"Le anime più pure e più pensose sono quelle che amano i colori" (I. Ruskin)

sabato 23 maggio 2015

Curiosità nipponiche: indossare il kimono

In una mail ho chiesto alla mia corrispondente Keyko se in Giappone si usasse ancora indossare il kimono.

Lei mi ha risposto che nella vita quotidiana nessuno lo indossa, però ci sono alcune feste e cerimonie ufficiali in cui si usa. Per esempio, lei lo ha messo alla sua laurea e a una cerimonia scolastica del figlio.

Poi ci sono i mestieri che richiedono l'uso del kimono:

"Certo ci sono alcune persone che lo mettono ogni giorno per il lavoro."
Scrive Keyko.

Quali sono questi lavori? Le ho chiesto.
Per esempio, il personale che lavora nei ryokan (旅館) indossa il kimono. I ryokan sono piccoli alberghi che hanno mantenuto lo stile tradizionale giapponese.



Come mi piacerebbe pernottare in una di queste pensioncine!!

Un altro mestiere in cui si indossa il kimono è quello del cameriere nei ryoutei (料亭), ristoranti di lusso a gestione familiare, in cui spesso ci sono anche delle geishe a intrattenere i clienti.


Bè, ovviamente anche la geisha è una figura professionale che richiede il kimono :-)


E poi ci sono i gohukuya (呉服屋), ovvero i negozi che vendono i kimono!

sabato 9 maggio 2015

Pubblicare un romanzo nel cassetto

Fino a pochi anni fa, la vita per gli scrittori in erba era davvero dura. 
Chi aveva un romanzo nel cassetto doveva stamparne decine e decine di copie, rilegarle e inviarle via posta alle (poche) case editrici che accettavano esordienti… e poi, sperare in bene! Le possibilità di pubblicazione per un autore alle prime armi sono sempre state molto scarse, è piuttosto difficile trovare qualcuno che voglia scommettere su una nuova penna.

La strada dell’autopubblicazione, se possibile, era ancora più dura. Bisognava investire nella stampa di numerose copie rilegate e cercare di convincere le librerie a esporle.

Ora non è più così. Gli e-book sono sempre più diffusi, l’autopubblicazione adesso si chiama self publishing e grazie ai molteplici store online (Amazon su tutti) è diventata gratuita, accessibile e alla moda, tanto da essere utilizzata anche da autori affermati per promuovere nuovi progetti o anteprime.

I vantaggi
  • Per uno scrittore, l’incredibile visibilità a costo zero. Con un titolo azzeccato e una bella copertina ci si può ritrovare nel top della classifica Amazon insieme al più blasonato autore di best-seller. 
  • Per il pubblico, invece, si tratta della possibilità di scoprire romanzi interessanti, magari anche di nicchia, che altrimenti non avrebbero mai avuto diffusione.
Gli svantaggi

Non avere una casa editrice alle spalle significa pubblicare un testo non revisionato e, si sa, i refusi possono scappare anche allo scrittore più attento. Questo può svalutare il panorama dell’autopubblicazione agli occhi dei lettori.

Ecco quindi qualche consiglio pratico per aiutare gli aspiranti scrittori nel cammino del self publishing.

Il consiglio numero uno è quello di lasciar “decantare” il testo. Non abbiate fretta di pubblicarlo: una volta scritto, riponetelo nel cassetto per qualche mese o anche per un intero anno, per poi rileggerlo. Il vostro occhio sarà più critico e distaccato rispetto alla prima lettura “a caldo” e ciò vi aiuterà a migliorare i punti deboli.

Il secondo consiglio è quello di far leggere il testo a quante più persone possibili prima di pubblicarlo: amici, parenti o anche conoscenti amanti della lettura vi faranno notare aspetti del romanzo che di sicuro vi saranno sfuggiti.

