrice Annarita Pizzo per avermi fatto scoprire il mondo di Enelsin Artigton e la Petra Regia.

mercoledì 8 maggio 2013

L'ombra del sole - Eva fairwald

Oggi vi parlerò de "L'ombra del sole", romanzo gentilmente inviatomi da un'autrice al suo debutto, Eva Fairward.
Devo davvero ringraziarla perché si tratta di una delle scoperte più interessanti che io abbia fatto da quando ho cominciato a ricevere romanzi esordienti!!

La simpatica protagonista è Dora, una ragazza con gli occhi azzurri, i riccioli biondi e... gli occhiali! E già da qui ho cominciato ad apprezzare l'originalità del libro, che si vede anche da questi piccoli dettagli (è davvero raro che una protagonista carina e non secchiona porti gli occhiali; tra l'altro è anche una caratteristica che contraddistingue Serena, del mio fumetto Il marchio dorato!).

Dora abita in un paesino italiano di nome Fiorate, ha diciassette anni, è integrata nel suo gruppo di amici ma sente che quella vita non fa per lei, perché non succedono mai novità di rilievo.

Tutto cambia quando incontra Connor, un ragazzo di origini irlandesi che ha il compito di proteggerla e rivelarle la sua vera natura. Dora in realtà proviene da un mondo parallelo al nostro, in cui vivono creature fantastiche; la sua missione è quella di imparare a modellare la polvere di stelle per sconfiggere l'Impero del Sole...

Il mondo fantasy dove viene catapultata Dora è molto originale: la magia convive con computer, internet e cellulari. Non ci sono solo i soliti vampiri ma anche creature più interessanti (non perché non mi piacciano i vampiri, ma perché ultimamente se ne sta abusando) come gli Angeli Decaduti.

Tutti i personaggi sono ben delineati. Mi è piaciuto il fatto che anche i "buoni", schierati contro l'Impero del Sole, abbiano molte ombre e si comportino spesso in modo ambiguo (come ad esempio Antonio Dalbrando o Emma De Ferraris).

I dialoghi tra Dora e Connor - ragazzo baldanzoso e impulsivo - sono brillanti e la storia tra i due è appassionante.
Dora fa troppo ridere quando sogna a occhi aperti, immaginandosi al centro di una scena da cartone animato, oppure addirittura come la protagonista di uno show televisivo.

Il personaggio più complesso secondo me è Daemon, Angelo Decaduto che sogna come ogni angelo di tornare allo stato di grazia assoluta che possedeva prima della caduta... ma per raggiungere questo obiettivo, rischia di ricadere nell'abisso che l'ha fatto diventare un rinnegato.

Si tratta di un libro ben scritto, scorrevole e dinamico, se lo inizi ti viene voglia di leggere subito le pagine successive. Comincia in medias res e ti conduce con vivacità nel mondo di Dora&co.

Curiosità: parte della storia si svolge nel castello di Fiorate, che in una delle copertine del romanzo l'autrice rappresenta con una bella foto scattata da lei stessa nel suo paese.


Se volete vedere il booktrailer, realizzato dall'autrice stessa, cliccate QUI.
Potete visitare anche la pagina Facebook e il blog dell'autrice.

L'ebook è acquistabile su Amazon (QUI) al costo di appena 89 centesimi! Ve lo consiglio!!!

lunedì 6 maggio 2013

La stella di luna - Ep. 14: L'eredità di Niamh e Thomas

Episodi precedenti:
1. Il mistero della stella - 2. In partenza per l'Irlanda - 3. Gente di Dublino - 4. Il cerchio delle fate - 5. La festa di mezz'estate - 6. Il segreto di Domhnall - 7. Alla volta di Jarlath - 8. Un arrivo imprevisto - 9. La storia di Réaltàn - 10. Il medaglione - 11. La pergamena - 12. Mr Puck - 13. Il sorriso di Réaltàn

Episodio 14: L’eredità di Niamh e Thomas

Il mattino seguente mi svegliai ancora in casa O’Brien: Domhnall aveva approfittato della visita imprevista per passare tutto il fine settimana con la sua famiglia, e i suoi genitori avevano insistito perché rimanessi anch’io.

Ciò che mi svegliò fu una voce bellissima, limpida e dolce… una voce angelica! Ancora nelle nebbie del sonno riconobbi la melodia della canzone che stava intonando… era molto famosa nella capitale, l’avevo sentita tante volte dagli artisti itineranti lungo le strade di dublinesi…
Un artista delle strade dublinesi. Foto di Vele Ivy
So how can you tell me you're lonely
And say for you that the sun don't shine?
Let me take you by the hand
And lead you through the streets of London
I'll show you something to make you change your mind

…era Street of London! Una canzone dalla melodia struggente e il testo duro, ma cantato da quella limpida voce il ritornello sembrava cambiare il suo significato, diventando portatore di speranza:

Come puoi dirmi che sei solo
E dire che per te il sole non splende?
Lascia che ti conduca per mano
Attraverso le strade di Londra
Ti mostrerò qualcosa che ti farà cambiare idea

Mi lavai e vestii di fretta, perché ero troppo curiosa di sapere da dove provenisse quella voce: non era la radio, qualcuno in carne ed ossa stava cantando in casa O’Brien!

Quando scesi, vidi Domhnall fermo impalato davanti alla porta della cucina, con un’espressione stranissima sul volto: aveva gli occhi sgranati e sembrava che trattenesse il respiro. Mi preoccupai nel vederlo così, invece che con la sua solita faccia tra l’impassibile e l’accigliato, perciò gli misi una mano sulla spalla per scuoterlo:

“Ehi, McCarthy! – avevo deciso di chiamarlo così per prenderlo un po’ in giro – cosa succede?”

