"Le anime più pure e più pensose sono quelle che amano i colori" (I. Ruskin)

venerdì 14 agosto 2015

Expo Milano: i padiglioni più belli/originali!

Finalmente anch'io sono riuscita ad andare all'Expo di Milano, l'evento mondiale sull'alimentazione!


Ma quali sono i padiglioni più belli/originali? Ecco in breve le mie impressioni, basate però solo sui pochi padiglioni che sono riuscita a vedere... per visitarli tutti ci vorrebbe un mese intero!

  • Il padiglione più bello in assoluto: Giappone
  • Il padiglione più brutto: Birmania
  • Il padiglione con gli addetti all'accoglienza più piacioni: Corea
  • Il padiglione più spirituale: Nepal
  • Il padiglione più profumato: Marocco
  • Il padiglione più accattivante esteriormente: Italia
  • Il padiglione che fa più riflettere: Padiglione 0


Dopo questa panoramica per chi ha poco tempo, ora mi dilungo un po'!
Chi segue la mia pagina Facebook ha già potuto leggere le mie esperienze... le riporto qui in modo organico! Ecco quindi il mio...

DIARIO DI VIAGGIO ALL'EXPO DI MILANO


Sono stata all'Expo con altre due coppie di amici bimbo-muniti. Eravamo sei adulti, quattro bimbi tra i quindici mesi e i dieci anni, tre passeggini.
La prima cosa che mi viene da dire è questa: se avete bimbi piccoli, portateli assolutamente. Non solo perché è un'esperienza da scoprire anche per loro (Irene, 15 mesi, continuava a indicare tutto col ditino dicendo: "Oooh!") ma soprattutto perché col passeggino TAGLIATE LE CODE. Vi dico solo che per entrare in Giappone c'erano 2 ore di fila e noi ce la siamo cavata in 10 minuti!

INFO PER AVERE LA PRECEDENZA COI PASSEGGINI ALL'EXPO.
Condividendo le info sul mio profilo personale, ho ricevuto richieste di informazioni che secondo me possono essere utili per tutti.
Per avere la precedenza coi passeggini, bisogna rivolgersi direttamente alle hostess o agli steward all'ingresso dei padiglioni. Se vi mettete solo in coda difficilmente vi noteranno e poi gli ingressi per i disabili e i passeggini sono proprio in altre zone, ogni padiglione ha il suo ingresso specifico per chi si muove sulle 4 rotelle. Nel padiglione del Giappone, ad esempio, è contraddistinto da un ombrello rosso.
Sempre il padiglione del Giappone ieri ha festeggiato il milione di affluenze, capite bene che per loro è difficile gestire tutti gli ingressi se non si va lì a chiedere direttamente.

E ora in viaggio tra i singoli paesi!

Nepal

Stupendo, in assoluto il padiglione più spirituale, con i suoi intarsi, il grande Buddha al centro del tempio, la cantilena mistica di sottofondo.

E che commozione pensare che è stato terminato con l'aiuto dei lavoratori di tutti gli altri padiglioni, dopo il terribile terremoto che ha colpito questo paese in aprile. Complimenti ragazzi, avete fatto un ottimo lavoro: il padiglione è un gioiellino.
Ci siamo presi come stuzzichino degli ottimi ravioli al vapore!


Corea

Molto affascinante e tecnologico! Particolarmente d'effetto un video in cui due schermi, montati su un macchinario, si avvicinavano e allontanavano per creare un video sull'alimentazione coreana.
Questo padiglione vince la palma per gli addetti più bellocci: sono riuscita a fotografarne uno che mi ha nettamente sgamata (questa è una simpatica presa in giro per le amanti dei drama coreani, ahahah).

Del resto, si sa che la Corea ha il mito della bellezza fisica, ne ho parlato in un post sulla chirurgia estetica in Codcast Blog.

Alla fine c'era anche un negozio di souvenir dove ho preso degli orecchini in madreperla, che potete vedere nella galleria di foto. Sono realizzati con la tecnica Najeon. Bellissimi! E li ho pagati solo 13€!


Marocco

Il percorso lungo questo padiglione lo definirei "un viaggio nei sensi". Innanzitutto colpiscono i deliziosi profumi che si sentono durante la visita: spezie ed erbe aromatiche in un'armonia olfattiva che stimola i sensi! Poi la cosa bella è che all'inizio viene mostrato il Marocco del nord, col suo clima mediterraneo, infatti c'è un bel fresco... ma basta sollevare un tendone e ci si ritrova nell'area dedicata al Marocco del sud, con i suoi colori caldi e la temperatura che sale improvvisamente! Davvero carino.
Abbiamo pranzato al ristorante marocchino che si trova all'uscita del padiglione; è abbastanza economico però il cibo non è un granché. E vabbe', non si può avere tutto...

