"Le anime più pure e più pensose sono quelle che amano i colori" (I. Ruskin)

giovedì 23 aprile 2015

Fiaba breve: il castello del drago

Fiabe brevi, storie da leggere in pochi minuti per farvi volare sulle ali della fantasia!
Oggi vi racconterò…

Il castello del drago


C’era una volta un drago colto e raffinato, che non voleva vivere in una grotta come i suoi simili. Così si costruì un bellissimo castello, dove poter abitare sontuosamente e conservare tutti i suoi tesori.

Gli abitanti del reame vicino, invidiosi, con la scusa che il drago era un animale pericoloso decisero di distruggere il castello. E una volta con le catapulte, una volta con i dardi infuocati, una volta con le frecce avvelenate, rovinavano sempre la bella magione… e al povero drago toccava sempre ricostruire il suo castello.

Allora gli venne un’idea. Nottetempo rapì la principessa del reame per tenerla in ostaggio nella sua dimora. Lo stratagemma funzionò: i suoi nemici non potevano più attaccarlo, per non rischiare di mettere a repentaglio la vita della fanciulla.

Un prode cavaliere, però, un bel giorno riuscì a eludere la sorveglianza del drago e scalare la torre dove viveva la pulzella.

«Principessa, sono venuto a liberarvi!» Proclamò, tutto orgoglioso.

«Non credo proprio. Non ho la minima intenzione di ritornare a casa» rispose lei.

«Cosa?!» esclamò il paladino.

«Avete capito benissimo. Qui vivo nel lusso, ho cinque servitori a disposizione, abiti e gioielli a volontà e una biblioteca continuamente aggiornata coi best sellers del momento. Non vedo perché io debba tornare tra quegli zotici del reame. E se proprio volete saperlo, ogni notte di luna crescente il drago si trasforma in un uomo cento volte più bello di voi».

Al cavaliere non rimase altro che tornarsene a casa a mani vuote. Il drago e la principessa, invece, vissero felici e contenti nel loro castello.


Racconto ideato dall’autrice di colorarelavita.blogspot.it

Questa fiaba partecipa alla Giornata Nazionale del drago.

sabato 11 aprile 2015

Inuyasha - Rumiko Takahashi

Proseguono i post sui manga di Rumiko takahashi: questa volta tocca a Inuyasha.

Fin da quando si stava approssimando la fine di Ranma 1/2, il pensiero di Inuyasha mi tirava su di morale.
[Cliccate di seguito se volete leggere la recensione di Ranma 1/2]

Come dimenticare l'emozione di quando comprai in edicola il primo volumetto, e mi imbattei nell'immagine del demone-cane addormentato, sigillato contro un albero da una freccia...

Un'immagine meravigliosa che annunciava la portata di questo manga.

Inuyasha, infatti, è molto diverso da Ranma. E' meno comico e scanzonato, più profondo; lo stesso protagonista ha una storia drammatica alle spalle, in quanto è stato intrappolato da quella freccia dall'amata Kikyo, ormai morta.
Viene ritrovato da Kagome, la reincarnazione di Kikyo, che Inuyasha inizialmente odia proprio per il comportamento che Kikyo ha avuto in passato. In realtà, all'epoca entrambi erano stati indotti con l'inganno a combattere l'una contro l'altro a causa della Sfera dei Quattro Spiriti (Shikon no Tama), che può dare un potere enorme a chiunque la possieda.

Ho letto in molti commenti che Inuyasha e Kagome graficamente ricordano Ranma e Akane, soprattutto quando Inuyasha, nelle notti di luna piena, assume l'aspetto di essere umano (poiché è mezzo demone e mezzo umano).

Io queste le trovo considerazioni abbastanza inutili, nel senso che spesso i protagonisti dei manga giapponesi si assomigliano tra loro: i tratti del viso sono molto simili, ciò che li differenzia di solito è la pettinatura.
Sango, Miroku, Inuyasha, Kagome e il piccolo Shippo
Caratterialmente, invece, Kagome e Inuyasha sono molto diversi da Akane e Ranma, a partire dalla storia che hanno alle spalle, per non parlare del legame che instaurano nel corso della storia, un amore di cui sono consapevoli entrambi ma che è ostacolato essenzialmente da due ragioni: la rinascita di Kikyo e il fatto che appartengono a due mondi diversi (Inuyasha al Giappone medievale e Kagome al Giappone contemporaneo).