Lui si riscosse un attimo vedendomi, tentò di parlare ma non gli uscirono le parole di bocca, così mi mise una mano sulla schiena e mi spinse delicatamente davanti a sé, in modo da farmi vedere la scena che stava guardando lui.
Allora capii lo stato d’animo di Domhnall: in cucina c’era Réaltàn intenta a preparare una torta, e nel mentre cantava Street of London! Cantava! Non solo aveva ripreso la voce, ma anche la passione per il canto…
In quel momento lei si voltò e ci sorrise:

“Che fate lì immobili? Perché non mi aiutate con questa torta?”

Noi facemmo come aveva detto, ubbidienti, aiutandola a preparare il dolce e poi a rigovernare.

Mentre aspettavamo che la torta cuocesse in forno, ci riunimmo attorno al tavolo della cucina.
Réaltàn improvvisamente mi chiese:

“Ginevra, che ne pensi della cultura giapponese?”

Domhnall aggrottò le sopracciglia di fronte a quella domanda inaspettata, ma io istintivamente risposi:

“Mi piace un sacco… adoro Sailor Moon!”

Lei si mise a ridere di cuore:

“Sì, anche a me piace! E in generale sono sempre stata un’appassionata delle tradizioni nipponiche. Una cosa che mi ha sempre affascinata è la credenza degli Tsukumogami, oggetti che dopo un lungo periodo d’uso acquisiscono un’anima. Che so, l’orsacchiotto di un bambino, o una panchina che ha ospitato generazioni di passanti.”

“Affascinante!”

“Sì. Io ho sempre pensato che il medaglione di mia nonna, la Stella di luna, fosse uno Tsukumogami – con una mano sfiorò l’opale scintillante che portava al collo – ora so che è permeato dell’amore di Thomas e delle speranze di Niamh; fino a poco fa non conoscevo la loro storia, ma avvertivo la sua energia ed è per questo che mi è costato tanto separarmene. Quest’oggetto è l’unica cosa che rimaneva a Niamh del suo amato, quando fu costretta a trasferirsi in Austria; però un oggetto, per quanto caro, non è come avere accanto una persona in carne ed ossa. Perdere una persona amata è terribile, e infatti io avevo deciso di smettere di parlare perché non potevo accettare di essere sopravvissuta a Liam, di essere viva mentre lui era morto.”

Io sentii subito le mie guance accalorarsi per l’agitazione: non volevo che Réaltàn, in preda alla tristezza, perdesse di nuovo il sorriso e la voce.

“Réaltàn, ascoltami…!” iniziai, ma lei mi bloccò con un sorriso:

“No Ginevra, lasciami finire… dovete sentire tutto quello che ho da dirvi”

“Lei interrompe sempre” si affrettò a puntualizzare il fratello, con un tono che mi fece sorridere, perché sembrava una persona che mi conosce ormai da una vita.

Réaltàn riprese:

“Niamh soffrì tantissimo e ciò la portò alla morte: Niamh era sola. Era stata separata dall’amato e dalla famiglia e portata in una terra straniera, costretta a vivere assieme ad una persona che non amava. Ho riflettuto molto, e mi sono resa conto di essere molto diversa da lei… io ho perduto Liam, ma ho ancora delle persone che mi amano con tutto il cuore: i miei genitori e tu, Domhnall, che hai perfino rinunciato alla carriera per starmi vicino. E ora anche tu Ginevra, che senza timore sei andata a recuperare il mio medaglione. Il fatto che sia tornato a me dopo tutte le traversie che ha passato mi fa pensare che sia un segno del destino… l’amore di Thomas e Niamh è di nuovo con me, così come il vostro. Sono stata un’egoista a non provare a riprendermi, facendo soffrire tutti. Questa consapevolezza mi ha fatto tornare la voglia di parlare e cantare. Ho capito che devo vivere e fare tesoro della vita ogni giorno: provando ad essere felice per me stessa e per Niamh.”
My Sweet Rose, J. W. Waterhouse
Sentendo quelle parole provai una sensazione di liberazione: percepii che la maledizione delle donne O’Brien era spezzata. Avrei voluto stringere la mano di Domhnall, ma dopo un impercettibile movimento delle dita mi bloccai; non sapevo ancora a che punto fosse la confidenza tra noi due e soprattutto non sapevo se lui avesse apprezzato un simile gesto. Proprio in quell’attimo, però, sentii che mi afferrava la mano per poi stringerla saldamente, come se avesse intuito i miei pensieri.
In quel momento seppi che Niamh e Thomas da qualche parte erano felici per tutti noi… perché quella era la loro eredità!

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy


Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

lunedì 29 aprile 2013

La stella di luna - Ep. 13: Il sorriso di Réaltàn

Episodi precedenti:
1. Il mistero della stella - 2. In partenza per l'Irlanda - 3. Gente di Dublino - 4. Il cerchio delle fate - 5. La festa di mezz'estate - 6. Il segreto di Domhnall - 7. Alla volta di Jarlath - 8. Un arrivo imprevisto - 9. La storia di Réaltàn - 10. Il medaglione - 11. La pergamena - 12. Mr Puck


Episodio 13: Il sorriso di Réaltàn

Mentre stavamo tornando a casa, non potei trattenermi dall’esaminare il medaglione che tenevo tra le mani. Quell’oggetto così pieno di significati nascosti  era magico… osservarlo m’incantava, mi avvinceva a sé, m’ipnotizzava, quasi. 
Era l’oggetto più bello che avessi mai visto: e sembrava davvero una stella lunare, splendida e luminosa.