Infine, il terzo consiglio si può riassumere così: non abbiate paura di rieditare. Dopo la prima pubblicazione, infatti, riceverete sicuramente feed-back da parte di lettori o di blog letterari (utili per pubblicizzare il romanzo a costo zero, con la formula “invio di libro in cambio di recensione”) che vi aiuteranno a migliorare la vostra opera. Una volta raccolti i vari pareri, potrete rimettere in vendita il libro in una seconda edizione perfezionata. In questo modo diventerete ancora più credibili e affermati agli occhi del pubblico. 
Ricordatevi sempre di accettare con favore le critiche costruttive, aiutano a crescere!

giovedì 23 aprile 2015

Fiaba breve: il castello del drago

Fiabe brevi, storie da leggere in pochi minuti per farvi volare sulle ali della fantasia!
Oggi vi racconterò…

Il castello del drago


C’era una volta un drago colto e raffinato, che non voleva vivere in una grotta come i suoi simili. Così si costruì un bellissimo castello, dove poter abitare sontuosamente e conservare tutti i suoi tesori.

Gli abitanti del reame vicino, invidiosi, con la scusa che il drago era un animale pericoloso decisero di distruggere il castello. E una volta con le catapulte, una volta con i dardi infuocati, una volta con le frecce avvelenate, rovinavano sempre la bella magione… e al povero drago toccava sempre ricostruire il suo castello.

Allora gli venne un’idea. Nottetempo rapì la principessa del reame per tenerla in ostaggio nella sua dimora. Lo stratagemma funzionò: i suoi nemici non potevano più attaccarlo, per non rischiare di mettere a repentaglio la vita della fanciulla.

Un prode cavaliere, però, un bel giorno riuscì a eludere la sorveglianza del drago e scalare la torre dove viveva la pulzella.

«Principessa, sono venuto a liberarvi!» Proclamò, tutto orgoglioso.

«Non credo proprio. Non ho la minima intenzione di ritornare a casa» rispose lei.

«Cosa?!» esclamò il paladino.

«Avete capito benissimo. Qui vivo nel lusso, ho cinque servitori a disposizione, abiti e gioielli a volontà e una biblioteca continuamente aggiornata coi best sellers del momento. Non vedo perché io debba tornare tra quegli zotici del reame. E se proprio volete saperlo, ogni notte di luna crescente il drago si trasforma in un uomo cento volte più bello di voi».

Al cavaliere non rimase altro che tornarsene a casa a mani vuote. Il drago e la principessa, invece, vissero felici e contenti nel loro castello.


Racconto ideato dall’autrice di colorarelavita.blogspot.it

Questa fiaba partecipa alla Giornata Nazionale del drago.

sabato 11 aprile 2015

Inuyasha - Rumiko Takahashi

Proseguono i post sui manga di Rumiko takahashi: questa volta tocca a Inuyasha.

Fin da quando si stava approssimando la fine di Ranma 1/2, il pensiero di Inuyasha mi tirava su di morale.
[Cliccate di seguito se volete leggere la recensione di Ranma 1/2]

Come dimenticare l'emozione di quando comprai in edicola il primo volumetto, e mi imbattei nell'immagine del demone-cane addormentato, sigillato contro un albero da una freccia...

Un'immagine meravigliosa che annunciava la portata di questo manga.

Inuyasha, infatti, è molto diverso da Ranma. E' meno comico e scanzonato, più profondo; lo stesso protagonista ha una storia drammatica alle spalle, in quanto è stato intrappolato da quella freccia dall'amata Kikyo, ormai morta.
Viene ritrovato da Kagome, la reincarnazione di Kikyo, che Inuyasha inizialmente odia proprio per il comportamento che Kikyo ha avuto in passato. In realtà, all'epoca entrambi erano stati indotti con l'inganno a combattere l'una contro l'altro a causa della Sfera dei Quattro Spiriti (Shikon no Tama), che può dare un potere enorme a chiunque la possieda.

Ho letto in molti commenti che Inuyasha e Kagome graficamente ricordano Ranma e Akane, soprattutto quando Inuyasha, nelle notti di luna piena, assume l'aspetto di essere umano (poiché è mezzo demone e mezzo umano).