Giappone

Per visitare il padiglione Giappone c'erano 2 ore di coda, ma siccome avevamo i passeggini ci hanno dato la precedenza.
Tipa giappa: "C'è comunque mezz'ora di attesa, una volta entrati il giro dura 50 minuti e non c'è il bagno".
Roberto (uno dei miei amici): "Questo rispecchia il tipico masochismo del popolo giapponese!"
Paolino: "Ma a metà percorso è prevista un'area per fare harakiri?"

Ovviamente si fa per ridere, i miei lettori sanno che adoro il Giappone (tra l'altro è andata meglio di quanto prospettato, e la coda per noi è stata solo di 10 minuti!). Ora, vista la mia leggerissima ossessione predilezione, dite pure che sono di parte, ma questo è il padiglione secondo me più bello in assoluto!! E non lo dico solo io, è stato il preferito anche dei miei amici, eh.

All'inizio c'è una stanza in cui ti sembra di essere dentro al paesaggio nipponico, prima in mezzo alla neve, poi nella tempesta, al tramonto ecc. Quando sono comparsi dei samurai e dei personaggi tipici del folklore nipponico che danzavano sotto una pioggia dorata... mi sono quasi commossa. Uno spettacolo di rara bellezza.

Poi nell'ultima sala c'è una vera e propria esibizione dal vivo. Fanno sedere le persone su tavole imbandite, in cui si può scegliere il menu che compare sul tavolo-schermo.
Dopodiché spuntano due Giappi in kimono, fanno una presentazione, poi si spogliano, rimangono con dei vestiti iridescenti e cantano a squarciagola il karaoke.

Dio, io amo questo popolo.

PS. aggiungo una precisazione che mi ha suggerito la mia amica Silvia, compagna di viaggio:

Hai dimenticato di dire che sono organizzati in maniera maniacale, hostess e steward annotano numeri di continuo! Sono stati carinissimi perché in una pausa d'attesa hanno coinvolto il pubblico insegnando l'uso delle bacchette e a dire grazie e buon appetito :-D

Austria e Svizzera

Questi due padiglioni non mi hanno molto convinta. L'idea dell'Austria era carina: ricreare un autentico bosco. Così si passa su una passerella da dove si possono ammirare le piante del bosco, ma l'effetto generale non è un granché, secondo me. Non ti dà l'idea di essere in un ambiente naturale, rimane tutto un po' asettico. Bella idea ma sviluppata con scarsa inventiva, IMHO...
Svizzera: anche questo padiglione non mi ha molto colpita, PERO' la cosa bella è che ospita un palco in cui ci si può scattare una foto gratis, vestiti da formaggiai svizzeri! Davvero carino, l'abbiamo fatto con tutta la compagnia di amici e devo dire che è un bellissimo e divertente ricordo!

Italia

Esteriormente secondo me è il padiglione che ha il design più innovativo e d'impatto. Bello bello veramente.
Interiormente lascia senza fiato per la sala degli specchi in cui si rispecchiano tutte le bellezze dell'Italia: i paesaggi collinari, montani, marini e lacustri; i meravigliosi monumenti, le stupende opere d'arte. PERO' a mio parere siamo andati fuori tema: e l'alimentazione?? Se ne parla ben poco nel nostro padiglione. Va bene la Bellezza, ma potevano benissimo mostrare anche la ricchezza della nostra cucina, gli ingredienti genuini e soprattutto la varietà dei piatti regionali!! Mha...

Albero della vita

Vicino al padiglione Italia, ecco il gigantesco albero della vita.
E' inutile, uff. Nessuna foto, nemmeno se scattata da professionisti, può rendere la sua bellezza, ne' l'atmosfera magica che si respira stando tutti lì ad ammirarlo, a godere della vista e della rilassante presenza dell'acqua tutto intorno, mentre la giornata volge al tramonto e le luci dell'albero si accendono. E' un'esperienza da vivere e basta.

Birmania

Ormai l'ho messo in classifica come il padiglione più brutto e devo parlarne...
Porella la Birmania, non è che io voglia infierire proprio su di lei, lo stesso discorso potrebbe applicarsi a tutti i padiglioni minori che non hanno avuto soldi per allestirsi come si deve. Risultato: un buco pieno di chincaglieria...

Padiglione 0

Questo l'ho tenuto come riflessione finale.
L'Expo è bellissimo, entusiasmante, ogni paese ha le sue istallazioni e sembra di essere a uno di quegli eventi culturali esaltanti tipo biennale di Venezia. Ma qual è il messaggio che vuole trasmettere questo evento?
La risposta, penso, è nel padiglione 0: si può vedere come si viveva una volta, quando c'era solo l'agricoltura e l'industria non esisteva. Poi, piano piano, le tecnologie progrediscono e il padiglione mostra come cambia il paesaggio. Fino ad arrivare alla contraddizione dei giorni nostri: alcune aree del mondo non hanno da mangiare e altre ne hanno così tanto da doverlo buttare (hanno proprio fatto delle sculture con le montagne di cibo buttato via).
Cosa pensano di fare i singoli paesi per migliorare la situazione? Ogni padiglione ha le sue risposte. In particolare in quello italiano tutti possono firmare la Carta di Milano.

lunedì 20 luglio 2015

Un raccontino autobiografico sull'allattamento!