Una delle cose che mi ha colpito di questo manga è l'amicizia che si sviluppa tra i protagonisti principali: Inuyasha, Kagome, Miroku e Sango. Anche nei fumetti precedenti della Takahashi a un certo punto si formava un "gruppo" di personaggi che vivevano molte avventure inseme, ma si trovavano a convivere l'uno col l'altro a causa della necessità del momento; in questo caso, invece, i quattro (insieme ad altri come l'anziana Kaede, il piccolo Shippo, il demone-lupo Koga) formano un gruppo affiatato che non esita a rischiare la vita per salvare uno dei membri. Questo aspetto mi è piaciuto moltissimo. Mai come in questo manga la caratterizzazione dei personaggi mi è sembrata curata e interessante.

Oltre a ciò, Inuyasha è un manga che colpisce grazie all'intensità di alcuni momenti; tra tutti (ATTENZIONE SPOILER) vorrei ricordare il momento della morte di Kilyo, o per meglio dire la morte definitiva, dopo la sua rinascita. Mi sono venute le lacrime agli occhi quando l'ho letta!
Sigh sigh sigh sigh...
Aaah, quante emozioni! E pensare che le sto riscoprendo adesso, mentre da ragazzina a un certo punto avevo interrotto la collezione del manga... e non solo! Durante il secondo anno di università, fui presa da un raptus che mi spinse a vendere tutte le serie complete di manga che avevo collezionato. Un po' perché all'epoca ero abbastanza al verde, un po' perché volevo dimostrare a me stessa che ero diventata "grande", volevo staccarmi dal mio passato. Ovviamente mi sono pentita amaramente di averlo fatto :-(

Ma per fortuna ho scoperto il sito Manga Eden, dove mi sono potuta rileggere tutta la storia online (in inglese, in italiano non c'è tutta). Inoltre mi sto ricomprando tutta la serie cartacea sul sito della casa editrice, Star Shop. E per non farmi mancare niente, mi sto anche guardando su YouTube il cartone, che mi sembra davvero ben disegnato e animato, nonché fedele alla storia. Sì, l'Inuyasha-mania mi sta davvero prendendo tantissimo!!

Nel post precedente vi avevo anche parlato dei difetti di Ranma, e lo stesso farò con Inuyasha. L'unico difetto è ancora la ripetitività. Inuyasha è composto da ben 558 episodi, in cui spesso si ripetono gli stessi combattimenti e le stesse situazioni; probabilmente è anche stato ciò che in passato mi spinse ad abbandonare la prima lettura dell'opera. Io sospetto che la Takahashi si affezioni molto ai suoi personaggi e non riesca tanto facilmente a lasciarli, allungando storie che avrebbero potute concludersi molto prima.

Però amo talmente questo manga che non mi sento di dare troppa importanza a questo aspetto. Anche perché, a differenza di Ranma, il finale non mi ha delusa per niente!

IL FINALE DI INUYASHA
Attenzione, SPOILER!
Commenterò il finale di Inuyasha con questa bellissima tavola della sensei Takahashi:

... che è tratta proprio dall'ultimo episodio del manga,il 558esimo.

Sono passati tre anni dallo scontro finale, in cui finalmente la Sfera dei Quattro Spiriti ha terminato di essere una minaccia. Tre anni in cui Kagome non è più riuscita a tornare nel Giappone Medievale... ma quando finalmente si diploma, si rende conto di non poter vivere ancora senza Inuyasha, e riesce così ad attraversare il pozzo che la separa dal demone-cane. Nella tavola postata sopra si vede proprio il momento in cui i due si rincontrano.

Ormai Kagome ha preso la sua decisione definitiva e diventa allieva di Kaede, apprendendo i segreti sull'uso delle erbe medicinali. Lei e Inuyasha si sposano, ma anche gli altri personaggi evolvono: Sango e Miroku hanno ormai formato una famiglia, e Shippo studia in una scuola per demoni.