Io queste le trovo considerazioni abbastanza inutili, nel senso che spesso i protagonisti dei manga giapponesi si assomigliano tra loro: i tratti del viso sono molto simili, ciò che li differenzia di solito è la pettinatura.
Sango, Miroku, Inuyasha, Kagome e il piccolo Shippo
Caratterialmente, invece, Kagome e Inuyasha sono molto diversi da Akane e Ranma, a partire dalla storia che hanno alle spalle, per non parlare del legame che instaurano nel corso della storia, un amore di cui sono consapevoli entrambi ma che è ostacolato essenzialmente da due ragioni: la rinascita di Kikyo e il fatto che appartengono a due mondi diversi (Inuyasha al Giappone medievale e Kagome al Giappone contemporaneo).

Una delle cose che mi ha colpito di questo manga è l'amicizia che si sviluppa tra i protagonisti principali: Inuyasha, Kagome, Miroku e Sango. Anche nei fumetti precedenti della Takahashi a un certo punto si formava un "gruppo" di personaggi che vivevano molte avventure inseme, ma si trovavano a convivere l'uno col l'altro a causa della necessità del momento; in questo caso, invece, i quattro (insieme ad altri come l'anziana Kaede, il piccolo Shippo, il demone-lupo Koga) formano un gruppo affiatato che non esita a rischiare la vita per salvare uno dei membri. Questo aspetto mi è piaciuto moltissimo. Mai come in questo manga la caratterizzazione dei personaggi mi è sembrata curata e interessante.

Oltre a ciò, Inuyasha è un manga che colpisce grazie all'intensità di alcuni momenti; tra tutti (ATTENZIONE SPOILER) vorrei ricordare il momento della morte di Kilyo, o per meglio dire la morte definitiva, dopo la sua rinascita. Mi sono venute le lacrime agli occhi quando l'ho letta!
Sigh sigh sigh sigh...
Aaah, quante emozioni! E pensare che le sto riscoprendo adesso, mentre da ragazzina a un certo punto avevo interrotto la collezione del manga... e non solo! Durante il secondo anno di università, fui presa da un raptus che mi spinse a vendere tutte le serie complete di manga che avevo collezionato. Un po' perché all'epoca ero abbastanza al verde, un po' perché volevo dimostrare a me stessa che ero diventata "grande", volevo staccarmi dal mio passato. Ovviamente mi sono pentita amaramente di averlo fatto :-(

Ma per fortuna ho scoperto il sito Manga Eden, dove mi sono potuta rileggere tutta la storia online (in inglese, in italiano non c'è tutta). Inoltre mi sto ricomprando tutta la serie cartacea sul sito della casa editrice, Star Shop. E per non farmi mancare niente, mi sto anche guardando su YouTube il cartone, che mi sembra davvero ben disegnato e animato, nonché fedele alla storia. Sì, l'Inuyasha-mania mi sta davvero prendendo tantissimo!!

Nel post precedente vi avevo anche parlato dei difetti di Ranma, e lo stesso farò con Inuyasha. L'unico difetto è ancora la ripetitività. Inuyasha è composto da ben 558 episodi, in cui spesso si ripetono gli stessi combattimenti e le stesse situazioni; probabilmente è anche stato ciò che in passato mi spinse ad abbandonare la prima lettura dell'opera. Io sospetto che la Takahashi si affezioni molto ai suoi personaggi e non riesca tanto facilmente a lasciarli, allungando storie che avrebbero potute concludersi molto prima.

Però amo talmente questo manga che non mi sento di dare troppa importanza a questo aspetto. Anche perché, a differenza di Ranma, il finale non mi ha delusa per niente!

IL FINALE DI INUYASHA
Attenzione, SPOILER!
Commenterò il finale di Inuyasha con questa bellissima tavola della sensei Takahashi:

... che è tratta proprio dall'ultimo episodio del manga,il 558esimo.

Sono passati tre anni dallo scontro finale, in cui finalmente la Sfera dei Quattro Spiriti ha terminato di essere una minaccia. Tre anni in cui Kagome non è più riuscita a tornare nel Giappone Medievale... ma quando finalmente si diploma, si rende conto di non poter vivere ancora senza Inuyasha, e riesce così ad attraversare il pozzo che la separa dal demone-cane. Nella tavola postata sopra si vede proprio il momento in cui i due si rincontrano.