Cari amici di Colorare la vita,

oggi vi farò conoscere un pezzo di me e della mia esperienza come neomamma. In particolare vi parlerò dell'allattamento, un tema che mi sta molto a cuore.

Voi come vedete l'allattamento, come un fatto privato da consumare esclusivamente tra le mura domestiche? O come un gesto naturale che può essere fatto anche in pubblico?

Potete trovare la mia risposta in un raccontino autobiografico scritto per il blog di Codcast Channel!

Buona lettura!

lunedì 6 luglio 2015

Date un Nobel fantasy a Terry Pratchett!

Purtroppo poco tempo fa è mancato Terry Pratchett. Saputa la notizia, una collega di Paolino (Anna) ha cominciato a ripensare ai suoi libri... "Sarebbero proprio i romanzi ideali per una come Vele! Li ha mai letti?" Ha chiesto a Paolo. No, non li avevo mai letti. Così Anna mi ha prestato "Piedi d'argilla" e... la mia vita di lettrice è cambiata.

Intanto, grazie mille Anna :-)
Sir Terry con i suoi animaletti domestici
Da qualche parte ho letto che "Piedi d'argilla" meriterebbe il Nobel per i romanzi fantasy e non posso fare a meno di sottoscrivere questa affermazione. Lo stile di Pratchett è unico: brillante, umoristico, con una verve incredibile. Una volta iniziato il libro, non vedevo l'ora di alzarmi all'alba e infilarmi sul treno così avevo il tempo di leggermi qualche pagina! Quante risate mi sono fatta. Eppure, sotto quella patina di umorismo, ci sono delle riflessioni profonde, molto più profonde di quelle spiattellate ai quattro venti nei libri che si atteggiano da seriosi. 
La particolarità di questo romanzo, secondo me, è la figura dei golem, esseri di pietra considerati "macchine da lavoro"... ma c'è in loro una scintilla di vita o sono solo degli automi?

E poi ci sono i protagonisti principali: il comandante Vimes, il capitano Carota, la sergente Angua... nani, troll e tantissimi altri personaggi caratterizzati in maniera geniale nella loro strampalatezza (non mi veniva un termine esistente migliore). Azione, umorismo e anche un pizzico di romanticismo, il tutto condito con un'originalità che ti fa esclamare: "Evviva! Finalmente non si tratta della solita minestra fantasy riscaldata!". Davvero, penso che tutti gli autori fantasy dovrebbero prendere Terry come modello.

"Piedi d'argilla" è il terzo romanzo del Ciclo della Guardia. Mi sono procurata i primi due e sono altrettanto belli! Adesso sto aspettando che mi arrivi "Il colore della magia", il primo in assoluto del Mondo Disco (il mondo dove sono ambientati i romanzi di Pratchett).

Il problema delle edizioni italiane è questo: di quaranta libri scritti dal buon Pratchett, ne sono stati editi solo una ventina. Per di più pubblicati A CASO, cioè senza ordine logico... di un ciclo che conta sette libri, per esempio, sono stati editi solo i primi tre, oppure i primi due seguiti dal quarto e dal quinto... insomma: buchi e incompletezze. Ma perché?? Perché ce l'avete tanto con Terry? Non vi piace la sua barba? Bè, a noi invece sì!

Inoltre certi libri, anche se editi, sono ormai introvabili.

Su Facebook la Salani (detentrice dei diritti in Italia a quanto ho capito) ha dichiarato che prima o poi li pubblicherà tutti. 
...
... grazie eh!! Prima o poi uno fa anche in tempo a passare a miglior vita! Salani, aspettiamo delle date precise, se possibile in tempi ragionevoli! Non mi spiego proprio questi ritardi dell'edizione italiana. 
Certo, li posso leggere in inglese, ma ci vuole un sacco di tempo che al momento purtroppo non ho (e in treno non posso portarmi dietro il vocabolario...).

Intanto mi leggo quelli editi finora... anche se con buchi e salti, si tratta sempre di libri fantastici!!

lunedì 22 giugno 2015

Ciao Amici!

Ciao amici di Colorare la vita,

come state?

Volevo ringraziare tutti per il tempo che dedicate al mio blog e per i vostri commenti.
Purtroppo in questo periodo non riesco a ricambiare perché il mio doppio lavoro (mamma e impiegata pendolare) assorbe ogni secondo del mio tempo.

Mentre vi scrivo, Irene se la dorme nel lettino di fianco a me. Ha la febbre. Di nuovo!

Da quando ha iniziato il nido è malata una settimana sì e una no: otite, congiuntivite, sesta malattia, acetone... e noi, essendo senza nonni, dobbiamo fare i salti mortali per stare accanto a lei quando è malata. Povera cucciola!