Trattenendo il respiro e con mani tremanti, mi decisi a scoperchiarlo e fu allora che l’ondata di mille emozioni mi travolse: al suo interno trovai una ciocca di capelli neri, i capelli di Thomas Crawley. Li sfiorai con un dito, incapace di respirare normalmente. Non riuscivo a credere che stavo sfiorando i capelli del disperato pittore folle innamorato di una fata! Presi la ciocca di capelli nel palmo della mia mano e la osservai ancora per lunghissimi minuti, incurante del fatto che stavo camminando senza guardare la strada; poi mostrai quel tesoro a Domhnall.

-“Prima della tua scoperta nessuno della famiglia era mai riuscito a scoprire di chi fossero quei capelli. Non ne conoscevamo né l’origine né la storia. A dire il vero, non sapevamo nemmeno che il medaglione fosse appartenuto a Niamh… tutto quello che sapevamo era che questa collana apparteneva agli O’Brien da generazioni e generazioni, quindi abbiamo sempre ritenuto che i capelli appartenessero a qualche nostro trisavolo” mi spiegò lui.

Appena arrivati a casa, senza perdere tempo andammo direttamente da Réaltàn, che sedeva vicino alla finestra e stava riattaccando un bottone ad una camicetta, quando si accorse del nostro arrivo, alzò la testa dal suo lavoro e ci osservò con curiosità. Mi avvicinai e col cuore pieno di gioia, aprii le mani porgendole il tesoro che vi era custodito. Alla vista del medaglione, il volto di Réaltàn s’illuminò all’istante e si aprì al più delizioso, sincero e genuino sorriso che avessi mai visto.
Foto di Ailera Stone
Si alzò in piedi e facendo cadere la camicetta, prese il medaglione e dopo averlo guardato qualche istante se lo strinse al petto. 
Quando quel primo momento di gioia si fu placato, Domhnall invitò la sorella ad ascoltare attentamente quanto avevamo da dirle, quindi io iniziai a raccontare a Réaltàn ogni cosa. Del dipinto di Thomas Crawley, della mia casuale scoperta al museo di Oxford, della lettera di Waterhouse, di Niamh e Thomas, de La belle dame sans merci… e soprattutto del fatto che lei era la copia esatta di Niamh. 
A quel punto, Domhnall sparì in un’altra stanza per riemergerne pochi minuti dopo con in mano una pagina di quotidiano che mostrò alla sorella: Réaltàn rimase a bocca aperta quando posò lo sguardo sul ritratto di Niamh O’Brien. Era come se si stesse guardando allo specchio. Dapprima sembrò confusa, dibattendosi nel tentativo di fare chiarezza nel mezzo di tutte quelle rivelazioni… poi, dopo qualche istante, senza tradire nessun turbamento, mi abbracciò con tutta la tenerezza del mondo; infine con le lacrime di commozione agli occhi e un nuovo, raggiante sorriso se ne andò portando con sé la collana e la pagina di giornale. Mi voltai verso Domhnall e con lo sguardo gli chiesi cosa sarebbe accaduto.

-“Starà bene, non preoccuparti”
Foto di Ailera Stone
Improvvisamente mi sentii incredibilmente stanca… a causa della notte insonne, della missione di recupero della collana e soprattutto per tutte le emozioni accumulate in poche ore. Mi strofinai il volto con le mani, come per scacciare la stanchezza. Poi guardai Domhnall e notai che anche lui aveva un’aria stanca. Sentendosi osservato, alzò gli occhi verso di me… ci guardavamo in silenzio ed è inspiegabile la sensazione che provai, eppure era così: per la prima volta non c’era ostilità da parte sua nei miei confronti, non era il solito ragazzo tormentato, appariva rilassato come non mai. Quella era la primissima volta che mi sentivo davvero a mio agio con lui, non l’avevo mai sentito così vicino. E la cosa incredibile è che percepivo che anche lui stava pensando la medesima cosa! Mi si avvicinò e mi scostò una ciocca di capelli mettendomela dietro l’orecchio.

-“Grazie. Grazie per quello che hai fatto per mia sorella e per la mia famiglia” disse con serietà, “Era dalla morte di Liam che non vedevo Réaltàn sorridere in quel modo” fece una pausa, poi riprese “Sai, io stesso fatico a crederlo… ma tra tanti, proprio una ficcanaso come te è riuscita ad aiutare tutti noi. Il fatto è che all’inizio non sopportavo la tua esuberanza, il tuo carattere così vulcanico ed eccessivo, ma poi ho capito che è proprio questo ad attrarmi di più in te…” sapevo che non era facile per lui dire quelle parole, sapevo che la sua indole introversa gli rendeva difficile esternare i suoi pensieri e sentimenti, per questo apprezzai ciò che mi aveva detto.

-“Domhnall, chiedevo solamente questo: che tu mi dessi una possibilità, che imparassi ad avere fiducia in me…” mi sentii assurdamente felice in quel momento, senza capirne la ragione.