Direi che non ho proprio niente da lamentarmi, anzi!! :-)
Se volete leggere l'ultimo episodio online, cliccate QUI.

sabato 28 marzo 2015

Ranma 1/2 - Rumiko Takahashi

Ah, i manga di Rumiko Takahashi... da quando tempo volevo dedicare un post all'argomento!
In questa puntata vi parlerò di Ranma 1/2, ma mi raccomando: non perdetevi anche il secondo post sulla grande mangaka, dedicato ad Inuyasha!
Dovete sapere che quest'autrice è stata il mito della mia adolescenza, non so quante ore ho trascorso a leggere i suoi fumetti, pensare alle sue storie e innamorarmi dei suoi personaggi!

Per chi non la conoscesse, Rumiko Takahashi è la mamma di alcune delle pietre miliari della letteratura manga:

Urusey Yatsura (1978), conosciuto in Italia come Lamù
Maison Ikkoku (1980), conosciuto in Italia come Cara dolce Kioko
Ranma 1/2 (1987)
Inuyasha (1996)

Il primo e indimenticabile manga che ho letto della Takahashi è stato Ranma 1/2, che ho conosciuto a 13 anni.
Tutto iniziò così: una mia amica mi aveva detto di essersi appassionata di questo cartone, tramesso da una rete privata, che parlava di un ragazzo che con l'acqua fredda si trasformava in una ragazza e con l'acqua calda tornava maschio!

o___O

"Che cavolo di storia!" Ho pensato subito. 

Però poi, incuriosita, mi sono messa a guardare anch'io il cartone... e in poco tempo ne sono diventata fan! La storia è quella di Ranma e i suoi compagni di sventura, che come lui sono caduti in una delle sorgenti maledette di Jusenkyo: chi si bagna in queste acque si trasforma nell'animale (o nella persona) che anni e anni prima era caduto nella sorgente corrispondente. Per tornare normale deve bagnarsi con l'acqua calda, però poi la trasformazione di ripete con l'acqua fredda.

Il cartone venne interrotto dopo qualche puntata della seconda stagione, cosa che ci fece imbestialire... scrivemmo anche una lettera di protesta!!

Ma per fortuna in edicola usciva anche il manga edito da Star Comics! Nella piccola fumetteria della mia cittadina ligure, imbriccata sopra una ripida salita, mi procurai tutti gli arretrati, e poi via a seguire tutte le uscite in edicola.

Che bei momenti passati su quelle pagine! La moltitudine di personaggi, le arti marziali (con la mia amica provavamo improbabili mosse di combattimento nella palestra della scuola), le divertentissime gag, e naturalmente la strana storia d'amore tra i protagonisti, Ranma e Akane! Strana perché Ranma, che è il più forte e sbruffone della serie, si comporta come uno scolaretto imbranato di fronte all'attrazione che prova per Akane; per vincere la sua timidezza la prende in continuazione in giro, tranne poi diventare super-geloso quando qualche altro ragazzo di dimostra seriamente interessato a lei. Akane, dal canto suo, reagisce spesso alle provocazioni di Ranma in modo manesco ed aggressivo.
Ah, quanti pomeriggi passati a sospirare sulle mancate occasioni di approccio tra Ranma e Akane!

Nonostante ciò, il mio personaggio preferito non era Ranma, ma Ryoga: fortissimo (anche se eterno secondo, perché Ranma alla fine lo batte sempre) e bellissimo!
Oooh... *___*

Uno dei particolari fisici più evidenti di Ryoga è il fatto di avere canini da lupetto (un particolare che condividerà con il protagonista di un altro grande manga della Takahashi, Inuyasha), cosa che da ragazzina mi colpiva molto... e la coincidenza più pazzesca è che, quando qualche anno dopo incontrai Paolino, cioè l'uomo della mia vita, mi trovai davanti ad un ragazzo che aveva la stessa particolarità fisica... cioè i canini di Ryoga! Pazzesco!

Comunque, il carattere di Ryoga è molto tenero per varie ragioni: è un ragazzo solitario, non riesce mai a battere Ranma, inoltre manca totalmente di senso dell'orientamento, cosa che lo porta a vagare senza meta durante tutta la durata del manga... e oltre a ciò, è innamorato di Akane, che lo tratta con gentilezza ma non lo corrisponde.

Per fortuna la buona Rumiko alla fine trova una fidanzata anche per Ryoga, la dolce Akari, una ragazza che adora i maiali e che quindi balla di contentezza quando scopre che Ryoga con l'acqua fredda si trasforma in un maialino nero, P-Chan!