Per il resto, è una bambina davvero buona e tranquilla, la mia piccola Irene!

Non ho altre novità da raccontarvi... per quanto riguarda le letture, ho scoperto da poco Terry Pratchett, che consiglio a tutti. Forse pubblicherò un post a riguardo... ma non so quando...

Non so quando avrò tempo di aggiornare il blog o passare a trovarvi, farò quel che posso per tenerlo in vita!

Intanto vi mando un bacione e buon inizio d'estate a tutti!

Vele

sabato 6 giugno 2015

Piccole case editrici digitali. Ho visto cose...

Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi... imposterò così, con una celebre frase di Blade Runner, questo post sulle piccole editrici digitali.
Sì, è una frase usata e riusata, direi abusata, perdonatemi se ne abuserò anch'io! :-)
Ma vorrei scrivere questo post con leggerezza e ironia, perciò questa formula mi sembra azzeccata.

Non sono un'esperta di editoria, ma tramite lo spazio esordienti di Colorare la vita sono venuta in contatto con molte piccole case editrici digitali e, nel mio piccolo, ho sempre fatto di tutto per incoraggiarle.

Eppure moltissime hanno chiuso. Perché? Erano gestite nel modo giusto? Ha senso pubblicare con queste minuscole realtà o è meglio la strada dell'autopubblicazione, per gli amici self publishing?

Mah, non ho risposte, ma solo qualche considerazione personale! ^___^

Nei miei incontri ravvicinati con le piccole case editrici digitali ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi... 

  • Ho visto editori pubblicare status su Facebook con errori grammaticali e lessicali
  • Ho visto autori pubblicati solo perché erano amici/parenti degli editori
  • Ho visto autori pubblicare post nei loro blog con errori nei congiuntivi
  • Ho visto editori pubblicare manuali di scrittura copiati da blog
  • Ho visto editori che, una volta chiusa la casa editrice, hanno smesso di scrivere perché si sono resi conto che era una passione passeggera
  • Ho visto editori lamentarsi di ricevere troppi manoscritti
  • Ho visto editori lamentarsi di ricevere pochi manoscritti
  • Gli editori di cui sopra (quelli con pochi manoscritti) li ho visti cadere dalle nuvole quando gli si faceva notare che la loro pagina Facebook era incomprensibile e il sito inesistente
  • Ho visto testi pubblicati senza quasi nessun editing
  • Ho visto autori gioire per la pubblicazione del loro libro, e rattristarsi il mese dopo per la chiusura della casa editrice che li aveva finalmente pubblicati
  • E infine, ho visto piccole case editrici davvero meritevoli, che facevano un ottimo editing, una volenterosa promozione e una lodevole cernita dei manoscritti... chiudere dopo nemmeno un anno di vita
Questo panorama, amici di Colorare la vita, mi rattrista. Soprattutto per quanto riguarda le piccole case editrici digitali meritevoli, quelle che facevano il loro mestiere con competenza e passione. Eppure non bastano queste qualità, purtroppo! Evidentemente per mettere su un business, di qualunque tipo, bisogna avere anche conoscenze imprenditoriali. Forse il problema potrebbe essere che l'editoria digitale è un business fin troppo accessibile a tutti? Non lo so.

Per gli editori completamente improvvisati e arroganti, invece, concedetemi di provare ben poco dispiacere. Anzi, in realtà mi dispiace per i loro scrittori esordienti, che hanno visto naufragare le loro speranze con la chiusura dell'editore.

E quindi qual è la strada giusta per un esordiente?
Pubblicare con case editrici affermate è praticamente impossibile. Le piccole spesso chiudono i battenti dopo pochi mesi. L'autopubblicazione rischia di mettere in circolo testi pieni zeppi di refusi, che sviliscono il panorama dei libri digitali.

Non ho una risposta, anche perché non sono un'esperta. 
Ma secondo me conviene supportare comunque le piccole case editrici digitali, o meglio: quelle che ci sembrano valide, che si fanno in quattro per eseguire un lavoro onesto e accurato nei confronti di autori e lettori. Ma conviene altresì diffidare dai dilettanti allo sbaraglio.

In alternativa, la strada del self publishing può essere affiancata a un lavoro di editing da parte di amici esperti o, in mancanza di questi, di consulenti ad hoc. 

Che altro dire... il mondo dell'editoria sta cambiando e io ne sto seguendo i cambiamenti con partecipazione e interesse. Chissà se troverò mai il tempo e le risorse per scrivere e (auto)pubblicare anch'io il libro di favole che ho in mente da tempo. Non ha importanza, la cosa fondamentale è che il panorama digitale dia nuovi stimoli a tutti gli autori emergenti e ai lettori curiosi!