Lui deviò lo sguardo, sembrava che cercasse parole che tardavano ad arrivare, poi tornò a guardarmi: “Ginevra, io non sono bravo in queste cose… sono un tipo scontroso e dal carattere non sempre facile, lo so…”

-“Spesso e volentieri sei scostante, a tratti sei antipatico e generalmente sei un ragazzo impossibile…” aggiunsi io con un sorriso divertito, lui mi lanciò un’occhiata accigliata, poi la sua espressione si fece incerta.

-“Lasciami finire…” aggiunse.

-“Va bene così, non mi devi ringraziare ulteriormente, non ce n’è bisogno” gli dissi con dolcezza. Forse fu proprio il mio tono dolce o chissà che altro, fatto sta che accadde: lui mi sorrise! Il primo vero sorriso che avessi mai visto sul suo volto! Dapprima incerto e titubante… in seguito vero e sincero. In quell’istante mi resi conto di non aver mai visto un ragazzo più bello di lui. Quella consapevolezza durò poco… perché Domhnall, a quel punto, s’inchinò e mi baciò sulle labbra, con tutta la passione del suo cuore tenebroso, stringendomi forte a sé. Tutto il mondo sparì in un attimo dalla mia vista.
Disegno di Vele Ivy

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy


Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

NON PERDETEVI L'EPISODIO CONCLUSIVO LUNEDI' PROSSIMO! SARA' IL GRAN FINALE DE "LA STELLA DI LUNA"!!

mercoledì 24 aprile 2013

La stella di luna - Ep. 12: Mr Puck

Episodi precedenti:
1. Il mistero della stella - 2. In partenza per l'Irlanda - 3. Gente di Dublino - 4. Il cerchio delle fate - 5. La festa di mezz'estate - 6. Il segreto di Domhnall - 7. Alla volta di Jarlath - 8. Un arrivo imprevisto - 9. La storia di Réaltàn - 10. Il medaglione - 11. La pergamena


Episodio 12: Mr Puck

Il mattino seguente mi alzai prestissimo e mi vestii in fretta, poi uscii dalla mia stanza e scesi le scale senza fare rumore: non volevo essere scoperta da nessuno, dal momento che desideravo tornare a missione compiuta col medaglione per fare una sorpresa a Réaltàn. Avevo già messo la mano sulla maniglia della porta e stavo per aprirla quando sentii un rumore alle mie spalle: mi girai di sottecchi. Era Domhnall.

-“Ginevra, sono le 7, dove diavolo stai andando a quest’ora?” mi chiese con un’espressione tra il perplesso e l’accigliato.

Imprecando silenziosamente tra me e me al pensiero che tra tutta la famiglia proprio lui doveva cogliermi in flagrante, cercai di non mostrarmi colpevole: -“Potrei farti la stessa domanda…”
Foto di Ailera Stone
-“Ecco, non riuscivo a dormire… “ farfugliò, poi riprese “… e comunque in casa mia sarò pur libero di alzarmi all’ora che preferisco!” ad un certo punto notò ciò che avevo in mano e indicandolo continuò a parlare “Quello che cos’è? Che cos’hai in mente, stavolta?” sospirò con esasperazione.

Guardai la pergamena che tenevo in mano, un brivido mi corse lungo la schiena. Non avevo scelta: dovevo confessargli ogni cosa. Facendomi coraggio, mi schiarii la voce e gli illustrai il mio piano per recuperare il medaglione, lui mi ascoltò in silenzio, il volto una maschera enigmatica. Quando terminai di esporgli il piano mi chiese di vedere la pergamena che io gli porsi, la esaminò qualche istante, poi tornò a guardarmi:

-“E tu pensi davvero che funzionerà? Nessuna persona con un minimo di sale in zucca scambierebbe un foglio ingiallito col tè per una antica pergamena!”

-“Evidentemente stai sottovalutando le mie capacità di persuasione!” risposi offesa “Comunque, non intendo discutere delle possibilità di successo del mio piano con te! Sono intenzionata ad andare fino in fondo, o almeno farò il possibile per riportare il medaglione alla sua legittima proprietaria: tua sorella. Perciò, se non ti dispiace, io ora ho da fare…” mi girai e afferrai nuovamente la maniglia della porta, mentre l’aprivo lo sentii sbuffare.

-“Ok, ti accompagno da Mr Puck…” disse e a quelle parole mi voltai a guardarlo con un sorriso stampato in faccia, “… ma ti avverto, lo faccio solo per gustarmi tutta la scena!”

Dopo aver camminato per quasi mezz’ora, arrivammo davanti alla casa di Mr Puck: l’anziano antiquario viveva in un enorme edificio a due piani dove gli stili architettonici si mischiavano tra loro, creando un effetto alquanto bizzarro; doveva essere tanto ricco quanto stravagante. Giunti davanti alla porta, senza perdere tempo suonai il campanello. 
Ci venne ad aprire quella che doveva essere una domestica, una corpulenta signora di mezza età con un sorriso bonario, che ci condusse nello studio del padrone di casa. La donna ci fece entrare nella stanza dove trovammo Mr Puck, un uomo dai capelli bianchissimi di età compresa tra i 90 e i 120 anni intento a studiare un libro aiutandosi con una lente d’ingrandimento. Quando il vecchietto si accorse di noi, dimostrando uno spirito vivace davvero notevole, si alzò e ci venne incontro.

-“Benvenuti. Come posso esservi utile?” chiese, dopo averci indicato le poltrone di cuoio dove sederci.

-“Ecco, Mr Puck, io mi chiamo Ginevra Baroni e sono….” Iniziai a dire, ma a quelle parole una luce baluginò negli occhi del vecchietto, dopo di che si alzò  nuovamente e venendomi vicino mi prese entrambe le mani.