Insomma, io da adolescente non ero innamorata dei cantanti del momento o degli attori di telefilm, ma dei personaggi di questo manga. Questo amore, però, non mi ha reso cieca di fronte ai difetti del manga, che consistono essenzialmente nella ripetitività della storia, nell'eccessiva demenzialità di alcuni personaggi, e nel finale. Sì, il finale!

- ATTENZIONE SEGUE SPOILER -
Il finale di Ramna 1/2 (chi volesse leggerlo clicchi QUI):
Ma che cavolo, una passa gli anni della sua adolescenza a seguire una storia, che prosegue e prosegue incappando in situazioni anche un po' ripetitive; una ride con i protagonisti, pena per loro, si appassiona, e poi... dopo tutti questi numeri... si trova davanti ad un finale APERTO?? Sì, perché non solo i protagonisti si trovano ad un passo dal liberarsi dalla maledizione di Jusenkyo E NON CI RIESCONO, ma addirittura dopo aver assistito FINALMENTE alla dichiarazione di Ranma ad Akane... Ranma si imbarazza quando scopre che Akane l'ha sentito (scena: Akane sembra in punto di morte, Ranma dice che avrebbe dovuto dirle da molto tempo che la ama, poi quando Akane si sveglia viene preso dal panico e non vuole più ammettere il suo amore).

Ora che sono più matura (bè, non troppo, nonostante l'età... basti pensare a come mi entusiasmo ancora leggendo i manga), rivedendo l'ultimo volume, mi rendo conto che questo finale dopotutto è coerente col resto dell'opera e in fondo in fondo (ma molto in fondo) non è così male. All'epoca, però, la mia reazione era stata ben diversa!

 Uff! Ricordo ancora con che batticuore, tornata da scuola, non ero neanche riuscita ad aspettare di tornare a casa, fermandomi a leggere il prezioso ultimo volumetto sulle scale del condominio; e quale delusione provai per questo finale aperto.
Ma provai anche un senso di vuoto. Perché questo era il mio primo colpo di fulmine per un manga, era una storia che mi aveva accompagnata durante gli ingrati anni dell'adolescenza, rendendomeli molto più belli, una storia che mi aveva fatto sognare e adorare la cultura giapponese!!
A adesso cos'avrei fatto??
Per fortuna la Takahashi aveva qualcos'altro in pentola...

... clicca di seguito per leggere la recensione di Inuyasha!!

sabato 14 marzo 2015

Fiabe brevi: La prescelta dell’unicorno

Fiabe brevi, storie da leggere in pochi minuti per farvi volare sulle ali della fantasia!

Oggi vi racconterò…

La prescelta dell’unicorno
 
Domenichino, La fanciulla e l'unicorno

C’era una volta un unicorno che brucava per i fatti suoi in una bella radura fatata.

All’improvviso, arrivò un ricco re col suo seguito di cortigiani.

«Messer Unicorno! – disse – Ho saputo che qualunque fanciulla vergine e pura di cuore vi tocchi diventerà immensamente ricca, così sono giunto qui affinché le donne del mio regno possano beneficiare di tale dono».

L’unicorno riteneva quella richiesta una scocciatura, tuttavia per quieto vivere accontentò il nobile.
Fu sfiorato da tutte le fanciulle della corte, a partire dalle figlie del re. Di volta in volta, l’animale diceva: «Tu sei vergine ma non sei pura di cuore», oppure «Tu non sei pura di cuore» (poiché era un gentilunicorno e certe cose preferiva sottintenderle).
Proprio quando anche l’ultima dama venne respinta, l’attenzione di tutti fu catturata da un acuto grido di dolore, proveniente da un sentiero vicino. Andarono a vedere: si trattava di una povera contadina incinta che urlava per le doglie. Era così povera che si era dovuta recare al lavoro nonostante l’avanzato stato di gravidanza, e ora si trovava nel mezzo del travaglio lontana da casa. Subito le balie di corte accorsero ad aiutarla.

Per fortuna andò tutto bene e, dopo qualche ora, nacque una bellissima e sana bambina.
L’unicorno, incuriosito, si sporse per guardare la nuova nata e in quel momento… la manina della bimba gli sfiorò il muso.