Ormai Kagome ha preso la sua decisione definitiva e diventa allieva di Kaede, apprendendo i segreti sull'uso delle erbe medicinali. Lei e Inuyasha si sposano, ma anche gli altri personaggi evolvono: Sango e Miroku hanno ormai formato una famiglia, e Shippo studia in una scuola per demoni.

Direi che non ho proprio niente da lamentarmi, anzi!! :-)
Se volete leggere l'ultimo episodio online, cliccate QUI.

sabato 28 marzo 2015

Ranma 1/2 - Rumiko Takahashi

Ah, i manga di Rumiko Takahashi... da quando tempo volevo dedicare un post all'argomento!
In questa puntata vi parlerò di Ranma 1/2, ma mi raccomando: non perdetevi anche il secondo post sulla grande mangaka, dedicato ad Inuyasha!
Dovete sapere che quest'autrice è stata il mito della mia adolescenza, non so quante ore ho trascorso a leggere i suoi fumetti, pensare alle sue storie e innamorarmi dei suoi personaggi!

Per chi non la conoscesse, Rumiko Takahashi è la mamma di alcune delle pietre miliari della letteratura manga:

Urusey Yatsura (1978), conosciuto in Italia come Lamù
Maison Ikkoku (1980), conosciuto in Italia come Cara dolce Kioko
Ranma 1/2 (1987)
Inuyasha (1996)

Il primo e indimenticabile manga che ho letto della Takahashi è stato Ranma 1/2, che ho conosciuto a 13 anni.
Tutto iniziò così: una mia amica mi aveva detto di essersi appassionata di questo cartone, tramesso da una rete privata, che parlava di un ragazzo che con l'acqua fredda si trasformava in una ragazza e con l'acqua calda tornava maschio!

o___O

"Che cavolo di storia!" Ho pensato subito. 

Però poi, incuriosita, mi sono messa a guardare anch'io il cartone... e in poco tempo ne sono diventata fan! La storia è quella di Ranma e i suoi compagni di sventura, che come lui sono caduti in una delle sorgenti maledette di Jusenkyo: chi si bagna in queste acque si trasforma nell'animale (o nella persona) che anni e anni prima era caduto nella sorgente corrispondente. Per tornare normale deve bagnarsi con l'acqua calda, però poi la trasformazione di ripete con l'acqua fredda.

Il cartone venne interrotto dopo qualche puntata della seconda stagione, cosa che ci fece imbestialire... scrivemmo anche una lettera di protesta!!

Ma per fortuna in edicola usciva anche il manga edito da Star Comics! Nella piccola fumetteria della mia cittadina ligure, imbriccata sopra una ripida salita, mi procurai tutti gli arretrati, e poi via a seguire tutte le uscite in edicola.

Che bei momenti passati su quelle pagine! La moltitudine di personaggi, le arti marziali (con la mia amica provavamo improbabili mosse di combattimento nella palestra della scuola), le divertentissime gag, e naturalmente la strana storia d'amore tra i protagonisti, Ranma e Akane! Strana perché Ranma, che è il più forte e sbruffone della serie, si comporta come uno scolaretto imbranato di fronte all'attrazione che prova per Akane; per vincere la sua timidezza la prende in continuazione in giro, tranne poi diventare super-geloso quando qualche altro ragazzo di dimostra seriamente interessato a lei. Akane, dal canto suo, reagisce spesso alle provocazioni di Ranma in modo manesco ed aggressivo.
Ah, quanti pomeriggi passati a sospirare sulle mancate occasioni di approccio tra Ranma e Akane!

Nonostante ciò, il mio personaggio preferito non era Ranma, ma Ryoga: fortissimo (anche se eterno secondo, perché Ranma alla fine lo batte sempre) e bellissimo!
Oooh... *___*

Uno dei particolari fisici più evidenti di Ryoga è il fatto di avere canini da lupetto (un particolare che condividerà con il protagonista di un altro grande manga della Takahashi, Inuyasha), cosa che da ragazzina mi colpiva molto... e la coincidenza più pazzesca è che, quando qualche anno dopo incontrai Paolino, cioè l'uomo della mia vita, mi trovai davanti ad un ragazzo che aveva la stessa particolarità fisica... cioè i canini di Ryoga! Pazzesco!