-“La famosa Ginevra? Ginevra Baroni in casa mia, quale onore! Io sono un suo fervente estimatore, con quale emozione ho seguito la sua scoperta l’anno scorso! Incredibile, Ginevra Baroni in casa mia, incredibile! Una così attenta scopritrice di tesori  e antichi misteri, sotto il mio tetto!” gridò con entusiasmo.

Domhnall ed io ci scambiammo un’occhiata sconcertata: nessuno dei due si sarebbe mai aspettato un’accoglienza così pomposa da parte dell’anziano antiquario! Più l’uomo mi faceva i complimenti più faticavo a trattenere le risate e con la coda dell’occhio mi accorsi che persino Domhnall il Tenebroso tratteneva a stento un sorriso divertito.

Dopo aver bevuto il tè e mangiato i pasticcini che Mr Puck ci aveva offerto e soprattutto dopo essersi riavuto dall’emozione per aver conosciuto nientemeno che la famosa Ginevra Baroni, l’uomo si rimise seduto e mi chiese a cosa doveva l’onore della mia visita.

-“Ehm… ecco, le ho portato qualcosa” gli porsi la pergamena, Mr Puck la prese in mano e aiutandosi con la lente d’ingrandimento iniziò ad esaminarla “Ho trovato questo antico documento durante le mie ricerche e avendo sentito parlare di lei come di un grande esperto… ho ritenuto che fosse lei la persona giusta per avere cura di un simile tesoro…”

-“Yeats! Non posso crederci, non posso crederci!” gridò l’anziano, guardandomi dopo qualche minuto, “Una pergamena autografa del poeta, non posso crederci!” era sempre più confuso ed emozionato, rilesse il testo ancora e ancora e infine sbottò “E lei, signorina Baroni, lo sta dando a me?”

-“Certo, non riuscirei ad immaginarlo in mani più sicure” dissi, cercando di mantenermi seria e professionale.

-“Anche se io non mi ritengo degno di custodire un tesoro scoperto da Ginevra Baroni in persona… tuttavia, sarebbe scortese da parte mia rifiutare un tale onore…” posò sia il foglio sia la lente e mi guardò con improvvisa serietà “Come posso sdebitarmi?”

Feci vagare lo sguardo lungo la stanza: era piena di libri e oggetti antichissimi, una quantità di roba che nemmeno in un museo avrebbe trovato posto; ad un certo punto, la mia attenzione si posò su una vetrina in cui individuai ciò che stavo cercando: il medaglione a forma di stella. Assunsi l’aria più innocente del mondo e parlai.

-“Mi piacerebbe avere quel medaglione… Sì, potrei cederle la pergamena in cambio della collana, che mi pare essere di poco valore…”

Mr Puck si voltò a guardare la collana, poi con aria titubante mi rispose: -“Il fatto è che quel medaglione mi è costato una considerevole somma di denaro e l’ho comprato da meno di due anni…”

-“Oh, avrei così tanto desiderato averlo… “ fingendo delusione, mi alzai e rivolgendomi a Domhnall dissi “E’ meglio se ora andiamo, non credo di riuscire a sopportare la vista di quella bella collana e il pensiero che non sarà mai mia…”

A quel punto, Mr Puck scattò in piedi e mi venne incontro: 

-“Un momento!” detto questo andò verso la vetrina, la aprì e ne estrasse la collana, poi si avvicinò e me la mise delicatamente in mano, -“Non oserei mai fare un torto alla signorina Baroni, la collana è sua e non parliamone più” mi sorrise dolcemente. Lanciai un’occhiata a Domhnall quasi incredula per essere riuscita nel mio intento e anche lui lo era.

-“Lei mi ha reso felice, Mr Puck!” lo ringraziai con sincerità “Mi raccomando, tenga la pergamena al sicuro e soprattutto non la mostri mai a nessun esperto: se si venisse a scoprire della sua esistenza, in quanto patrimonio dell’umanità, gliela porterebbero via per esporla in un museo”. 

Mi accorsi che Domhnall stava scuotendo la testa con aria sconcertata, ma non m’importava: ero riuscita a riavere la collana e il resto non aveva importanza. Dopo aver salutato Mr Puck, la domestica ci stava accompagnando alla porta, un attimo prima di varcare la soglia ci sentimmo chiamare e girandoci vedemmo l’anziano antiquario venire verso di noi.

-“Aspettate un attimo, mi sono ricordato di una cosa” disse.

Per un attimo pensai che Mr Puck si fosse accorto dell’imbroglio! Guardai Domhnall che si era fatto più pallido del solito e con un’espressione accigliata mi sussurrò all’orecchio: -“Lo sapevo che questa era una follia!”

Mi schiarii la voce e mi preparai al peggio: -“Mr Puck, lasci che le spieghi come mai noi…” ma non mi diede il tempo di terminare la frase.

-“Signorina Baroni, prima di andarsene deve assolutamente farmi un autografo!”

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy


Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

martedì 23 aprile 2013

Storie di draghi: Drilla la splendente

Cari amici,

oggi il vostro Gnomo del rosmarino vi racconterà una storia in onore della Giornata Nazionale del drago.
Tutto il mondo fatato è in festa per questa bella iniziativa!

Chi ricorda il post "Draghi e Gnomi", che ho condiviso con voi l'anno scorso?
Potete leggerlo QUI.
In quell'occasione avevo nominato Drilla la Splendente, primogenita del drago Smulf.