PS: tutto questo discorso, ovviamente, è riferito esclusivamente alle case editrici NON a pagamento. Quelle a pagamento non le prendo nemmeno in considerazione.

sabato 23 maggio 2015

Curiosità nipponiche: indossare il kimono

In una mail ho chiesto alla mia corrispondente Keyko se in Giappone si usasse ancora indossare il kimono.

Lei mi ha risposto che nella vita quotidiana nessuno lo indossa, però ci sono alcune feste e cerimonie ufficiali in cui si usa. Per esempio, lei lo ha messo alla sua laurea e a una cerimonia scolastica del figlio.

Poi ci sono i mestieri che richiedono l'uso del kimono:

"Certo ci sono alcune persone che lo mettono ogni giorno per il lavoro."
Scrive Keyko.

Quali sono questi lavori? Le ho chiesto.
Per esempio, il personale che lavora nei ryokan (旅館) indossa il kimono. I ryokan sono piccoli alberghi che hanno mantenuto lo stile tradizionale giapponese.



Come mi piacerebbe pernottare in una di queste pensioncine!!

Un altro mestiere in cui si indossa il kimono è quello del cameriere nei ryoutei (料亭), ristoranti di lusso a gestione familiare, in cui spesso ci sono anche delle geishe a intrattenere i clienti.


Bè, ovviamente anche la geisha è una figura professionale che richiede il kimono :-)


E poi ci sono i gohukuya (呉服屋), ovvero i negozi che vendono i kimono!

sabato 9 maggio 2015

Pubblicare un romanzo nel cassetto

Fino a pochi anni fa, la vita per gli scrittori in erba era davvero dura. 
Chi aveva un romanzo nel cassetto doveva stamparne decine e decine di copie, rilegarle e inviarle via posta alle (poche) case editrici che accettavano esordienti… e poi, sperare in bene! Le possibilità di pubblicazione per un autore alle prime armi sono sempre state molto scarse, è piuttosto difficile trovare qualcuno che voglia scommettere su una nuova penna.

La strada dell’autopubblicazione, se possibile, era ancora più dura. Bisognava investire nella stampa di numerose copie rilegate e cercare di convincere le librerie a esporle.

Ora non è più così. Gli e-book sono sempre più diffusi, l’autopubblicazione adesso si chiama self publishing e grazie ai molteplici store online (Amazon su tutti) è diventata gratuita, accessibile e alla moda, tanto da essere utilizzata anche da autori affermati per promuovere nuovi progetti o anteprime.

I vantaggi
  • Per uno scrittore, l’incredibile visibilità a costo zero. Con un titolo azzeccato e una bella copertina ci si può ritrovare nel top della classifica Amazon insieme al più blasonato autore di best-seller. 
  • Per il pubblico, invece, si tratta della possibilità di scoprire romanzi interessanti, magari anche di nicchia, che altrimenti non avrebbero mai avuto diffusione.
Gli svantaggi

Non avere una casa editrice alle spalle significa pubblicare un testo non revisionato e, si sa, i refusi possono scappare anche allo scrittore più attento. Questo può svalutare il panorama dell’autopubblicazione agli occhi dei lettori.

Ecco quindi qualche consiglio pratico per aiutare gli aspiranti scrittori nel cammino del self publishing.

Il consiglio numero uno è quello di lasciar “decantare” il testo. Non abbiate fretta di pubblicarlo: una volta scritto, riponetelo nel cassetto per qualche mese o anche per un intero anno, per poi rileggerlo. Il vostro occhio sarà più critico e distaccato rispetto alla prima lettura “a caldo” e ciò vi aiuterà a migliorare i punti deboli.

Il secondo consiglio è quello di far leggere il testo a quante più persone possibili prima di pubblicarlo: amici, parenti o anche conoscenti amanti della lettura vi faranno notare aspetti del romanzo che di sicuro vi saranno sfuggiti.

Infine, il terzo consiglio si può riassumere così: non abbiate paura di rieditare. Dopo la prima pubblicazione, infatti, riceverete sicuramente feed-back da parte di lettori o di blog letterari (utili per pubblicizzare il romanzo a costo zero, con la formula “invio di libro in cambio di recensione”) che vi aiuteranno a migliorare la vostra opera. Una volta raccolti i vari pareri, potrete rimettere in vendita il libro in una seconda edizione perfezionata. In questo modo diventerete ancora più credibili e affermati agli occhi del pubblico. 
Ricordatevi sempre di accettare con favore le critiche costruttive, aiutano a crescere!

giovedì 23 aprile 2015

Fiaba breve: il castello del drago

Fiabe brevi, storie da leggere in pochi minuti per farvi volare sulle ali della fantasia!
Oggi vi racconterò…

Il castello del drago


C’era una volta un drago colto e raffinato, che non voleva vivere in una grotta come i suoi simili. Così si costruì un bellissimo castello, dove poter abitare sontuosamente e conservare tutti i suoi tesori.