«Tu sei vergine e pura di cuore, perché sei ancora innocente» proclamò l’unicorno.

E così la figlia di una contadina divenne la fanciulla più ricca del regno.


Racconto ideato dall’autrice di colorarelavita.blogspot.it

sabato 7 marzo 2015

Irene al nido e Vele al lavoro

Un mio ricamo sul corredino del nido di Irene
Cari amici di Colorare la vita,

dopo un anno di assenza dal lavoro per maternità, finalmente mi appresto a ricominciare.

Finalmente?? Vi direte voi. Beh, sì... devo dire che il lavoro mi manca. I colleghi, Milano col suo pullulare di gente e di vita, i libri letti in treno, il confronto lavorativo con altri adulti! 

Di conseguenza, Irene ha iniziato il nido. Tutti mi dicevano che sarebbe stato un DRAMMA (per la serie: nessuno che si fa i cavoli propri... perfino passanti incrociati per strada me lo dicevano) invece sta andando bene, sia per me che per la bimba. Irene è una bambina allegra e socievole, quindi le piace stare con i suoi coetanei e fare tante attività. E io sto prendendo un po' di respiro. Qui non ho nemmeno un parente e in questi dieci mesi sono stata sempre sempre sempre insieme a lei, ora è giusto che entrambe cominciamo a essere sue entità separate :-)

Certo, quando ricomincerò a essere lavoratrice pendolare sarà dura! La sveglia presto, il sonno che non si riesce a recuperare (perché io Irene me la coccolo e me la allatto ancora sia di sera che di notte)... e avrò ancora meno tempo per scrivere sul blog!

Tutto questo per dirvi che forse latiterò un po' nei prossimi mesi, ma farò il possibile per portare avanti Colorare la vita, che ormai è diventato un pezzo di me. Per un po' camperò di rendita programmando post già scritti, poi vedrò. Mi scuso anticipatamente se per qualche tempo non riuscirò a seguire tutti i commenti.

Spero soprattutto di avere qualche ritaglio di tempo per scrivere le mie Fiabe Brevi, un progetto che mi sta molto a cuore.

E ora vi saluto... una nuova avventura aspetta me e Irene, ma ce la faremo anche questa volta, ovviamente contando anche sull'aiuto di papà Paolino.

Ciao a tutti!

giovedì 26 febbraio 2015

Concorso Angeli in Copertina


Apro questo post con una mia foto di un angelo (scattata in cima al Duomo di Milano) perché vi parlerò di un bel "quasiconcorso" letterario proprio sugli angeli!

Due miei fedelissimi lettori - Luigi e Mari - me lo hanno segnalato consigliandomi di partecipare... potevo forse dire di no? ;-) Così sto approfittando di queste mattinate, in cui Irene sta facendo l'inserimento al nido, per scrivere un racconto a tema.

Il concorso è organizzato da Cristina Berardi. Per la stesura della storia, bisogna ispirarsi a una delle sue bellissime immagini di angeli. La scadenza è il 31 marzo 2015.

Per saperne di più e per vedere le illustrazioni, vi rinvio al blog di Cristina! Cliccate di seguito:

SCRIVIAMO SUGLI ANGELI, un "quasiconcorso" per lavorare insieme

Io parteciperò, e voi? :-)

venerdì 20 febbraio 2015

Fiabe brevi: Il dono della sirena

Fiabe brevi, storie da leggere in pochi minuti per farvi volare sulle ali della fantasia!

Oggi vi racconterò…

Il dono della sirena


C’era una volta, in una piccola isola Greca, una bellissima sirena di nome Glauca. 

Un giorno il giovane pescatore Konstantinos la vide mentre si pettinava i capelli adagiata su uno scoglio, e ne rimase incantato.

La sirena percepì la bontà d’animo del ragazzo e non poté fare a meno di rispondere al suo sguardo con un sorriso.
In poco tempo due si innamorarono, ma il loro legame non era destinato ad avere lunga durata.
Dopo pochi mesi, infatti, Glauca compì diciotto anni, l’epoca in cui tutte le sirene della sua tribù dovevano sposare il loro promesso sposo Tritone e scendere per sempre in fondo al mare. Per quanto amasse Konstantinos, la giovane non se la sentì di abbandonare il suo mondo e tradire la famiglia, così decise di dire addio all’innamorato.