Come mai questa draghetta venne chiamata con l'appellativo "La Splendente"?
Ebbene, tutto cominciò  quando la sua mamma era in dolce attesa: presa da una voglia irresistibile di latte d'unicorno e miele, sbagliò il vasetto e invece del miele usò un cucchiaio di polvere di fata... quando venne alla luce Drilla, tutti rimasero abbagliati perché la piccola brillava di luce fatata!

Diventò una bella draghetta, sensibile ma anche coraggiosa.
Come tutti sanno contribuì alla liberazione del Bosco Sacro;  il suo carattere forte, inoltre, la portò a compiere un'altra celebre impresa, che ora vi racconterò.

Un giorno Drilla e gli altri abitanti del Bosco vennero a sapere che in un villaggio di umani, poco lontano dalla loro città incantata, si stava consumando un pericoloso dramma, originato dall'amore tra il capovillaggio Marius e la strega Brunild. I due erano stati amanti per diversi anni e Brunild aveva fatto prosperare la comunità umana, insegnando la coltivazione della mela Purpurea. Questo frutto ha proprietà medicinali portentose e inoltre produce una marmellata deliziosa. In breve tempo tutta l'economia del villaggio si convertì alla coltivazione della mela Purpurea.

Al culmine della ricchezza, Marius lasciò Brunild per sposare una donna meno affascinante ma imparentata con un potente alleato. La strega decise di abbandonare per sempre il mondo degli umani e ritirarsi nell'isola di Avalon, ma prima si vendicò lanciando un incantesimo sul villaggio: oscurò il sole per tutto il periodo di raccolta delle Purpuree.
Il villaggio si trovò così impossibilitato a raccogliere i frutti dell'unica fonte di sostentamento! Tutto ciò rischiava di creare una terribile carestia.

Al Bosco Sacro, intanto, si stava discutendo dell'accaduto. C'era chi voleva aiutare gli umani e chi invece sosteneva che non era il caso di intromettersi, perché quella era la giusta punizione per la fredda e calcolatrice malvagità di Marius.
Drilla si accorse che tali discussioni non sarebbero mai finite, perciò decise di fare di testa sua. Uscì dal sacro bosco e per tre giorni e tre notti - cioè per tutta la durata della raccolta delle Purpuree, che potevano essere colte solo tre giorni all'anno - volò senza sosta sopra le coltivazioni umane. La sua luce fatata rischiarò il cielo e gli umani poterono completare la raccolta... il villaggio era salvo!

Drilla tornò a casa carica di deliziose mele Purpuree, dono di riconoscenza da parte degli uomini, ma non fu l'unica cosa che guadagnò.  Il drago del Monte Roccioso, infatti, assistette alla sua impresa e si innamorò perdutamente di lei. La chiese in sposa e i due si stabilirono nel Bosco Sacro.

Erano una coppia davvero affiatata e col loro coraggio contribuirono alla riuscita di molte difficili missioni a favore del Bosco.
Drilla diventò una delle draghesse più famose di tutti i tempi.
Lei e il Drago del Monte ci misero un po' di tempo prima di ricevere il dono di un erede (250 anni) e quando finalmente nacque fu organizzata una festa lunga sette giorni e sette notti. Il loro unico figlio, chiamato Smig Il Desiderato, era imponente come il padre e splendente come la madre. Divenne un drago dalla grande saggezza e rettitudine... ma questa è un'altra storia.

Buona Giornata del Drago a tutti,

Lo Gnomo del Rosmarino

lunedì 15 aprile 2013

La stella di luna - Ep. 11: La pergamena

Episodi precedenti:
1. Il mistero della stella - 2. In partenza per l'Irlanda - 3. Gente di Dublino - 4. Il cerchio delle fate - 5. La festa di mezz'estate - 6. Il segreto di Domhnall - 7. Alla volta di Jarlath - 8. Un arrivo imprevisto - 9. La storia di Réaltàn - 10. Il medaglione


Episodio 11: La pergamena

Quella notte fu agitatissima. Avevo svelato il mistero della “stella di luna”, ma la chiave di tutto, il medaglione, non era più in mano della famiglia O’Brien… dopo tutte le traversie che aveva subito! Dopo essere passato dalle mani di Niamh, attraverso tutte le fanciulle O’Brien, fino alla nonna Diana e alla dolce Réaltàn… ora era in possesso di un antiquario da quattro soldi.
Lanciai un’occhiata alla tazza di tè sul comodino, ero già abbastanza agitata senza bisogno di teina. Cercai di coricarmi sul morbido letto: le lenzuola erano orlate di pizzo, come le tende alle finestre; su un angolo c’erano una brocca ed un catino di porcellana per la toeletta mattutina, e sull’altro c’era uno scrittoio di inizio ‘900 con sopra una pila di fogli immacolati, pennino e calamaio. Era tutto così delizioso e così retrò! In condizioni normali avrei gioito nel trovarmi in quel posto.