Gli abitanti del reame vicino, invidiosi, con la scusa che il drago era un animale pericoloso decisero di distruggere il castello. E una volta con le catapulte, una volta con i dardi infuocati, una volta con le frecce avvelenate, rovinavano sempre la bella magione… e al povero drago toccava sempre ricostruire il suo castello.

Allora gli venne un’idea. Nottetempo rapì la principessa del reame per tenerla in ostaggio nella sua dimora. Lo stratagemma funzionò: i suoi nemici non potevano più attaccarlo, per non rischiare di mettere a repentaglio la vita della fanciulla.

Un prode cavaliere, però, un bel giorno riuscì a eludere la sorveglianza del drago e scalare la torre dove viveva la pulzella.

«Principessa, sono venuto a liberarvi!» Proclamò, tutto orgoglioso.

«Non credo proprio. Non ho la minima intenzione di ritornare a casa» rispose lei.

«Cosa?!» esclamò il paladino.

«Avete capito benissimo. Qui vivo nel lusso, ho cinque servitori a disposizione, abiti e gioielli a volontà e una biblioteca continuamente aggiornata coi best sellers del momento. Non vedo perché io debba tornare tra quegli zotici del reame. E se proprio volete saperlo, ogni notte di luna crescente il drago si trasforma in un uomo cento volte più bello di voi».

Al cavaliere non rimase altro che tornarsene a casa a mani vuote. Il drago e la principessa, invece, vissero felici e contenti nel loro castello.


Racconto ideato dall’autrice di colorarelavita.blogspot.it

Questa fiaba partecipa alla Giornata Nazionale del drago.

sabato 11 aprile 2015

Inuyasha - Rumiko Takahashi

Proseguono i post sui manga di Rumiko takahashi: questa volta tocca a Inuyasha.

Fin da quando si stava approssimando la fine di Ranma 1/2, il pensiero di Inuyasha mi tirava su di morale.
[Cliccate di seguito se volete leggere la recensione di Ranma 1/2]

Come dimenticare l'emozione di quando comprai in edicola il primo volumetto, e mi imbattei nell'immagine del demone-cane addormentato, sigillato contro un albero da una freccia...

Un'immagine meravigliosa che annunciava la portata di questo manga.

Inuyasha, infatti, è molto diverso da Ranma. E' meno comico e scanzonato, più profondo; lo stesso protagonista ha una storia drammatica alle spalle, in quanto è stato intrappolato da quella freccia dall'amata Kikyo, ormai morta.
Viene ritrovato da Kagome, la reincarnazione di Kikyo, che Inuyasha inizialmente odia proprio per il comportamento che Kikyo ha avuto in passato. In realtà, all'epoca entrambi erano stati indotti con l'inganno a combattere l'una contro l'altro a causa della Sfera dei Quattro Spiriti (Shikon no Tama), che può dare un potere enorme a chiunque la possieda.

Ho letto in molti commenti che Inuyasha e Kagome graficamente ricordano Ranma e Akane, soprattutto quando Inuyasha, nelle notti di luna piena, assume l'aspetto di essere umano (poiché è mezzo demone e mezzo umano).

Io queste le trovo considerazioni abbastanza inutili, nel senso che spesso i protagonisti dei manga giapponesi si assomigliano tra loro: i tratti del viso sono molto simili, ciò che li differenzia di solito è la pettinatura.
Sango, Miroku, Inuyasha, Kagome e il piccolo Shippo
Caratterialmente, invece, Kagome e Inuyasha sono molto diversi da Akane e Ranma, a partire dalla storia che hanno alle spalle, per non parlare del legame che instaurano nel corso della storia, un amore di cui sono consapevoli entrambi ma che è ostacolato essenzialmente da due ragioni: la rinascita di Kikyo e il fatto che appartengono a due mondi diversi (Inuyasha al Giappone medievale e Kagome al Giappone contemporaneo).

Una delle cose che mi ha colpito di questo manga è l'amicizia che si sviluppa tra i protagonisti principali: Inuyasha, Kagome, Miroku e Sango. Anche nei fumetti precedenti della Takahashi a un certo punto si formava un "gruppo" di personaggi che vivevano molte avventure inseme, ma si trovavano a convivere l'uno col l'altro a causa della necessità del momento; in questo caso, invece, i quattro (insieme ad altri come l'anziana Kaede, il piccolo Shippo, il demone-lupo Koga) formano un gruppo affiatato che non esita a rischiare la vita per salvare uno dei membri. Questo aspetto mi è piaciuto moltissimo. Mai come in questo manga la caratterizzazione dei personaggi mi è sembrata curata e interessante.

