"Le anime più pure e più pensose sono quelle che amano i colori" (I. Ruskin)

sabato 30 settembre 2017

Perché la Pimpa piace ancora ai bambini?

Perché la Pimpa piace ancora ai bambini?

Se avete figli che guardano il cartone, risponderete: "Perché è la Pimpa, ecco perché!" riprendendo le parole della sigla.

In effetti la Pimpa ha un nome e un design che affascinano subito i bimbi. 

Pimpa: un suono breve, simpatico, che può essere pronunciato anche dai più piccoli.

È disegnata in modo semplice (ma non "tagliato con l'accetta" come Peppa Pig), morbido e dolce. È bianca a pallini rossi. Ha una linguetta che penzola sbarazzina dalla bocca. Insomma, il top del top per i bambini.

Ma non solo. Il suo successo è dato anche dalle storie.

Letti con gli occhi di adulto, i racconti della Pimpa sembrano scritti da qualcuno che si è appena fatto un'abbuffata di funghetti allucinogeni.

Trame bizzarre, surreali fino all'inverosimile.

Ma, per fortuna, i bimbi non hanno i filtri mentali dei grandi.

La forza della Pimpa è che prende elementi della vita di tutti i giorni - una mela, un cappello, un ragno - e li trasporta in un mondo avventure immaginifiche. 
Ecco che la mela caduta dall'albero prende in prestito le ali dal canarino, così può tornare sul suo ramo; il cappello portato via dal vento vola fino in Africa, dove la Pimpa lo raggiunge a bordo di una nuvola; il ragno Peppino tesse i gomitoli colorati per confezionare la nuova giacca dell'Armando.

Il bambino riconosce gli oggetti del suo quotidiano, ma nel contempo soddisfa la sua sete di atmosfere fantasiose e fiabesche.


E anch'io, ogni volta che prendiamo un libro della Pimpa in biblioteca, sono proprio curiosa di scoprire con Irene in quale stramba avventura si è cimentata stavolta la nostra eroina.

lunedì 25 settembre 2017

Cosa guardano i nostri figli: Regal Academy

Cosa succede se mescoliamo "Once upon a time" ed "Harry Potter" senza un preciso senso logico?

Succede che viene fuori "Regal Academy", cartone made in Italy trasmesso su Rai YoYo.

L'ideatore è Iginio Straffi. Vi dice qualcosa? È noto per aver creato quel "capolavoro" (ahahah) dell'animazione chiamato "Winx Club".

Se già le Winx non brillavano per originalità, essendo il tarocco delle "W.I.T.C.H.", Regal Academy non è da meno.

Regal Academy sfrutta l'onda della recente riscoperta delle fiabe in chiave moderna (un movimento che parte da Shrek, passando per i live action Disney e approdando a "Once upon a time"), coniugata col sempreverde Harry Potter.
E, a volerla dire tutta, negli scettri magici che brandiscono i protagonisti c'è pure lo zampino di Sailor Moon.

Ma di cosa parla Regal Academy?
Dei discendenti di Cenerentola, Biancaneve, Rapunzel, Il principe ranocchio ecc. che frequentano un'accademia di magia.

Se la storia non è il massimo dell'innovazione, i disegni come sono?
Devo ammettere che il character design non è male. I personaggi sono piacevoli, così come i costumi e gli animali mitologici e fiabeschi che popolano la Regal Academy.

La qualità dell'animazione, però, è molto scadente. I movimenti sono legnosi e stilizzati.

Il parere di Irene: 

A Irene piace la sigla e si esalta quando vede i draghi. Ma a parte questo, il nulla. Quando non compaiono più i draghi, comincia a chiedere un "atto attone" (altro cartone). Ma del resto ha solo 3 anni, è troppo piccola per questo genere di storia.

Il mio parere:

Non potrete credere a quanto state per leggere.
Perché, a dispetto delle premesse, Regal Academy mi piace.
TA-DAAAN! colpo di scena!
Certo, non non è tra le cose che preferisco vedere, ma se mi imbatto in una puntata in TV la guardo.
Questo perché sono una romanticona senza speranza, quindi gli intrighi amorosi tra i personaggi catturano la mia attenzione.
E poi la protagonista, Rose, mi sta simpatica. All'inizio mi irritava, ma col tempo ho finito per apprezzarne l'ingenua demenzialitá.

Iginio Staffi stavolta si è impegnato un pelo di più ed è riuscito a confezionare un prodotto un po' meno superficiale delle Winx.

Continua così Igino, ce la puoi fare a creare cartoni decenti!

lunedì 18 settembre 2017

Gatto Martino - una storia vera

Oggi vi racconterò la storia del gatto Martino, che sembra una fiaba ma invece è avvenuta realmente!


Martino era il gatto dei genitori di Paolino, che vivono in Veneto. Era il tipico micio furbo e sornione, praticamente irresistibile!

Memorabile è rimasto il giorno in cui il fratello di Paolo guardò un video sul cellulare di un suo amico: mostrava un gatto che tuffava la zampina nel latte, per poi leccarla golosamente.
"Ma questo è il mio gatto!" disse.
E l'amico: "Ma no, è il mio gatto! Viene tutte le mattine a fare colazione da noi!"
E così scoprirono che Martino faceva regolarmente il giro del vicinato per pranzetti extra...

Ma la sera tornava sempre nella sua confortevole cuccia. Fino a che un giorno, quando ormai stava diventando vecchietto, Martino sparì. Lo cercarono dappertutto, ma invano. Non era mai stato via così tanto, probabilmente si era perso...