Chiusi gli occhi, e subito nella mia mente si materializzò l’immagine del medaglione d’opale, la stella di luna. La stella che apparteneva legittimamente a Réaltàn Diana… sì, questo era il suo nome completo. Una “piccola stella” che portava come secondo nome quello dell’antica dea della luna. Combaciava tutto! La collana doveva ritornare a lei, ad ogni costo!
Mi drizzai seduta, e il mio sguardo vagò nuovamente nella stanza in cerca d’ispirazione. Sul comodino c’era il tè, e sullo scrittorio carta e calamaio. Mi tornò in mente il corso di “fai da te” creativo frequentato con Allegra, e un’idea piuttosto folle e quindi irresistibile si fece strada in me.
Mi sedetti allo scrittoio e intinsi il pennino nel calamaio. Dunque, che genere di cose poteva interessare ad un collezionista di antichità un po’ credulone? Secondo me era il genere di persona fissata con l’esoterismo. Mi tornò in mente un libro letto qualche tempo prima, “Il crepuscolo celtico” di W. B. Yeats, che parlava del Popolo Fatato e delle visioni che il grande poeta aveva avuto a riguardo.
…sono gente come noi ma più di bell’aspetto, e tante, tante volte lei è andata alla finestra per osservarli guidare i loro carri nel cielo, o alla porta per ascoltarli cantare e danzare di fuori.
H. Huges, Midsummer Eve
Mi era veramente rimasto impresso quel libro, intessuto di folklore e misticismo.
La mia fantasia vagò a briglie sciolte, e cominciai ad immedesimarmi nel buon Yeats, descrivendo in prima persona il suo incontro con una bellissima veggente dai capelli dorati e gli occhi blu come il cielo notturno, che gli aveva posato una mano sul cuore permettendogli di vedere immagini della Gente Fatata… un corteo di fate in groppa ad unicorni argentati, guidato dalla Regina delle Fate, che aveva una veste intessuta di rugiada.
Vi risparmio gli altri particolari; ovviamente Yeats non avrebbe mai scritto un testo come quello, ma ormai ero in preda all’ispirazione e niente era in grado di fermarmi!
Quando l’inchiostro si fu asciugato, versai il tè nel catino di porcellana e immersi il foglio lì, per il tempo necessario a farlo assomigliare ad un’antica pergamena. Come tocco finale, bruciai un po’ gli angoli del foglio con un accendino. Infine guardai l’opera: l’aspetto era anticato, la grafia svolazzante mi pareva adatta a uno come Yeats, così come la firma fasulla… era perfetto!! Ad un occhio impressionabile sarebbe sembrato un documento di grande valore.

Cercando di non pensare ad Allegra che mi avrebbe rimproverata di essere diventata anche una falsaria, oltre che una trafugatrice di antichi manoscritti, misi a punto il mio piano. L’indomani sarei andata da quel Mr. Puck e, spacciando quel foglio come l’unica copia esistente al mondo dell’incontro del poeta Yeats con la veggente dagli occhi blu, avrei convinto quel vecchietto a scambiarlo con il medaglione di Niamh, di appurato minor valore rispetto alla pergamena autografa del poeta!

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy


Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!

NOTA IMPORTANTE: IL PROSSIMO EPISODIO SARA' PUBBLICATO MERCOLEDÌ  24 (SEMPRE ALLE 20.00) ANZICHÉ  LUNEDÌ 22

lunedì 8 aprile 2013

La stella di luna - Ep. 10: Il medaglione

Episodi precedenti:
1. Il mistero della stella - 2. In partenza per l'Irlanda - 3. Gente di Dublino - 4. Il cerchio delle fate - 5. La festa di mezz'estate - 6. Il segreto di Domhnall - 7. Alla volta di Jarlath - 8. Un arrivo imprevisto - 9. La storia di Réaltàn


Episodio 10: Il medaglione

Finita la cena, dopo aver aiutato la signora O’Brien e Réaltàn a riordinare in cucina – tra lo sconcerto di Domhnall che non smetteva di lanciarci occhiate incredule, ma d’altro canto non era mica colpa mia se lui era l’unico membro della sua famiglia a cui stavo antipatica! –, guadagnammo tutti il salotto, dove Mr O’Brien stava leggendo un libro, alzò lo sguardo dalla pagina per sorridermi con complicità… mentre accanto a lui il figlio aveva sul volto la solita espressione accigliata – che ragazzo impossibile! 
Il salotto era piccolo ma ordinato, pulito e soprattutto pieno di calore e di “aria di casa”; cercai di osservare l’ambiente con discrezione senza dare l’impressione di essere morbosamente curiosa e non potei evitare di notare la straordinaria quantità di oggetti stipati in quel piccolo spazio, perlopiù cimeli di famiglia: soprammobili di ceramica, vasi, quadri, libri dalle copertine consumate e anche moltissime fotografie sbiadite e ingiallite.

-“Puoi avvicinarti ed esaminarle, se vuoi!” mi disse la signora O’Brien, quando si accorse che mi stavo sporgendo dal bracciolo della poltrona per vedere meglio una serie di fotografie sul tavolino lì vicino.

-“Oh… ma io… non vorrei essere invadente…” risposi imbarazzata.

-“Invadente tu? E quando mai lo sei stata?” mi punzecchiò Domhnall.