Comunque, il carattere di Ryoga è molto tenero per varie ragioni: è un ragazzo solitario, non riesce mai a battere Ranma, inoltre manca totalmente di senso dell'orientamento, cosa che lo porta a vagare senza meta durante tutta la durata del manga... e oltre a ciò, è innamorato di Akane, che lo tratta con gentilezza ma non lo corrisponde.

Per fortuna la buona Rumiko alla fine trova una fidanzata anche per Ryoga, la dolce Akari, una ragazza che adora i maiali e che quindi balla di contentezza quando scopre che Ryoga con l'acqua fredda si trasforma in un maialino nero, P-Chan!

Insomma, io da adolescente non ero innamorata dei cantanti del momento o degli attori di telefilm, ma dei personaggi di questo manga. Questo amore, però, non mi ha reso cieca di fronte ai difetti del manga, che consistono essenzialmente nella ripetitività della storia, nell'eccessiva demenzialità di alcuni personaggi, e nel finale. Sì, il finale!

- ATTENZIONE SEGUE SPOILER -
Il finale di Ramna 1/2 (chi volesse leggerlo clicchi QUI):
Ma che cavolo, una passa gli anni della sua adolescenza a seguire una storia, che prosegue e prosegue incappando in situazioni anche un po' ripetitive; una ride con i protagonisti, pena per loro, si appassiona, e poi... dopo tutti questi numeri... si trova davanti ad un finale APERTO?? Sì, perché non solo i protagonisti si trovano ad un passo dal liberarsi dalla maledizione di Jusenkyo E NON CI RIESCONO, ma addirittura dopo aver assistito FINALMENTE alla dichiarazione di Ranma ad Akane... Ranma si imbarazza quando scopre che Akane l'ha sentito (scena: Akane sembra in punto di morte, Ranma dice che avrebbe dovuto dirle da molto tempo che la ama, poi quando Akane si sveglia viene preso dal panico e non vuole più ammettere il suo amore).

Ora che sono più matura (bè, non troppo, nonostante l'età... basti pensare a come mi entusiasmo ancora leggendo i manga), rivedendo l'ultimo volume, mi rendo conto che questo finale dopotutto è coerente col resto dell'opera e in fondo in fondo (ma molto in fondo) non è così male. All'epoca, però, la mia reazione era stata ben diversa!

 Uff! Ricordo ancora con che batticuore, tornata da scuola, non ero neanche riuscita ad aspettare di tornare a casa, fermandomi a leggere il prezioso ultimo volumetto sulle scale del condominio; e quale delusione provai per questo finale aperto.
Ma provai anche un senso di vuoto. Perché questo era il mio primo colpo di fulmine per un manga, era una storia che mi aveva accompagnata durante gli ingrati anni dell'adolescenza, rendendomeli molto più belli, una storia che mi aveva fatto sognare e adorare la cultura giapponese!!
A adesso cos'avrei fatto??
Per fortuna la Takahashi aveva qualcos'altro in pentola...

... clicca di seguito per leggere la recensione di Inuyasha!!

sabato 14 marzo 2015

Fiabe brevi: La prescelta dell’unicorno

Fiabe brevi, storie da leggere in pochi minuti per farvi volare sulle ali della fantasia!

Oggi vi racconterò…

La prescelta dell’unicorno
 
Domenichino, La fanciulla e l'unicorno

C’era una volta un unicorno che brucava per i fatti suoi in una bella radura fatata.

All’improvviso, arrivò un ricco re col suo seguito di cortigiani.

«Messer Unicorno! – disse – Ho saputo che qualunque fanciulla vergine e pura di cuore vi tocchi diventerà immensamente ricca, così sono giunto qui affinché le donne del mio regno possano beneficiare di tale dono».