Oltre a ciò, Inuyasha è un manga che colpisce grazie all'intensità di alcuni momenti; tra tutti (ATTENZIONE SPOILER) vorrei ricordare il momento della morte di Kilyo, o per meglio dire la morte definitiva, dopo la sua rinascita. Mi sono venute le lacrime agli occhi quando l'ho letta!
Sigh sigh sigh sigh...
Aaah, quante emozioni! E pensare che le sto riscoprendo adesso, mentre da ragazzina a un certo punto avevo interrotto la collezione del manga... e non solo! Durante il secondo anno di università, fui presa da un raptus che mi spinse a vendere tutte le serie complete di manga che avevo collezionato. Un po' perché all'epoca ero abbastanza al verde, un po' perché volevo dimostrare a me stessa che ero diventata "grande", volevo staccarmi dal mio passato. Ovviamente mi sono pentita amaramente di averlo fatto :-(

Ma per fortuna ho scoperto il sito Manga Eden, dove mi sono potuta rileggere tutta la storia online (in inglese, in italiano non c'è tutta). Inoltre mi sto ricomprando tutta la serie cartacea sul sito della casa editrice, Star Shop. E per non farmi mancare niente, mi sto anche guardando su YouTube il cartone, che mi sembra davvero ben disegnato e animato, nonché fedele alla storia. Sì, l'Inuyasha-mania mi sta davvero prendendo tantissimo!!

Nel post precedente vi avevo anche parlato dei difetti di Ranma, e lo stesso farò con Inuyasha. L'unico difetto è ancora la ripetitività. Inuyasha è composto da ben 558 episodi, in cui spesso si ripetono gli stessi combattimenti e le stesse situazioni; probabilmente è anche stato ciò che in passato mi spinse ad abbandonare la prima lettura dell'opera. Io sospetto che la Takahashi si affezioni molto ai suoi personaggi e non riesca tanto facilmente a lasciarli, allungando storie che avrebbero potute concludersi molto prima.

Però amo talmente questo manga che non mi sento di dare troppa importanza a questo aspetto. Anche perché, a differenza di Ranma, il finale non mi ha delusa per niente!

IL FINALE DI INUYASHA
Attenzione, SPOILER!
Commenterò il finale di Inuyasha con questa bellissima tavola della sensei Takahashi:

... che è tratta proprio dall'ultimo episodio del manga,il 558esimo.

Sono passati tre anni dallo scontro finale, in cui finalmente la Sfera dei Quattro Spiriti ha terminato di essere una minaccia. Tre anni in cui Kagome non è più riuscita a tornare nel Giappone Medievale... ma quando finalmente si diploma, si rende conto di non poter vivere ancora senza Inuyasha, e riesce così ad attraversare il pozzo che la separa dal demone-cane. Nella tavola postata sopra si vede proprio il momento in cui i due si rincontrano.

Ormai Kagome ha preso la sua decisione definitiva e diventa allieva di Kaede, apprendendo i segreti sull'uso delle erbe medicinali. Lei e Inuyasha si sposano, ma anche gli altri personaggi evolvono: Sango e Miroku hanno ormai formato una famiglia, e Shippo studia in una scuola per demoni.

Direi che non ho proprio niente da lamentarmi, anzi!! :-)
Se volete leggere l'ultimo episodio online, cliccate QUI.

sabato 28 marzo 2015

Ranma 1/2 - Rumiko Takahashi

Ah, i manga di Rumiko Takahashi... da quando tempo volevo dedicare un post all'argomento!
In questa puntata vi parlerò di Ranma 1/2, ma mi raccomando: non perdetevi anche il secondo post sulla grande mangaka, dedicato ad Inuyasha!
Dovete sapere che quest'autrice è stata il mito della mia adolescenza, non so quante ore ho trascorso a leggere i suoi fumetti, pensare alle sue storie e innamorarmi dei suoi personaggi!

Per chi non la conoscesse, Rumiko Takahashi è la mamma di alcune delle pietre miliari della letteratura manga:

Urusey Yatsura (1978), conosciuto in Italia come Lamù
Maison Ikkoku (1980), conosciuto in Italia come Cara dolce Kioko
Ranma 1/2 (1987)
Inuyasha (1996)

Il primo e indimenticabile manga che ho letto della Takahashi è stato Ranma 1/2, che ho conosciuto a 13 anni.
Tutto iniziò così: una mia amica mi aveva detto di essersi appassionata di questo cartone, tramesso da una rete privata, che parlava di un ragazzo che con l'acqua fredda si trasformava in una ragazza e con l'acqua calda tornava maschio!

o___O

"Che cavolo di storia!" Ho pensato subito. 

Però poi, incuriosita, mi sono messa a guardare anch'io il cartone... e in poco tempo ne sono diventata fan! La storia è quella di Ranma e i suoi compagni di sventura, che come lui sono caduti in una delle sorgenti maledette di Jusenkyo: chi si bagna in queste acque si trasforma nell'animale (o nella persona) che anni e anni prima era caduto nella sorgente corrispondente. Per tornare normale deve bagnarsi con l'acqua calda, però poi la trasformazione di ripete con l'acqua fredda.