Dopo diversi mesi, la mamma di Paolo fece un bel sogno, in cui percepiva che Martino stava bene e che viveva in una strada vicino alla loro abitazione. Una volta sveglia, inforcò la bici,  raggiunse quella via... e appisolato su un giardino vide Martino, che le saltò subito in braccio facendo fusa a tutto spiano! Era molto deperito, nonostante le cure della famiglia che l'aveva accolto: in quei mesi gli era passato l'appetito. Ma quando la padroncina lo riportò finalmente a casa fece una super scorpacciata di pappa!
Da quel giorno non si perse più e trascorse tutto il resto della sua vita gattesca nella confortevole casetta dei genitori di Paolo.

Post Scriptum:

Pensate, io e Paolino andiamo in Veneto molto raramente, ormai: di solito 3-4 volte all'anno. Eppure, nel novembre 2012, siamo riusciti ad andare nel momento giusto per dargli l'ultimo saluto. Il giorno dopo la nostra visita, infatti, abbiamo saputo che gatto Martino ci ha lasciati alla ragguardevole età di 16 anni. Erano giorni che non miagolava, ma quando Paolo l'ha accarezzato ha esclamato "MIAO!" con tutte le sue forze.
Caro Martino, ti salutiamo con tanto affetto. Ricorderemo per sempre la tua simpatia!

lunedì 11 settembre 2017

Fiave brevi: il sacro graal

Fiabe brevi, storie da leggere in pochi minuti per farvi volare sulle ali della fantasia!

Oggi vi racconterò…

Il sacro graal



C’era una volta un giovane che amava le avventure e la vita all’aria aperta, così decise di arruolarsi alla corte di re Artù. Non cercava fama e ricchezza, ma solo una vita ricca di avvenimenti.

A quel tempo tutti i paladini del re avevano lo scopo di trovare il Sacro Graal. Così il cavaliere partì alla ricerca del prezioso manufatto.

Si inoltrò in un bosco nero come la pece, in cui si aggiravano pipistrelli grandi come aquile. Ma il nostro eroe amava gli animali insoliti, così lo attraversò senza paura.

Fu invitato a combattere con un gigante a due teste. Ma il nostro eroe amava le sfide, e senza timore lo sconfisse.

Infine, fu ospitato nel castello di una bellissima fata, che gli offrì ogni sorta di ricchezza se avesse accettato di rimanere per sempre con lei. Ma al nostro eroe non interessavano i beni materiali, così rifiutò.

«Messere, avete superato tutte le sfide, laddove gli altri hanno fallito. Come ricompensa, ecco a voi il Sacro Graal» disse la fata.

Davanti agli occhi del cavaliere comparve un vassoio d’argento con sopra la mitica coppa di cristallo.

«Madama, grazie per il pensiero. Ma se porto al re il Sacro Graal le mie avventure finiranno qui, e non avrò più scuse per far finanziare ad Artù i miei viaggi avventurosi. Dunque farò finta di non aver mai visto questo tesoro».

E, davanti agli occhi esterrefatti della fata, il cavaliere se ne andò. Nessuno da allora vide più il Sacro Graal.


La proprietà del racconto è di colorarelavita.blogspot.it

lunedì 4 settembre 2017

Fiabe brevi: La principessa e la rosa

Fiabe brevi, storie da leggere in pochi minuti per farvi volare sulle ali della fantasia!
Oggi vi racconterò…

La principessa e la rosa


C’era una volta una graziosa principessa che promise la sua mano a chi le avesse presentato il dono più bello.

Arrivò il ricco Re del Mare, col mantello trapuntato di perle. Le offrì una collana di rosso corallo.

Arrivò il fastoso Re della Montagna, col mantello ricamato d’argento. Le offrì un anello di oro giallo.

Infine, arrivò il Re della Campagna, che non era molto ricco e in verità si presentò piuttosto male in arnese. Aveva un mantello di cotone grezzo e come dono le offrì una rosa.

«Che regalo banale! Le rose si trovano dappertutto, mentre questa collana è unica: proviene dalla barriera corallina governata da me» disse il Re del Mare.

«Anche questo anello è unico e prezioso – rincarò il Re della Montagna – viene dalla miniera d’oro amministrata da me».

«Principessa, anche questa rosa è unica – spiegò il Re della Campagna – è la Rosa delle Storie. Ogni petalo che verrà sfogliato dalle vostre mani corrisponderà a una storia che io vi narrerò. Draghi, fate, folletti, unicorni e streghe: tutto racchiuso in questa rosa».

«Invero è un regalo interessante – notò la Principessa – eppure ha qualcosa di meno rispetto agli altri doni. L’oro e il corallo durano per sempre, mentre questa rosa tra poco appassirà e io rimarrò senza le sue storie».

«Mia principessa, vi posso assicurare che non è così – la rassicurò il pretendente campagnolo – questa rosa è così bella e profumata da essere stata impollinata da tutte le api del mio regno. Quando appassirà andrò a cogliere le rose nate dai suoi semi e ogni rosa avrà nuovi petali di storie. Le nuove rose daranno vita ad altri fiori magici e così di seguito, per sempre. E la mia voce non si stancherà mai di narrarvi le storie più fantastiche».

Con queste parole convinse la sua bella. Dopo pochi mesi di sposarono e nel loro matrimonio non mancarono mai le storie, né le rose.


La proprietà del racconto è di colorarelavita.blogspot.it