L’unicorno riteneva quella richiesta una scocciatura, tuttavia per quieto vivere accontentò il nobile.
Fu sfiorato da tutte le fanciulle della corte, a partire dalle figlie del re. Di volta in volta, l’animale diceva: «Tu sei vergine ma non sei pura di cuore», oppure «Tu non sei pura di cuore» (poiché era un gentilunicorno e certe cose preferiva sottintenderle).
Proprio quando anche l’ultima dama venne respinta, l’attenzione di tutti fu catturata da un acuto grido di dolore, proveniente da un sentiero vicino. Andarono a vedere: si trattava di una povera contadina incinta che urlava per le doglie. Era così povera che si era dovuta recare al lavoro nonostante l’avanzato stato di gravidanza, e ora si trovava nel mezzo del travaglio lontana da casa. Subito le balie di corte accorsero ad aiutarla.

Per fortuna andò tutto bene e, dopo qualche ora, nacque una bellissima e sana bambina.
L’unicorno, incuriosito, si sporse per guardare la nuova nata e in quel momento… la manina della bimba gli sfiorò il muso.

«Tu sei vergine e pura di cuore, perché sei ancora innocente» proclamò l’unicorno.

E così la figlia di una contadina divenne la fanciulla più ricca del regno.


Racconto ideato dall’autrice di colorarelavita.blogspot.it

sabato 7 marzo 2015

Irene al nido e Vele al lavoro

Un mio ricamo sul corredino del nido di Irene
Cari amici di Colorare la vita,

dopo un anno di assenza dal lavoro per maternità, finalmente mi appresto a ricominciare.

Finalmente?? Vi direte voi. Beh, sì... devo dire che il lavoro mi manca. I colleghi, Milano col suo pullulare di gente e di vita, i libri letti in treno, il confronto lavorativo con altri adulti! 

Di conseguenza, Irene ha iniziato il nido. Tutti mi dicevano che sarebbe stato un DRAMMA (per la serie: nessuno che si fa i cavoli propri... perfino passanti incrociati per strada me lo dicevano) invece sta andando bene, sia per me che per la bimba. Irene è una bambina allegra e socievole, quindi le piace stare con i suoi coetanei e fare tante attività. E io sto prendendo un po' di respiro. Qui non ho nemmeno un parente e in questi dieci mesi sono stata sempre sempre sempre insieme a lei, ora è giusto che entrambe cominciamo a essere sue entità separate :-)

Certo, quando ricomincerò a essere lavoratrice pendolare sarà dura! La sveglia presto, il sonno che non si riesce a recuperare (perché io Irene me la coccolo e me la allatto ancora sia di sera che di notte)... e avrò ancora meno tempo per scrivere sul blog!

Tutto questo per dirvi che forse latiterò un po' nei prossimi mesi, ma farò il possibile per portare avanti Colorare la vita, che ormai è diventato un pezzo di me. Per un po' camperò di rendita programmando post già scritti, poi vedrò. Mi scuso anticipatamente se per qualche tempo non riuscirò a seguire tutti i commenti.

Spero soprattutto di avere qualche ritaglio di tempo per scrivere le mie Fiabe Brevi, un progetto che mi sta molto a cuore.

E ora vi saluto... una nuova avventura aspetta me e Irene, ma ce la faremo anche questa volta, ovviamente contando anche sull'aiuto di papà Paolino.

Ciao a tutti!

giovedì 26 febbraio 2015

Concorso Angeli in Copertina


Apro questo post con una mia foto di un angelo (scattata in cima al Duomo di Milano) perché vi parlerò di un bel "quasiconcorso" letterario proprio sugli angeli!

Due miei fedelissimi lettori - Luigi e Mari - me lo hanno segnalato consigliandomi di partecipare... potevo forse dire di no? ;-) Così sto approfittando di queste mattinate, in cui Irene sta facendo l'inserimento al nido, per scrivere un racconto a tema.

Il concorso è organizzato da Cristina Berardi. Per la stesura della storia, bisogna ispirarsi a una delle sue bellissime immagini di angeli. La scadenza è il 31 marzo 2015.