Il cartone venne interrotto dopo qualche puntata della seconda stagione, cosa che ci fece imbestialire... scrivemmo anche una lettera di protesta!!

Ma per fortuna in edicola usciva anche il manga edito da Star Comics! Nella piccola fumetteria della mia cittadina ligure, imbriccata sopra una ripida salita, mi procurai tutti gli arretrati, e poi via a seguire tutte le uscite in edicola.

Che bei momenti passati su quelle pagine! La moltitudine di personaggi, le arti marziali (con la mia amica provavamo improbabili mosse di combattimento nella palestra della scuola), le divertentissime gag, e naturalmente la strana storia d'amore tra i protagonisti, Ranma e Akane! Strana perché Ranma, che è il più forte e sbruffone della serie, si comporta come uno scolaretto imbranato di fronte all'attrazione che prova per Akane; per vincere la sua timidezza la prende in continuazione in giro, tranne poi diventare super-geloso quando qualche altro ragazzo di dimostra seriamente interessato a lei. Akane, dal canto suo, reagisce spesso alle provocazioni di Ranma in modo manesco ed aggressivo.
Ah, quanti pomeriggi passati a sospirare sulle mancate occasioni di approccio tra Ranma e Akane!

Nonostante ciò, il mio personaggio preferito non era Ranma, ma Ryoga: fortissimo (anche se eterno secondo, perché Ranma alla fine lo batte sempre) e bellissimo!
Oooh... *___*

Uno dei particolari fisici più evidenti di Ryoga è il fatto di avere canini da lupetto (un particolare che condividerà con il protagonista di un altro grande manga della Takahashi, Inuyasha), cosa che da ragazzina mi colpiva molto... e la coincidenza più pazzesca è che, quando qualche anno dopo incontrai Paolino, cioè l'uomo della mia vita, mi trovai davanti ad un ragazzo che aveva la stessa particolarità fisica... cioè i canini di Ryoga! Pazzesco!

Comunque, il carattere di Ryoga è molto tenero per varie ragioni: è un ragazzo solitario, non riesce mai a battere Ranma, inoltre manca totalmente di senso dell'orientamento, cosa che lo porta a vagare senza meta durante tutta la durata del manga... e oltre a ciò, è innamorato di Akane, che lo tratta con gentilezza ma non lo corrisponde.

Per fortuna la buona Rumiko alla fine trova una fidanzata anche per Ryoga, la dolce Akari, una ragazza che adora i maiali e che quindi balla di contentezza quando scopre che Ryoga con l'acqua fredda si trasforma in un maialino nero, P-Chan!

Insomma, io da adolescente non ero innamorata dei cantanti del momento o degli attori di telefilm, ma dei personaggi di questo manga. Questo amore, però, non mi ha reso cieca di fronte ai difetti del manga, che consistono essenzialmente nella ripetitività della storia, nell'eccessiva demenzialità di alcuni personaggi, e nel finale. Sì, il finale!

- ATTENZIONE SEGUE SPOILER -
Il finale di Ramna 1/2 (chi volesse leggerlo clicchi QUI):
Ma che cavolo, una passa gli anni della sua adolescenza a seguire una storia, che prosegue e prosegue incappando in situazioni anche un po' ripetitive; una ride con i protagonisti, pena per loro, si appassiona, e poi... dopo tutti questi numeri... si trova davanti ad un finale APERTO?? Sì, perché non solo i protagonisti si trovano ad un passo dal liberarsi dalla maledizione di Jusenkyo E NON CI RIESCONO, ma addirittura dopo aver assistito FINALMENTE alla dichiarazione di Ranma ad Akane... Ranma si imbarazza quando scopre che Akane l'ha sentito (scena: Akane sembra in punto di morte, Ranma dice che avrebbe dovuto dirle da molto tempo che la ama, poi quando Akane si sveglia viene preso dal panico e non vuole più ammettere il suo amore).

Ora che sono più matura (bè, non troppo, nonostante l'età... basti pensare a come mi entusiasmo ancora leggendo i manga), rivedendo l'ultimo volume, mi rendo conto che questo finale dopotutto è coerente col resto dell'opera e in fondo in fondo (ma molto in fondo) non è così male. All'epoca, però, la mia reazione era stata ben diversa!

 Uff! Ricordo ancora con che batticuore, tornata da scuola, non ero neanche riuscita ad aspettare di tornare a casa, fermandomi a leggere il prezioso ultimo volumetto sulle scale del condominio; e quale delusione provai per questo finale aperto.
Ma provai anche un senso di vuoto. Perché questo era il mio primo colpo di fulmine per un manga, era una storia che mi aveva accompagnata durante gli ingrati anni dell'adolescenza, rendendomeli molto più belli, una storia che mi aveva fatto sognare e adorare la cultura giapponese!!
A adesso cos'avrei fatto??
Per fortuna la Takahashi aveva qualcos'altro in pentola...

... clicca di seguito per leggere la recensione di Inuyasha!!