Prima di poter ribattere, mi sentii prendere la mano: era Réaltàn che con una espressione piena di tenerezza sul viso m’invitava a mettere da parte qualsiasi riserva, quindi incurante dello sguardo tutto fulmini e saette del fratello, mi alzai. 
Le fotografie ritraevano la famiglia nel corso degli anni: c’erano foto del matrimonio dei signori O’Brien, momenti di vacanze, Réaltàn al mare e a scuola e persino un Domhnall bambino con una camicia a righe e un’espressione imbronciata! Allora era vero che era sempre stato così: già da piccolo aveva un caratteraccio! Esaminando gli altri scatti presenti nella stanza, mi avvicinai ad una serie di fotografie in bianco e nero e seppiate che dovevano ritrarre sicuramente i parenti dei signori O’Brien, c’erano bellissime immagini che illustravano stralci di vita irlandese dagli anni Quaranta agli anni Sessanta e Settanta. 
Ad un certo punto, la mia attenzione si focalizzò su una foto straordinaria: ritraeva una fanciulla dal viso bellissimo e dai folti capelli, indossava un grande cappello e portava al collo una collana dall’aria molto antica e preziosa, una specie di medaglione a forma di stella. Il volto della donna era solare e fresco, con tratti quasi regali e delicatissimi. Mi chiesi chi potesse mai essere.
Disegno di Vele Ivy
-“Quella era mia suocera Diana all’età di 21 anni, poco dopo le nozze con il padre di mio marito” mi spiegò la signora O’Brien prendendo in mano il portafoto per farmelo vedere più da vicino.

-“Era molto bella”

-“Era considerata la più bella ragazza di tutta Jarlath” mi sorrise, poi m’indicò un particolare “Vedi la collana? Quello tra tutti i cimeli di famiglia era il più prezioso, per generazioni e generazioni è passato in eredità alle ragazze O’Brien…”

Notai che a quelle parole Réaltàn era diventata nervosa e dopo pochi istanti si alzò per andare a rifugiarsi in cucina. Non riuscii a capire il perché di quel repentino cambiamento di umore. Guardai la signora O’Brien: anche lei era diventata improvvisamente triste.

-“Réaltàn aveva un rapporto speciale con la nonna, stavano sempre insieme… “ m’indicò una serie di foto che ritraevano la bimba in braccio alla signora col ciondolo, “Quando mia figlia ha compiuto 18 anni mia suocera le ha regalato il medaglione a forma di stella accompagnandolo ad un biglietto che diceva ‘Una stella per la mia piccola stella’ perché devi sapere che questo è il significato del nome Réaltàn, piccola stella.”

-“Per Réaltàn sarà stato come ricevere un tesoro prezioso” dissi.

-“Era così, in effetti. Soprattutto dopo la morte della nonna, avvenuta pochi mesi dopo. Ma purtroppo dopo l’incidente, per far fronte alle ingenti spese mediche che abbiamo dovuto affrontare per la sua riabilitazione, siamo stati costretti a vendere la collana”

-“Che cosa terribile!” esclamai sinceramente dispiaciuta, ricordando che poco prima lo stesso Domhnall me ne aveva accennato.

-“Mia figlia ha sofferto molto, preferiva stare male piuttosto che separarsi dal dono ricevuto dalla nonna, ma non potevamo fare altrimenti. E’ stata una decisione dolorosa ma inevitabile: con la vendita della collana abbiamo ricavato molti soldi e abbiamo potuto curare Réaltàn al meglio. Abbiamo ceduto il medaglione ad un eccentrico antiquario della zona, Mr Puck, un vecchietto molto ricco ma anche credulone e spesso vittima di raggiri visto che tende a credere alla rarità e antichità di qualsiasi oggetto gli venga sottoposto” finì di raccontare, mentre riponeva la cornice portafoto al suo posto.

Prima di ritirarmi nella stanza che mi avevano messo a disposizione per la notte, Réaltàn uscì dalla cucina con in mano una tazza di tè che mi porse, la presi e notai che sembrava aver assunto un’espressione più serena; con un lieve sorriso di commiato si sbrigò a salire le scale. Attenta a non versare il tè, entrai in camera mia e poggiai la tazza sul comodino mentre accendevo la luce. Mi sedetti sul letto e iniziai a pensare alla foto di Diana: il fatto è che da quando l’avevo vista una strana sensazione si era fatta largo in me, c’era qualcosa che mi sfuggiva… ma che era lì a portata di mano, me lo sentivo. 
Ripensai al medaglione a forma di stella, che doveva quasi sicuramente essere di opale a giudicare dalla luminosità che pareva emanare in foto. Uno strano ticchettio nella testa non mi dava tregua… cosa intendeva suggerirmi? Un medaglione a forma di stella fatto di opale… l’opale viene chiamato anche pietra di luna… Infine, la lampadina mi si accese e scattai in piedi incredula!

“Ti lascio un pezzo di cielo: nella stella di luna è racchiusa una parte di me”
“E’ qui con me, la posso toccare. La tua stella lunare brilla sul mio cuore!”

Ecco qual era il mistero dei biglietti di Niamh e Thomas: non si riferivano ad una leggenda, ma ad un oggetto, ad una collana, a quella collana! Non stavo più nella pelle all’idea di aver finalmente risolto l’enigma! 
Mi sedetti di nuovo e con calma iniziai a riflettere: se la collana apparteneva a Niamh, l’aveva lasciata ad una sorella o ad un fratello prima di partire per l’Austria? Oppure l’aveva portata con sé a Vienna e in seguito era stata Kathleen a recuperarla insieme al ritratto? La mia testa si stava riempiendo di mille ipotesi… non ultimo il pensiero che trattandosi di un medaglione forse al suo interno era nascosta una ciocca di capelli di Thomas o qualcosa del genere visto che nel biglietto lui si riferiva a “Una parte di me”. 
Mi sentivo così euforica… ma pian piano l’entusiasmo iniziò a scemare quando mi ricordai che la collana era stata venduta ad un antiquario, evento che aveva profondamente addolorato Réaltàn. 

Racconto a puntate ideato e scritto da Silvia Vele Ivy


Nota delle autrici: i commenti più belli verranno pubblicati nell'ebook che creeremo per raccogliere tutta la storia!