Per saperne di più e per vedere le illustrazioni, vi rinvio al blog di Cristina! Cliccate di seguito:

SCRIVIAMO SUGLI ANGELI, un "quasiconcorso" per lavorare insieme

Io parteciperò, e voi? :-)

venerdì 20 febbraio 2015

Fiabe brevi: Il dono della sirena

Fiabe brevi, storie da leggere in pochi minuti per farvi volare sulle ali della fantasia!

Oggi vi racconterò…

Il dono della sirena


C’era una volta, in una piccola isola Greca, una bellissima sirena di nome Glauca. 

Un giorno il giovane pescatore Konstantinos la vide mentre si pettinava i capelli adagiata su uno scoglio, e ne rimase incantato.

La sirena percepì la bontà d’animo del ragazzo e non poté fare a meno di rispondere al suo sguardo con un sorriso.
In poco tempo due si innamorarono, ma il loro legame non era destinato ad avere lunga durata.
Dopo pochi mesi, infatti, Glauca compì diciotto anni, l’epoca in cui tutte le sirene della sua tribù dovevano sposare il loro promesso sposo Tritone e scendere per sempre in fondo al mare. Per quanto amasse Konstantinos, la giovane non se la sentì di abbandonare il suo mondo e tradire la famiglia, così decise di dire addio all’innamorato.

Konstantinos, vedendo che non c’era nulla da fare, a malincuore la lasciò andare. Decise però che dopo l’addio a Glauca si sarebbe trasferito ad Atene per cercare fortuna, poiché voleva ricominciare una nuova vita e scacciare il dolore.

Il giorno della loro separazione, la sirena gli donò una bellissima conchiglia bianca, la più bella di tutto il mar Egeo. Mentre si stavano salutando piangendo, non sapevano che in quel momento la dea Venere stava guardando la scena, commossa. Scese in mezzo a loro e disse:

«Konstantinos, d’ora in poi se accosterai questa conchiglia all'orecchio sentirai il suono del mare, così potrai ricordarti per sempre della tua isola e dell’amore per la bella Glauca».

Da allora tutte le conchiglie racchiudono la voce delle onde.



La proprietà del racconto è di colorarelavita.blogspot.it

Immagine scaricata da http://www.jwwaterhouse.com/

venerdì 30 gennaio 2015

Fiabe brevi: Il druido e il salmone della conoscenza

Fiabe brevi, storie da leggere in pochi minuti per farvi volare sulle ali della fantasia!

Oggi vi racconterò…

Il druido e il salmone della conoscenza


C’era una volta un druido che voleva diventare l’uomo più sapiente della terra, così decise di catturare il magico salmone della conoscenza: un pesce in grado di donare tutto il sapere del mondo a chiunque l’avesse mangiato.

Il druido trascorse settantacinque anni sulle rive del Fiume Incantato, cercando di pescare il salmone. Catturò decine e decine di pesci, ma mai quello giusto. Apprese mille ricette diverse per cucinarli con intingoli deliziosi, ma tutti i suoi sforzi non gli consentivano mai di gustare l’animale che cercava.

Alla fine, in un gelido e grigio mattino di novembre, vide nuotare davanti a lui il salmone della conoscenza. Sapeva che si trattava del pesce tanto agognato poiché riluceva di un bel giallo oro. Si immerse nelle acque e con un rapido movimento lo afferrò. Tirandolo fuori dal fiume, esplose in un urlo di gioia: finalmente sarebbe diventato l’uomo più sapiente del mondo!

Quando il salmone smise di respirare, il druido lo posò a riva e cominciò a preparare un bel fuocherello. Decise che l’avrebbe arrostito in modo molto semplice, condendolo solo con limone e timo.

Proprio mentre era concentrato ad alimentare il fuoco, passò di lì un grosso gattone. Vide il salmone e, senza pensarci due volte, lo mangiò in un sol boccone. Dopodiché sparì in mezzo al bosco, accompagnato dalle imprecazioni del druido.

Quel gatto divenne la creatura più sapiente della terra. Peccato che nessuno venne mai a saperlo.


La proprietà del racconto è di colorarelavita.blogspot.it