Konstantinos, vedendo che non c’era nulla da fare, a malincuore la lasciò andare. Decise però che dopo l’addio a Glauca si sarebbe trasferito ad Atene per cercare fortuna, poiché voleva ricominciare una nuova vita e scacciare il dolore.

Il giorno della loro separazione, la sirena gli donò una bellissima conchiglia bianca, la più bella di tutto il mar Egeo. Mentre si stavano salutando piangendo, non sapevano che in quel momento la dea Venere stava guardando la scena, commossa. Scese in mezzo a loro e disse:

«Konstantinos, d’ora in poi se accosterai questa conchiglia all'orecchio sentirai il suono del mare, così potrai ricordarti per sempre della tua isola e dell’amore per la bella Glauca».

Da allora tutte le conchiglie racchiudono la voce delle onde.



La proprietà del racconto è di colorarelavita.blogspot.it

Immagine scaricata da http://www.jwwaterhouse.com/

venerdì 30 gennaio 2015

Fiabe brevi: Il druido e il salmone della conoscenza

Fiabe brevi, storie da leggere in pochi minuti per farvi volare sulle ali della fantasia!

Oggi vi racconterò…

Il druido e il salmone della conoscenza


C’era una volta un druido che voleva diventare l’uomo più sapiente della terra, così decise di catturare il magico salmone della conoscenza: un pesce in grado di donare tutto il sapere del mondo a chiunque l’avesse mangiato.

Il druido trascorse settantacinque anni sulle rive del Fiume Incantato, cercando di pescare il salmone. Catturò decine e decine di pesci, ma mai quello giusto. Apprese mille ricette diverse per cucinarli con intingoli deliziosi, ma tutti i suoi sforzi non gli consentivano mai di gustare l’animale che cercava.

Alla fine, in un gelido e grigio mattino di novembre, vide nuotare davanti a lui il salmone della conoscenza. Sapeva che si trattava del pesce tanto agognato poiché riluceva di un bel giallo oro. Si immerse nelle acque e con un rapido movimento lo afferrò. Tirandolo fuori dal fiume, esplose in un urlo di gioia: finalmente sarebbe diventato l’uomo più sapiente del mondo!

Quando il salmone smise di respirare, il druido lo posò a riva e cominciò a preparare un bel fuocherello. Decise che l’avrebbe arrostito in modo molto semplice, condendolo solo con limone e timo.

Proprio mentre era concentrato ad alimentare il fuoco, passò di lì un grosso gattone. Vide il salmone e, senza pensarci due volte, lo mangiò in un sol boccone. Dopodiché sparì in mezzo al bosco, accompagnato dalle imprecazioni del druido.

Quel gatto divenne la creatura più sapiente della terra. Peccato che nessuno venne mai a saperlo.


La proprietà del racconto è di colorarelavita.blogspot.it

sabato 24 gennaio 2015

Maneki neko, il gatto con la zampina alzata

Nelle pagine dei manga vi è capitato di vedere rappresentato un gatto con la zampina alzata, spesso bardato con un campanello al collo e un bavaglino, in forma di statuetta?
A me sì, così ho chiesto alla mia corrispondente Keyko se fosse un portafortuna tradizionale.


Maneki neko: il gatto che chiama

Keyko mi ha raccontato che si tratta del Maneki neko, letteralmente "gatto che chiama" (招き猫).
La zampina alzata (destra o sinistra, o entrambe) a noi occidentali può sembrare un saluto, invece secondo la cultura giapponese è un invito a venire avanti. Keyko, infatti, mi ha spiegato che il simpatico felino viene posto spesso all'entrata nei negozi per "invitare i soldi e invitare i clienti".

L'origine del Maneki neko, tra sacro e profano

La più antica testimonianza di Maneki neko risale al 1870, in pieno Periodo Meiji.
Sull'origine di questa statua ci sono due spiegazioni: una più "sacra" e una più "profana"!
La prima è una leggenda secondo cui un samurai, incuriosito dal gesto di un gatto che sollevava la zampetta, si avvicinò evitando così una trappola mortale. Da quel momento il gatto con la zampa alzata è diventato simbolo di buon auspicio.
La seconda, invece, molto più prosaicamente, collega la sua comparsa alla proibizione nell'era Meiji dei talismani sessuali esposti all'entrata dei bordelli. Così vennero sostituiti coi i più casti gatti dalla zampa alzata, che assolvevano sempre la funzione di attirare dentro i clienti.

I colori del Maneki neko

Il Maneki neko tradizionale è bianco con macchie nere e marroni. Tuttavia, se ne possono trovare in una gran quantità di colori. Come curiosità, vi lascio una lista dei colori più diffusi e la possibile interpretazione del loro significato (tratto da Wikipedia):

Tricolore
Il colore di base è bianco, con macchie nere e arancioni disposte a caso. Questa colorazione è considerata particolarmente fortunata ed è quella più popolare per i Maneki neko. La credenza potrebbe essere correlata alla rarità di questa colorazione nei gatti bobtail giapponesi, ai quali è ispirata la rappresentazione del Manei Neko. In Giappone questo colore è chiamato Mi-ke, che significa tre-pellicce (o tri-pelo).

Bianco
I gatti bianchi indicano purezza e sono il secondo tipo per diffusione.

Nero

Si dice che i Maneki neko neri portino buona salute e tengano lontano gli influssi negativi. Sono molto apprezzati dalle donne perché dovrebbero essere particolarmente efficaci nel tenere lontano i molestatori.

Rosso

Anche il rosso è un colore protettivo, e si ritiene che tenga lontani gli spiriti maligni e la malattia.

Oro
Associato con la ricchezza, il benessere economico.

Rosa
Benché non sia un colore della tradizione, attualmente è un colore popolare ed è associato all'amore.

Verde
Si dice che porti riconoscimenti accademici e protegga dagli incidenti stradali. 

Qual è il vostro Maneki neko preferito?

sabato 17 gennaio 2015

Le origini del mito di Atlantide

Il mito di Atlantide è antichissimo e non smetterà mai di affascinarci: ha ispirato romanzi, film, cartoni animati, creazioni artistiche, parchi a tema, articoli e saggi più o meno esoterici... ma chi conosce la leggenda primigenia che sta all'origine di tutte queste storie?

L'Atlantide, Manuel Orazi (1921)
La prima fonte che parla di un'isola chiamata Atlantide è Platone, in due dialoghi: il Timeo e il Crizia (V-IV sec. a.C.).
Umberto Eco, nella sua Storia delle terre e dei luoghi leggendari, scrive:

"Platone mostra di rifarsi a miti più antichi e cita un racconto di Solone su rivelazioni ricevute da sapienti egizi e, pur senza nominare Atlantide, già Erodoto (V sec. a.C.) aveva parlato degli Atlanti come di genti del Nord Africa, vegetariani e che non sognavano mai. Ma in effetti i due testi platonici sono gli unici da cui si può partire".

Appurato quindi che il filosofo greco diede inizio al mito di Atlantide, andiamo ad analizzare come descrive nei suoi dialoghi la misteriosa isola.

Partiamo dal Crizia, che affronta il mito in maniera più estesa.
Qual è l'origine degli abitanti di Atlantide? Essi sono di stirpe divina, poiché il dio del mare Poseidone fissò proprio in quest'isola la dimora dei figli avuti con una donna mortale.

Fuga da Atlantide: statua di Nettuno
Il dio si innamorò infatti di Clito, figlia unica di Euenore e Leucippe: costruì nel territorio in cui viveva un'altura fertile e rigogliosa e la circondò di un labirinto di mare e terra, in modo che non fosse accessibile agli uomini provenienti da altri paesi. Qui gli abitanti di Atlantide crebbero e progredirono.

Gli Atlantidei erano ricchi e prosperi:

"La stirpe di Atlante dunque fu numerosa e onorata, e poiché era sempre il re più vecchio a trasmettere al più vecchio dei suoi figli il potere, preservarono il regno per molte generazioni, acquistando ricchezze in quantità tale quante mai ve n'erano state prima in nessun dominio di re, né mai facilmente ve ne saranno in avvenire, e d'altra parte potendo disporre di tutto ciò di cui fosse necessario disporre nella città e nel resto del paese. Infatti molte risorse, grazie al loro predominio, provenivano loro dall'esterno, ma la maggior parte le offriva l'isola stessa per le necessità della vita".
(dal Crizia)

L'isola era magnifica, ricca di edifici maestosi come il tempio di Poseidone:

"Il tempio dello stesso Poseidone era lungo uno stadio, largo tre plettri, proporzionato in altezza a queste dimensioni, e aveva nella figura un che di barbarico. Rivestirono d'argento tutta la parte esterna del tempio, ad eccezione degli acroterii, e gli acroterii erano d'oro; quanto agli interni, il soffitto era a vedersi interamente d'avorio, variegato d'oro, argento e oricalco; tutte le altre parti, pareti, colonne e pavimento, le rivestirono di oricalco. Vi collocarono statue d'oro, il dio in piedi su un carro, auriga di sei cavalli alati, egli stesso tanto grande da toccare con la testa il soffitto del tempio, tutt'intorno cento Nereidi su delfini - perché tante pensavano allora che fossero le Nereidi - e vi erano molte altre statue, doni votivi di privati".
(dal Crizia)

Tempio di Poseidone a Paestum; autore Sandro Baldi
Nonostante tutto questo sfarzo, però, gli Atlantidei non sono affatto schiavi dei beni materiali, anzi. La loro origine divina li rende un popolo pacifico, misurato e saggio, al contrario di noi uomini comuni:

"Stimavano poca cosa i beni che avevano a disposizione, sopportavano con serenità, quasi fosse un peso, la massa di oro e delle altre ricchezze, e non vacillavano".
(dal Crizia)

Ma come ognuno di noi sa, le leggende di Atlantide insegnano che a un certo punto l'isola venne distrutta. Cosa portò a una fine tanto tragica?
Qui iniziano i misteri, perché il dialogo di Platone si interrompe proprio sul più bello!

La tragedia comincia in questo modo: la gente di Atlantide, col passare del tempo, perde sempre di più il suo sangue divino, mentre diventa più forte in lei la natura umana. In questo modo inizia a ragionare come qualunque altro abitante della terra, in modo cioè materialistico. Le ricchezze possedute, mentre prima erano tenute di poco conto, ora rendono gli Atlantidei bramosi e affamati di potere.

Ecco che allora il padre degli, Zeus, si adira e...

"volendo punirli, affinché, ricondotti alla ragione, divenissero più moderati, convocò tutti gli dèi nella loro più augusta dimora, la quale, al centro dell'intero universo, vede tutte le cose che partecipano del divenire, e dopo averli convocati disse..."
(dal Crizia)
Jupiter Weighing the Fate of Man
Nicolai Abraham Abildgaard

Cosa disse Zeus per ricondurre alla ragione le genti di Atlantide??
Non lo sapremo mai, perché - colpo di scena - il dialogo finisce qui!

Andiamo adesso a prendere l'altro dialogo in cui Platone affronta il tema di Atlantide: il Timeo.

Come già accennato, qua si parla della mitica isola in modo più stringato. Non si fa menzione di ciò che disse Zeus, quindi questa parte rimane un enigma irrisolto. Però si dice che la rovina di Atlantide fu causata da "terribili terremoti e diluvi":

"...nel corso di un giorno e di una brutta notte, tutto il complesso dei vostri guerrieri di colpo sprofondò sotto terra, e l'Isola di Atlantide, allo stesso modo sommersa dal mare, scomparve".
(Dal Timeo)

Inondazione di Atlantide, Lorenzo Taddei
Tutto ebbe inizio da questi due dialoghi... del resto si sa: oltre che celebre filosofo, Platone era un eccellente affabulatore. 
Ognuno può immaginare il proprio mito partendo dai due testi originari, nonostante presentino una storia incompleta. O forse è proprio questa la chiave della fortuna di tale leggenda: l'alone di mistero che circonda la sorte di Atlantide.

Per approfondire:
  • Se volete avere una panoramica sulla mole di testi ispirati alla fascinazione di Atlantide, vi consiglio di leggere il già citato Storia delle terre e dei luoghi leggendari di Eco. Contiene un interessantissimo capitolo che affronta l'argomento, e inoltre è un ottimo libro, direi imperdibile per chi ama miti e leggende.
  • Se volete leggere per intero il Crizia, cliccate QUI.
  • Credits: tutte le immagini usate in questo post sono state tratte da Wikimedia Commons. La traduzione del Crizia proviene da www.miti3000.it e la traduzione del Timeo da Storia delle terre e dei luoghi leggendari.